Enrico Steidler
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“Carogne” e dintorni: Prandelli vuole curare il male, ma la terapia non serve

“Se continuiamo così, la Fifa o l’Uefa ci fermeranno. La strada è quella del dialogo” – sostiene il ct della nazionale – “non dell’aut-aut”. Ma è proprio perché abbiamo dialogato, e soltanto dialogato, che siamo ridotti così.

“Carogne” e dintorni: Prandelli vuole curare il male, ma la terapia non serve
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Dove porta la strada lastricata di buone intenzioni si sa, e noi italiani l’abbiamo percorsa milioni di volte. Sappiamo anche, per esperienza vissuta, che arriva sempre il momento in cui le parole si svuotano di significato, che sono solo controproducenti, e che a parlare devono essere i fatti. Però siamo italiani, la determinazione non è la nostra prima virtù, e quasi mai al ringhio segue il morso. E’ ora di finirla! Ma…parliamone… Ecco come vanno a finire – 9 volte su 10 – i nostri slanci più ferrei, e anche il ct degli azzurri Cesare Prandelli sembra muoversi nel solco di questa sterile tradizione tricolore.

L'incontro al vertice fra i rappresentanti dello Stato e Genny "a carogna"

L’incontro al vertice fra i rappresentanti dello Stato e Genny “a carogna”

CHI BEN COMINCIA…“Non dobbiamo far finta di nulla” – esordisce Prandelli ingranando la marcia giusta“quando Capello parlò di calcio in mano agli ultrà probabilmente voleva essere da stimolo. Gli stadi devono essere luoghi di aggregazione propositiva, non di pseudo-minacce. Da anni diciamo di evitare i contatti fra i calciatori e i tifosi delle curve” – prosegue Prandelli dai microfoni di Radio Anch’io alludendo al dialogo fra il capitano del Napoli Marek Hamsik e Genny ‘a carogna“L’ho sempre detto che il protagonista del calcio è il gioco, l’evento, non sono gli spettatori. I fischi all’inno di Mameli mi hanno amareggiato, intristito, ma credo fossero fischi legati alla tensione accumulata, per le notizie che arrivavano, dopo gli incidenti del pomeriggio. Nei fischi all’inno non c’è niente di civile.

NON PUO’ INTERROMPERSI A META’ …“La realtà rispecchia il Paese” – aggiunge poi il ct prima di cadere in contraddizione e di ridimensionare sul nascere i buoni propositi – “e il calcio fa da cassa di risonanza in tutto il mondo di una situazione che non ci rappresenta. (!?) Quando ho visto i problemi che hanno avuto i tifosi della Lazio in Polonia mi chiesero cosa ne pensavo, e io risposi che prima o poi qualcuno ci fermerà. E’ brutto dirlo, ma noi italiani abbiamo bisogno di toccare il fondo, di essere governati e indirizzati. In questo momento abbiamo bisogno di una grande riflessione, che coinvolga tutto il Paese, altrimenti la Fifa o l’Uefa ci fermeranno, come hanno fatto con gli inglesi. La strada” – conclude Prandelli finendo…fuori strada – è quella del dialogo, non dell’aut-aut”.

PAROLE, PAROLE, PAROLE – Sì. Gli italiani hanno bisogno di essere indirizzati (leggi educati) e governati, e questo pur sapendo benissimo che le celebri parole di Mussolini (“Governare gli italiani non è difficile, è inutile”) non hanno perso un briciolo della loro attualità e la dicono lunga sulla difficoltà del compito assegnato. E’ anche vero, ed “è brutto dirlo”, che “abbiamo bisogno di toccare il fondo, e che sabato sera all’Olimpico abbiamo cominciato a scavare. Ok. Ma è con il dialogo che pensiamo di risolvere questa piaga nazionale? E’ con le aspirine che si cura la polmonite? Sono decenni che dialoghiamo tanto e sanzioniamo poco e male, e il bla-bla, le tavole rotonde e i compromessi hanno fatto il loro tempo da quel dì.

TABULA RASA – Ora è venuto il momento di passare all’azione, e questa parola, nel nostro caso, ha un solo significato: fare piazza pulita e una volta per tutte degli ultrà, dei loro striscioni, dei loro cori infami, dei loro neuroni allo sbaraglio e di tutti quegli annessi e connessi (bombe carta, fumogeni, agguati, accoltellamenti, ecc.) che purtroppo – caro Prandelli – ci rappresentano in pieno. Vogliamo garantirci un futuro? E allora bonifichiamo il presente, e non esistono bubboni estirpabili a parole. Qui ci vuole il bisturi, come cura, e le manette come convalescenza. Solo quando certa gente sarà sparita per sempre i nostri stadi potranno diventare un luogo di aggregazione positiva”, certamente non prima. Altrimenti, la nostra reazione resterà confinata ai buoni propositi, e si ridurrà a premessa dei soliti tarallucci, del solito vino, e del solito sangue.

Enrico Steidler

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