Davide Luciani
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Reja e Ventura, quando l’esperienza paga

Reja e Ventura sono riusciti a rivitalizzare molti giocatori di Lazio e Torino che, per ragioni diverse, non venivano da periodi esaltanti

Reja e Ventura, quando l’esperienza paga
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Ventura, sta portando il Torino oltre ogni immaginazione

Ventura sta portando il Torino oltre ogni immaginazione

Reja e Ventura stanno trascinando Lazio e Torino verso l’Europa. Alla fine uno solo dei due tecnici centrerà l’obiettivo, o magari nessuno dei due ce la farà, però a entrambi va riconosciuto un merito: aver spremuto il massimo da rose non eccelse. La stagione di Lazio e Torino è merito della cura di questi due tecnici vecchio stampo, che, in base alla moda vigente, andrebbero “rottamati”, ma che, invece, dimostrano di poter dare ancora parecchie lezioni a colleghi più giovani.

DUE MIRACOLI – Entrambi stanno compiendo due autentici miracoli calcistici se si pensa alle difficoltà che hanno dovuto affrontare. Reja è tornato alla Lazio, prendendo una squadra depressa dalla gestione Petkovic e che non vinceva fuori casa da un anno. Il tecnico friulano, inoltre, ha dovuto fare a meno di Klose, il bomber della squadra , in pratica per tutta la stagione. Nonostante ciò, la Lazio, è in piena europa e, sotto la gestione di Reja ha vinto fuori casa 5 gare su 9.  Ventura, invece, con una rosa costruita per salvarsi, ha messo su una squadra in grado di giocarsela con tutti, dando spettacolo. Il tecnico genovese ha saputo reinventarsi, abbandonando il 4-2-4 che tante soddisfazioni gli aveva dato in questi anni, e passando ad un 3-5-2, o 3-4-1-2, per esaltare le caratteristiche dei propri interpreti.

GIOCATORI RIVALUTATI – Candreva, Mauri, Cerci e Immobile sono solo quattro dei giocatori rivalutati dai due tecnici. Candreva, sotto la gestione Reja ha compiuto il definitivo salto di qualità, trasformandosi in centrocampista totale e trasformandosi in stella di prima grandezza della serie A. Mauri, che veniva da un periodo buio, causa vicende giudiziarie, è stato reinventato da Reja “falso nove”, diventando decisivo con gol e assist. Ventura, invece, ha trasformato Cerci e Immobile da eterni incompiuti in due attaccanti letali. L’ex ala della Fiorentina, sotto la gestione di Ventura, si è trasformato quest’anno in una seconda punta letale, in grado di colpire da ogni posizione. Su Immobile, invece, è stato fatto un lento lavoro psicologico. Il ragazzo aveva perso fiducia nei propri mezzi, dopo la travagliata esperienza con il Genoa. Ventura lo ha lentamente ricostruito e ne è stato ripagato con un girone di ritorno sontuoso.

INTELLIGENZA TATTICA E CORAGGIO – Ciò che Reja e Ventura possono insegnare ai loro colleghi più giovani è che i moduli non sono un dogma, ma ciò che conta è l’atteggiamento di squadra e che non serve a nulla piangersi addosso per gli infortuni, come fanno tanti colleghi strapagati. Reja, come detto, pur senza punte, ha costruito una squadra in grado di fare molto male, quando attacca e ha avuto il coraggio di lanciare in pianta stabile Keita, usato con il contagocce da Petkovic. Ventura ha dovuto fare i conti con la “maledizione dell’ala sinistra”, ruolo in cui, quest’anno, sio sono alternati in molti. Alla fine, ha impostato la squadra schierando un terzino destro a sinistra (Darmian) e trasformado un centrale in ala destra (Maksimovic).  Per questo, anche se non hanno grosso appeal, Reja e Ventura si dimostrano tecnici tutt’altro che sprovveduti e impreparati.  Lazio e Torino potrebbero entrambe rimanere fuori dall’Europa, ma questo non cancellerà quanto di buono fatto vedere quest’anno, dalle due squadre sotto la gestione di due “grandi vecchi” che si sono dimostrati più giovani, intelligenti e competenti di tanti loro colleghi.

Davide Luciani

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