Enrico Steidler
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Napoli “roccaforte della mafia”: il Guardian nella bufera per aver detto la verità

Se il Napoli vuole Welbeck, scrive un cronista del Guardian citando “Il Padrino”, “dovrà fare una di quelle offerte che non si possono rifiutare”

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Dal calciomercato al caso diplomatico il passo, a volte, è molto breve. Ne sa qualcosa Barry Glendenning, cronista sportivo del Guardian, finito nell’occhio del ciclone per una frase del suo articolo dedicato a Danny Welbeck, il ventitreenne attaccante del Manchester United corteggiato da due top club di Premier League e dagli Azzurri di Rafa Benitez. “Il ds del Napoli Riccardo Bigon – scrive Glendenning a proposito delle avance partenopee – ha fatto sapere all’agente di Welbeck di essere interessato al suo assistito, ma con Everton e Tottenham a loro volta sulle tracce del giocatore, il club che rappresenta una delle città italiane roccaforti della mafia ecco il passaggio incriminato – dovrà fare una di quelle offerte che non si possono rifiutare (stesse parole, nota bene, di un celebre dialogo del film “Il Padrino”).

Le parole incriminate dell'articolo di Barry Glendenning

Le parole incriminate dell’articolo di Barry Glendenning

INDIGNAZIONE PAVLOVIANA – La matematica non è un’opinione, dicono, ma le lingue straniere – evidentemente – . Molti, infatti (fra cui il Sole 24 ore), hanno visto nella roccaforte della mafia (“the club from one of Italy’s mafia strongholds”) un esplicito riferimento alla società guidata da De Laurentiis e non (come pare ovvio) alla città. La cosa curiosa però, a tale riguardo, è che la prima reazione dei media italiani è esattamente la stessa. Che si tratti di affermazione sconsiderata e da codice penale o di banale constatazione non fa alcuna differenza per loro, e come un sol uomo ora tutti gridano “vergogna!” Quello di Glendenning, scrivono allineati e corretti copia-incollando il pensiero, è un attacco pesante e gratuito, un vile affondo, una presa di posizione pazzesca e decisamente inopportuna, una clamorosa gaffe, ecc., ecc., in particolar modo – sottolineano in molti – se si considera che è un semplice articolo di calciomercato (!) Di più: le parole del cronista inglese, colpevole di aver danneggiato l’immagine di un’intera città, non sono altro che un luogo comune, un insopportabile pregiudizio.

WHAT, PLEASE? – Un luogo comune? Ma che, scherziamo? Glendenning scrive che Napoli è una roccaforte della mafia: ah, perché, non è così? Sta forse dicendo cose non corrispondenti al vero? Ci sta forse calunniando? La camorra, evidentemente, è la piaga infetta del Kent, secondo i nostri indignados, e Scampia è un sobborgo di Birmingham.  I quartieri spagnoli? Un problema di Manchester. E i morti ammazzati per strada? Forse la polizia di Liverpool sta sottovalutando il problema. E già…Come osa, poi, questo arrogante scribacchino d’oltremanica, infangare la cristallina immagine del capoluogo campano in un semplice articolo di calciomercato? Lo sanno tutti che gli scippi e i furti subiti dai giocatori (e mogli, fidanzate, agenti, ecc.) sono un fenomeno molto diffuso sulle rive del Tamigi, mica a Napoli, e quindi perché parlarne? Insomma, davvero un attacco gratuito e diffamatorio, non c’è che dire…

CREDERE, OBBEDIRE, CENSURARE – Ora, forse Glendenning non ha particolare simpatia per il nostro Belpaese, e forse ancor meno per Napoli e per gli Azzurri: ma…e con ciò? Il punto, in questa vicenda, è uno e uno soltanto: è vero quello che dice oppure no? Napoli è una roccaforte della mafia (è chiaro che mafia o camorra non fa alcuna differenza), o si tratta di una volgare diffamazione? Ma dai, lo sappiamo tutti che è vero, e allora perché i nostri organi di informazione reagiscono come se fosse falso? Perché questa levata di scudi collettiva, questo coro mediatico così compatto? Sembra la stampa di un Paese libero, la nostra, o ricorda piuttosto quella di un’oscura dittatura caraibica?

