Davide Luciani
No Comments

Ranking Uefa a picco: tutti i motivi della crisi del calcio italiano

L'Italia è ormai una periferia dell'Europa che conta, come dimostrano le figuracce cui sono andate incontro Udinese, Milan, Juventus, Napoli e Lazio quest'anno

Ranking Uefa a picco: tutti i motivi della crisi del calcio italiano
Decrease Font Size Increase Font Size Text Size Print This Page
Antonio Conte, la sua Juventus simbolo dell'Italia piccola piccola in Europa

Antonio Conte, la sua Juventus simbolo dell’Italia piccola piccola in Europa

L’eliminazione della Juventus da parte del Benfica è solo l’ultimo atto di una discesa senza fine del calcio italiano. Nessuno come i bianconeri rappresenta meglio, come ormai la serie A e le sue squadre siano una periferia del calcio europeo. Il modo con cui la squadra di Conte ha affrontato questo impegno, cioè quasi fosse un fastidio, la dice lunga su quanto la visione italiana del calcio sia ristretta.

SERIE A DI BASSO LIVELLO – Può una squadra che fa 93 punti in campionato, con la prospettiva di arrivare al mostruoso punteggio di 102, uscire dai gironi di Champions e non riuscire ad arrivare alla finale casalinga di Europa League? E può l’attuale terza forza della serie A, uscire agli ottavi contro il modestissimo Porto di quest’anno? Certo che si può se il campionato dove giocano le italiane è di basso livello. Questa è la verità. La serie A è passato da “campionato più bello del mondo” a “campionato provinciale”, torneo dove il tasso tecnico è sceso in picchiata. Del resto, basta vedere la storia della serie A di quest’anno per rendersene conto. Le posizioni di Napoli, Fiorentina e Inter si sono cristallizzate da tempo, nonostante queste tre squadre abbiano fatto gironi di ritorno mediocri collezionando  rispettivamente 27, 24 e 25 punti. Questi sono numeri da squadre che puntano ad una tranquilla salvezza non certo di corazzate che dovrebbero lottare per l’Europa!

PRIMO NON PRENDERLE – La verità è che le italiane vanno tutte in campo con in testa il motto “meglio due feriti che un morto” e questo atteggiamento viene ridicolizzato in Europa. Ormai solo in Italia c’è questo atteggiamento distruttivo. Nel resto dell’Europa, tutte le squadre cercano di giocare a costo di fare figuracce. Si spiegano così exploit come quelli del Basilea (semifinalista di Europa League lo scorso anno, eliminato nei quarti quest’anno, dopo che, nei gironi di Champions ha battuto due volte su due il Chelsea) o il fatto che squadre danesi e turche (e Juve e Lazio ne sanno qualcosa) siano diventate tanto rognose da affrontare. L’Italia è l’unica nazione dove il 3-5-2 viene considerato un modulo innovativo, invece che un deciso passo indietro dal punto di vista tattico, simbolo di paura e di incapacità di costruire gioco. E così l’Europa ci deride.

ORA TOCCA ALLA FRANCIA – Non sembra ci sia fine alla discesa dell’Italia in Europa. La doppia eliminazione di Lazio e Juventus ad opera di Porto e Benfica ha fatto scivolare l’Italia al quinto posto del ranking Uefa, mai così in basso dal 1984. Continuando di questo passo la Francia potrà superarci nel giro di due anni. Intanto l’anno prossimo l’Italia perderà il paracadute del trionfo dell’Inter nella Champions 2010. Con il passo che le italiane tengono in Europa,  non ci vorrà molto prima che squadre come Paris Saint Germain o Monaco, rinforzate da soldi di arabi e russi, piazzino un colpo europeo, mentre in Italia Juventus, Roma, Napoli, Fiorentina e Inter (con il Milan in fase totale di ricostruzione) non sembrano essere competitivi, almeno non con l’atteggiamento tenuto quest’anno del “primo non prenderle”.  

SERVE UNA RIVOLUZIONE – Occorre una rivoluzione dal punto di vista tattico e mentale per invertire la rotta. Quest’anno il calcio iberico ha piazzato quattro squadre in finale tra Spagna (tre) e Portogallo (uno). L’anno scorso in Champions si è assistito ad un derby tedesco ed in Europa League ad una sfida Inghilterra-Portogallo. Due anni fa vi fu la sfida tra Inghilterra e Germania in Champions ed un altro derby spagnolo in Europa League. In tutto ciò nessuna italiana arrivò neanche in semifinale. Invece di discutere di errori arbitrali e fare sterili polemiche, i nostri club farebbero bene a rimboccarsi le maniche e a dare vita ad una ricostruzione, tecnica, tattica e mentale del nostro calcio perchè i danni che stanno creando non sono solo a livello d’immagine, ma anche economico e questo significa sempre meno campioni, sempre meno spettacolo e sempre più figuracce.

Davide Luciani

Share Button

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *