Jacopo Rosin
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Le stelle del Giappone: Honda e Kagawa, la tecnica al servizio della tattica

Al milanista Honda le chiavi del gioco dei Blue Samurai, a Kagawa il compito di illuminare l'attacco di un Giappone che può sorprendere

Le stelle del Giappone: Honda e Kagawa, la tecnica al servizio della tattica
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Questo potrebbe essere l’anno della svolta per il Giappone di Zaccheroni, mai arrivato oltre gli Ottavi di finale nei Mondiali fin qui disputati. Per un paese che ha scoperto il calcio da poco, anche grazie al mitico anime di Holly & Benji, i progressi negli ultimi tempi sono stati importanti ed evidenti; basti pensare alla diffusione in Europa di giocatori nipponici avvenuta negli ultimi anni (Nagatomo, Morimoto, Yoshida, Uchida, ecc), non male per una cultura calcistica che ha un campionato, la J-League, nato ufficialmente solo nel 1992. I fattori principali di questa ottima escalation sono la grande disciplina tattica e il notevole dinamismo fisico: la prima esibita anche grazie ai requisiti culturali della società nipponica che vede l’impegno e il lavoro in cima alla catena educativa; la seconda che permette un gioco veloce e a ritmi molto alti.

KEISUKE HONDA – L’ANIMA DEI BLU SAMURAI

Ex VVV-Venlo e CSKA Moska, passato a gennaio al Milan, il trequartista nipponico si è scontrato con un campionato sicuramente molto più difficile di quelli provati in precedenza. Tra J-League, Olanda e Russia si può dire che la Serie A sia il vero banco di prova per quello che in patria è considerato l’idolo di casa. Nel periodo non certo rose e fiori dei rossoneri, Honda era arrivato nella diffidenza del popolo milanista solitamente di bocca molto buona, anche per colpa di quel numero 10 che aumenta notevolmente le aspettative. Non aveva iniziato la sua esperienza italiana nel migliore dei modi, anche perchè schierato largo sulla fascia, in una posizione propriamente non sua, ma lui si è messo al servizio della squadra, da buon nipponico, accrescendo l’importanza nei piani tecnico-tattici di Seedorf, che ora lo considera un titolare. Nella Nazionale è colui che possiede le chiavi del gioco. Con Yasuhito Endō, record-man di gettoni in maglia blue, forma la coppia centrale di centrocampo e tutto il gioco dei giapponesi passa da loro. Pur giocando lontano dalla porta avversaria, Honda ha segnato 20 gol in 53 presenze, anche grazie ai calci da fermo, una sua grande abilità.

Honda e Kagawa con la maglia del Giappone

Honda e Kagawa con la maglia del Giappone

SHINJI KAGAWA – L’EREDE DI HOLLY – É il fantasista del Manchester United a portare l’eredità del campione dei cartoni animati. Il numero 10 del Giappone è lui, con la sua fantasia e la sua tecnica rende il reparto offensivo molto più imprevedibile. I suoi compiti nelle tattiche di Zaccheroni sono di rendersi pericoloso con i suoi micidiali inserimenti, con e senza palla, di essere il punto di riferimento per la manovra offensiva e di imbeccare il più possibile il bomber del Mainz Okazaki, 38 gol in 73 presenze con la Nazionale. Quest’anno allo United, Shinji non ha attreversato un periodo esaltante: una stagione difficile con Moyes che non l’ha utilizzato spesso, come solitamente faceva il predecessore Ferguson. Il Mondiale per Kagawa può costituire un ottimo palcoscenico per dimostrare ulteriormente al prossimo tecnico dei Red Devils di cosa è capace il giocatore più pagato della storia nipponica: 21 milioni di Euro nell’estate del 2012.

Jacopo Rosin (@JacopoRosin)

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