E quanti anni ci vorranno, in fondo, per debellare la mafia in un Paese così?

Enrico Steidler

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7 Responses to Napoli “roccaforte della mafia”: il Guardian nella bufera per aver detto la verità

  1. Christian Cologno 1 maggio 2014 at 21:36

    Caro Enrico, probabilmente non si rende conto che è stato lei il primo a travisare il motivo di reazioni tanto veementi. Sì, non c’è dubbio che Napoli sia la patria della camorra (che non è la mafia anche se sempre di criminalità organizzata si parla, ma questo sta a testimoniare la poca conoscenza del problema da parte del giornalista alla ricerca della battuta arguta).
    Il problema qui è il contesto e il messaggio che si vuole lanciare. Il luogo comune è ciò che si propone di incastrare qualcosa (in questo caso l’immagine di una città e dei suoi abitanti) in una definizione monodimensionale e spregiativa. Tanto più se usato gratuitamente in un contesto assolutamente estraneo come una notizia di calciomercato. Ebbene sì, contribuire ad associare un intero popolo continuamente ad un cancro presente, ma cui certamente non appartiene la totalità dei Napoletani, è motivo di indignazione, soprattutto per chi lotta ogni giorno con il sudore, l’impegno e lo studio, per liberarsi da fastidiose etichette e pregiudizi.
    E non fa una gaffe “il Sole” ad associare l’insulto alla società calcistica partenopea: il porre quella frase in quel contesto non è altro che un subdolo e implicito collegamento alla squadra stessa.
    Fa ancora più rabbia sentire queste frasi da chi candidamente afferma di non sapere assolutamente nulla della città di cui parla, e che a chi gli chiede se conosca Napoli, risponde con la maturità di un lattante “il set di Gomorra”.
    Sembra che nel suo articolo trapeli l’idea che poiché a Napoli esiste questo problema, è lecito farne la bandiera ufficiale della città, e che evidentemente il resto del mondo è perfetto visto che una cosa simile non va fatta per nessun altro luogo (e non credo che il 100% della criminalità mondiale sia concentrato a Napoli).
    Chiudo con una domanda: se il suo nome fosse costantemente associato a qualcosa di orrendo per quanto vero, nonostante lei in realtà non vi abbia nulla a che fare, come si sentirebbe?
    Un caro saluto.

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    • Enrico Steidler 2 maggio 2014 at 13:23

      Caro Christian, Glendenning ha scritto che Napoli è una roccaforte della mafia (nel senso di criminalità organizzata), ed è vero. Punto. Non ha scritto, sia chiaro, che tutti i napoletani sono camorristi (solo un pazzo o un idiota può sostenere una cosa del genere), e non c’è alcun motivo valido, concreto, reale per pensare che volesse etichettare come “mafiosa” un’intera collettività umana, infangando, di riflesso, anche l’immagine della società guidata da De Laurentiis. Lei la pensa così, io no, e di “monodimensionale e spregiativa” – in questa mediocre vicenda – vedo solo la reazione dei media italiani. Ora: un popolo ricco di storia e di cultura come quello colombiano è costretto a convivere da decenni con il luogo comune (in ogni angolo del globo) della cocaina e dei narcotrafficanti, e di sicuro tutto ciò – pur essendo “ingiusto” per milioni e milioni di persone oneste – è inevitabile. Tuttavia, censurare il parigino, il newyorkese o il napoletano perché associano quasi “istintivamente” la Colombia a Pablo Escobar non ha molto senso, perché al luogo comune corrisponde un “luogo reale”, reale e molto più conosciuto di qualsiasi museo o attrattiva turistica. Ed è proprio questo luogo reale il primo e più urgente problema di Napoli e del Paese che le sta intorno. Eliminiamo il luogo reale, e sparirà anche quello comune.

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  2. Verina Veritas 2 maggio 2014 at 2:09

    Quel che trovo diffamatorio, a mio dire, è che si parli in modo pregiudizievole di un qualcosa di cui si ha conoscenza solo per ‘sentito dire’. Da napoletana, mio caro Enrico, mi permetto di darti del tu per la professionalità che ci lega e probabilmente anche per l’età, io mi sento non solo ‘offesa’ e ‘diffamata’ ma soprattutto delusa dal modo di fare informazione, sia nel nostro paese che all’estero. A quanto pare tu non sei di Napoli (probabilmente del profondo nord), si denota non solo dai luoghi comuni che hai utilizzato (tutti in un unico paragrafo e per questo meriti un plauso, ho trovato raramente cotanta ‘pochezza’ in pochissime righe -scusa il gioco di parole-) ma anche dalla leggerezza con la quale hai buttato lì, delle zone ‘famose’ della città di Partenope (ah si, la nostra città è anche citata in più di un capolavoro letterario), in cui sono certa Tu non abbia mai messo piede (se l’hai fatto non hai avuto la giusta guida). Seppure come in ogni città anche in quella di Napoli ci sono delle pecche, per le quali è erroneamente citata e ricordata in tutto il mondo, per volontà complottista di qualunque mezzo di comunicazione, si dovrebbe iniziare a cambiar registro e smettere di servire padroni che non ci permettono di far bene il nostro mestiere. Ti invito dunque, a raggiungermi a Napoli (ti ospito volentieri) e mi premurerò di fartela visitare in ogni angolo (bello e brutto), ti farò fare un tuffo nel passato e nella poesia di questa splendida città che non ha solo la camorra (e non la mafia). Solo allora potrai riscrivere un articolo (ben diverso da questo) sulla mia città! A volte ringrazio il cielo di esser nata Napoletana e di possedere il dono del campanilismo!

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    • Enrico Steidler 2 maggio 2014 at 17:06

      Cara collega, ebbene sì: sono del “profondo nord”, ma conosco (anche se non bene come vorrei) la tua bellissima città, così come conosco parecchi napoletani che non la pensano come te, e che non sono altrettanto indulgenti nei confronti di Partenope e di certi suoi “vizi capitali”. Pur amandola visceralmente, come è ovvio e giusto che sia, e pur essendo ben consapevoli delle meraviglie che è in grado di offrire, essi non credono che Napoli sia citata “erroneamente” a causa della camorra (e delle tragedie umane e sociali annesse e connesse), e a loro giudizio – che può essere sbagliato ma non è di certo un “pregiudizio” – la città ha scarse prospettive se non cambia, almeno in parte, la sua “forma mentis”. Evidentemente, per te, questi napoletani non sono le “guide giuste”, ma la loro opinione è anche la mia. Tutto qui. Ti ringrazio molto per l’invito (chissà, magari quest’estate…) e…continua a seguirci!
      PS: Il campanilismo non è una prerogativa dei napoletani, ma di ogni…campanile, in questo nostro Paese “diviso e litigioso” (così ci dipingono sempre all’estero per colpa di una stampa complottista e asservita a biechi padroni…ah, che insopportabile calunnia, vero? Maledetti luoghi comuni…). E più che un “dono”, io lo definirei un “pacco”.

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  3. Aga 2 maggio 2014 at 3:21

    Enrico Steidler per toglierti dall’impaccio ti lancio gentilmente una banana: sbucciala e mangiala! 😉

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  4. Christian Cologno 3 maggio 2014 at 1:02

    Caro Enrico, la ringrazio innanzitutto per la risposta articolata e mi fa piacere poter intrattenere una discussione civile e serena nonostante pareri molto discordanti. E mi creda, le nostre opinioni trovano più di un punto d’incontro. Sono il primo a non sopportare le persone che fanno di un malato vittimismo il loro stile di vita, e preferiscono restare con le mani in mano aspettando gli eventi, e allo stesso tempo pretendendo di esser loro riconosciuto un rispetto che non hanno guadagnato. E ne ho incontrate tante di queste persone nella mia città. Sono tra i critici più feroci di Napoli e dei Napoletani, proprio perché mi stanno particolarmente a cuore. Allo stesso tempo, concentro tutte le mie energie al fine di migliorare la mia persona e ciò che mi sta intorno, e mi accompagnano numerosi miei concittadini, alcuni dei quali mi par di capire lei abbia già incontrato. Io il mio “luogo reale”, nella mia piccola sfera di azione quotidiana, lo sconfiggo ed elimino con costanza, attraverso l’onestà e l’impegno. A seguire il suo ragionamento, si cade in contraddizione: se è inevitabile associare Napoli “istintivamente” al degrado, a cosa servirebbero dunque gli sforzi profusi dai singoli per evitare proprio questa situazione? Sono proprio questi sforzi ad essere rinnegati costantemente, in primo luogo dai media italiani, che solitamente poco fanno per l’immagine di Napoli (e mi viene da sorridere leggendo che lei li accusa proprio del contrario).
    Le faccio un esempio (ovviamente assolutamente inverosimile): se un suo amico si rivelasse essere un serial killer, riterrebbe inevitabile per lei trascorrere tutta la sua vita conosciuto esclusivamente come “l’amico del serial killer”, ed essere così apostrofato in qualsiasi situazione, a dispetto di tutte le dimostrazioni di integrità e onestà mostrate?
    La cosa da fare non è negare il problema: tutt’altro; negare la realtà è sempre sbagliato. La realtà va affermata nei suoi aspetti buoni e in quelli cattivi, senza privilegiare nessuno di questi. E mi perdoni, ma se nel bel mezzo di un trafiletto, tra l’altro piccolissimo, che di tutto parla tranne che di camorra, un giornalista che nulla sa di ciò di cui sta parlando fa un superfluo riferimento alla criminalità organizzata, beh, questo per me è identificare la città, nella sua totalità, con questo suo tumore. I luoghi comuni si sconfiggono non solo dall’interno, vanno attaccati da entrambi i lati.
    Se di un cubo di Rubik riusciamo a vedere un solo colore, non concorda con me che è un rompicapo irrisolvibile?
    Ancora un saluto cordiale

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    • Enrico Steidler 6 maggio 2014 at 11:18

      Caro Christian, gli sforzi delle persone perbene – che fortunatamente a Napoli sono tante, tantissime – servono proprio a ridimensionare il luogo reale e al tempo stesso quello comune. Tuttavia, se è ancora “istintivo” un po’ ovunque associare Napoli (e la Colombia) alla criminalità organizzata è perché quest’ultima è ancora fortemente radicata sul territorio e tragicamente operativa. Questo non rinnega affatto, né rende vano, il suo/vostro sforzo, anzi, ma la strada da percorrere è ancora molto lunga e piena di difficoltà. Venendo al suo esempio del serial killer, la mia opinione è che ciò che riguarda le “collettività” (siano esse popoli o città) non vale per i singoli individui, o vale solo fino a un certo punto, e credo che Napoli dovrebbe seguire l’esempio del Bronx, il quartiere sinonimo planetario di “ghetto” e di “violenza” fino a trent’anni fa e oggi quasi riabilitato agli occhi del mondo grazie a un “cambiamento di rotta” tanto brusco quanto provvidenziale. Ci sono voluti anni e anni, in realtà, ma oggi di quel vecchio suburbio – e di quel vecchio luogo comune – è rimasto ben poco. Quello che conta, in fondo, è distinguere ciò che è vero (Napoli è una roccaforte della camorra) da ciò che è non solo falso, ma idiota e delirante (tutti i napoletani/colombiani sono più o meno malavitosi), e nell’articolo di Glendenning io non vedo alcuna falsità né il benché minimo accesso di follia. Certo, il riferimento alla “mafia” di Napoli in un trafiletto di calciomercato può sembrare un po’ “provocatorio” (così come l’ironia, azzeccata, sull’offerta “che non può essere rifiutata”) ma deve essere accettato. Rattristarsi è lecito e comprensibile, irritarsi pure, indignarsi no, non ha alcun senso, e la lettera indirizzata dal Napoli Calcio al Guardian, sotto questo aspetto, è un magistrale esempio di come NON ci si deve comportare in simili frangenti. Lei ha non una ma mille ragioni quando censura quelle “persone che fanno di un malato vittimismo il loro stile di vita” e identifica nel loro atteggiamento uno dei mali più virulenti di Napoli, ed è proprio per questo che l’indignazione di molti suoi concittadini è fuori luogo: sa un po’ (tanto) di vittimismo, infatti, e la “traiettoria” delle loro invettive è identica a quella dei boomerang.
      La ringrazio per la sua cortese lettera e ricambio i saluti con altrettanta cordialità.

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