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Inter: tutte le ipotesi di “revolución”

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Massimo Moratti, presidente nerazzurro

MILANO, 21 MARZO – La prima stagione priva di allori dopo anni di vittorie chiude ufficialmente il ciclo del Triplete. Sogni, idee e strategie dell’Inter che verrà.

Cambiasso, Samuel, Lucio, Julio Cesar, Milito, Stankovic. Vai Doc, raggiungi le 88 miglia orarie e riportaci nel 2005. Proviamo ad usare l’ironia per spiegare il perché di un’Inter così malinconicamente attardata dalla vetta, dalle vittorie, dai trofei. Se l’anno scorso ci aveva pensato uno strabiliante Eto’O a tenere in piedi la baracca post-triplete, il 2011/2012 fa definitivamente calare il sipario sulla grande generazione dell’Inter vincitutto, dagli scudetti con Mancini fino al grande slam mourinhano.

E’ stato certamente un anno balordo, con l’improvvisa defezione di Leonardo, l’improvvisazione di Gasperini e il tentativo di recupero di Ranieri, e parliamo solo della girandola in panchina. Il campo non ha certo saputo offrire spunti migliori, con un’alternanza di giocatori che ha finito per devitalizzare anche le poche frecce verdi all’arco nerazzurro, e parliamo dei deludenti Ranocchia, Pazzini, Zarate e Alvarez di questa stagione. Insomma, fiasco su tutta la linea, dalle scrivanie del mercato fino alle lavagnette delle tattiche ad Appiano Gentile. Il risultato finale di questa storica chiusura del ciclo nerazzurro dovrà necessariamente passare per una vera e propria rivoluzione, subito ribattezzata “revolución” dagli stessi commentatori filo-iberici che da qualche tempo chiamano estirada la scivolata e manita uno score di cinque gol. Poliglottismo calcistico, sostanza uguale a sé stessa.

Ebbene, quali possono essere gli scenari di questa sommossa a tinte nerazzurre. Come da tradizione, le prime luci convergono sull’area tecnica disegnata attorno alla panchina. Ranieri, nello sfacelo dell’anno 2012, ha ben poche colpe. Certo, non sarà un mago tattico o un grande avventuriero nelle praterie del bel gioco, ma almeno ci mette buonsenso ed intelligenza in quello che fa. All’Inter, però, queste doti potrebbero non bastare. I nomi per la successione spaziano dall’interno aziendalista (Guidolin dell’Udinese l’uomo nuovo in questo senso, ma Pozzo non pare molto mansueto quando si parla del suo mister dei miracoli) fino alla soluzione italiana o straniera di polso, vale a dire Mazzarri e Bielsa. Il primo è tutt’altro che un docile signorsì, e pretenderebbe tanto sul mercato per rifondare davvero il gruppo nerazzurro. Il secondo, già contattato l’estate scorsa, è un altro sergente di ferro poco propenso alla dialettica e fortemente pretenzioso sul mercato. C’è anche VillasBoas in corsa, piccolo grande sogno di Moratti per affinità elettive con mastro Mourinho. L’ex mister del Chelsea è ancora vincolato al club di Stamford Bridge, e peserebbe parecchio strappare un contratto che solo pochi mesi fa costò “appena” sedici milioni di euro. E in tutto ciò, in campo? I veri interpreti della rivoluzione devono necessariamente essere i giocatori. Ci sarà da scegliere quale santone giubilare, chi mantenere e chi destinare ai migliori offerenti.

La lista di benvenuto dipende ovviamente dai suggerimenti del nuovo tecnico: in caso di matrimonio bon Bielsa, si parla già di gente proveniente dal Friuli, in primis Isla ed Asamoah. Gente, beninteso, che non dispiacerebbe neanche a Guidolin. Gli altri nomi sono quelli soliti: Lucas Moura del San Paolo, Giuseppe Rossi del Villareal e Leandro Damiao dell’Internacional. Gente giovane, fresca e non eccessivamente costosa (solo il colpo proveniente dal Brasile dovrebbe rappresentare un vero salasso per le casse di Ausilio), in modo da avviare il nuovo ciclo e rispettare anche i dettami del Fair Play finanziario tanto caro al presidente Moratti. Insomma, siamo solo all’inizio di una vera e propria rivoluzione francese in salsa nerazzurra, con un anacronismo storico che è anche una speranza: a quella giacobina successe il “Terrore”, questa è invece la conseguenza del “terrore” dell’anno horribilis 2011/2012. O almeno, in Corso Vittorio Emanuele e dintorni, si spera sia così…

Alfonso Fasano

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