Jacopo Rosin
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Dani Alves e la banana anti-razzismo

Durante Villareal-Barcellona viene lanciata una banana a Dani Alves come contestazione razzista; lui però la prende e se la mangia

Dani Alves e la banana anti-razzismo
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Dopo la testa di Maiale che venne lanciata dai tifosi del Barcellona a Luis Figo, reo di essersi vendut0 ai rivali del Real Madrid, in Spagna ora volano le banane. Stavolta però non è contestazione calcistica: è razzismo, sinonimo di idiozia e ignoranza, senza più limiti a quanto pare. L’ennesimo episodio di stupidità al Madrigal, durante l’incontro tra Villareal-Barcellona. Protagonista Dani Alves: il terzino brasiliano si appresta a battere un calcio d’angolo per i suoi, quando dagli spalti piove una banana vicino alla bandierina. Il richiamo alla scimmia è pressochè evidente. Il giocatore azulgrana però sorprende tutti, raccoglie la banana, la sbuccia, la mangia e batte il corner, ancora masticando. Il successivo boato del pubblico è la conseguenza di un gesto apparentemente spiritoso, ma molto più profondo. Dani Alves ha poi ricevuto la solidarietà di molti colleghi calciatori tra cui il compagno di squadra Neymar, sempre molto attivo sui social network, che ha pubblicato una foto in compagnia del figlioletto mentre mangiano una banana, con la scritta: “Siamo tutti scimmie”.

Il gesto di solidarietà dei giocatori del Treviso verso Omolade

Il gesto di solidarietà dei giocatori del Treviso verso Omolade

I TRISTI PRECEDENTI – Non è la prima volta che una banana viene usata come oggetto di ignoranza: nel Giugno del 2011, è stata lanciata all’ex terzino sinistro Roberto Carlos, durante una partita della Premier Russa quando militava nell’Anzhi; commentò: “Spero che l’uomo che me l’ha lanciata non metta mai più piede in uno stadio”. Noi italiani purtroppo conosciamo bene i fischi e i buu razzisti che spesso hanno preso di mira i giocatori di colore nei nostri stadi: Boateng e i tifosi della Pro Patria, ultimo episodio, ma l’elenco è lungo: dal messinese Zoro, a San Siro, insultato dai tifosi dell’Inter al più recente episodio di Ebagua contro i suoi stessi tifosi, quando era al Varese; Samuel Eto’o, a Cagliari, dopo i fischi si era preso la rivincita segnando ed esultando con l’imitazione di una scimmia; Mario Balotelli poi, uno che purtroppo il razzismo lo conosce bene, e dopo i cori razzisti subìti contro il Verona aveva dichiarato: ogni volta che vengo qui mi rendo conto che questo pubblico mi fa sempre più schifo”. Aveva fatto molto scalpore anche il caso Omolade, nella stagione 2000-2001: l’attaccante del Treviso, durante un match contro il Pescara era stato ricoperto di fischi dalla sua stessa curva. L’episodio colpì non solo lui, ma anche i compagni di squadra, che nella seguente gara interna, scesero in campo col volto dipinto di nero: i titolari, i giocatori della panchina e l’allenatore.

BRASILE MONDIALE – Dani Alves è diventato in poche ore il simbolo del Brasile che ospiterà il Mondiale. Il portale Globoesporte ha addirittura lanciato un manifesto dal titolo ‘Siamo tutti Dani Alves’, scrivendo: “Oggi tutti siamo scuri di pelle, con gli occhi luminosi e i capelli ricci”.

RIFLESSIONI – Purtroppo si ha il timore che tali episodi non siano destinati a cessare, per lo meno negli stadi di calcio. Gli stupidi potranno sempre entrare semplicemente pagando il biglietto. Lo scrittore francese Robert Sabatier disse:

“Il razzismo è un modo di delegare ad altri il disgusto che abbiamo di noi stessi”

Jacopo Rosin (@JacopoRosin)

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