Jacopo Gino
No Comments

1984-2014: 30 anni dopo la Serie A torna nell’anonimato

Prendere spunto dal celebre discorso di Al Pacino in "Ogni maledetta domenica" per ripartire, uniti, verso la rinascita della Serie A

1984-2014: 30 anni dopo la Serie A torna nell’anonimato
Decrease Font Size Increase Font Size Text Size Print This Page

La serata di ieri ha sancito l’ennesima sconfitta europea per il calcio italiano: la Juventus è stata eliminata dal Benfica nelle semifinali di Europa League, ma soprattutto il Portogallo ha superato l’Italia nel ranking Uefa, condannando il Bel Paese al quinto posto nella classifica europea dei campionati più competitivi. Urge una rivoluzione, che parta dai piani alti della Figc e veda uniti tutti i club della nostra serie A, perché uniti si vince, divisi si crolla. Prendendo spunto dal celebre discorso di Al Pacino in “Ogni maledetta domenica”, analizziamo da dove si può ripartire per riportare il campionato nostrano ai livelli che merita.

Llorente e Tevez, nuove stelle della nostra serie A

Llorente e Tevez, nuove stelle della nostra serie A

“O risorgiamo come squadra o cederemo un centimetro alla volta…” – L’unità. E’ il primo dei nostri problemi, non solo calcistici, che non ci permette di sfruttare al massimo il potenziale di cui disponiamo. Manca l’orgoglio nazionale, siamo vittime dei campanilismi che alla lunga ci portano all’autodistruzione. Ebbene sì, aprendo ieri i social network più popolari mi sarei aspettato di leggere qualche commento sul sorpasso che l’Italia ha subito dal Portogallo, e invece no: solo tantissimi tifosi non-juventini che esultavano per la vittoria del Benfica e qualche tifoso bianconero a sottolineare che la predica arriva da un pulpito che è ormai sprofondato nel fango, in delle sabbie mobili da cui è difficile uscire. Per quanto possa essere difficile e scomodo, bisogna unire le forze e contrastare i campionati esteri che vanno spediti, ricchi di campioni e buone idee.

“Siamo all’inferno adesso signori miei, credetemi…” – Eh sì, il quinto posto nella classifica europea è un onta da lavare al più presto, anche perché dietro Francia e Russia spingono, forti dei milioni dei grandi magnati. La Serie A è in crisi, la Juventus, con una squadra tutto sommato normale fa il vuoto dietro di sè in Italia ma crolla miseramente in Europa contro squadre di secondo piano. Non avendo milioni da buttare come i principali team europei, dobbiamo farci avanti con le idee, copiando anche dai progetti vincenti delle altre nazioni.

“E possiamo rimanerci farci prendere a schiaffi oppure aprirci la strada lottando verso la luce” – Meglio la seconda ipotesi, decisamente. Ma come fare? Beretta e Abete hanno aperto uno spiraglio interessante, riportare la Serie A a 18 squadre: l’idea sarà argomento di discussione nella prossima riunione di maggio in Lega, l’ipotesi è concreta e permetterebbe di creare un campionato più competitivo e solido, pronto per la rinascita a livello internazionale. Altra idea è la creazione di squadre B, su modello del campionato spagnolo, per permettere ai giovani talenti di avere più spazio e potersi affacciare senza troppe pressioni al calcio dei grandi. Infine gli stadi: argomento inflazionatissimo in Italia da diversi anni, ma sono poche le società che si stanno muovendo. Eccezion fatta per la Juventus, che ha l’impianto di proprietà dalla stagione 2011-2012, solo Udinese e Roma hanno fatto partire i lavori. Il Milan ha manifestato l’interesse per l’area Expo 2015, l’Inter progetta di modernizzare San Siro, il Palermo è pronto a rottamare il Barbera e anche la Lazio sta muovendo i primi passi in questa direzione. Con le nuove strutture arriveranno capitali importanti, da investire direttamente sul mercato e sullo sviluppo delle nostre squadre.

“Perciò o noi risorgiamo adesso, come collettivo, o saremo annientati individualmente. E’ il football ragazzi, è tutto qui. Allora, che cosa volete fare?”

Jacopo Gino

Share Button

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *