Enza Maugeri
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Fiducia alla Camera per il decreto lavoro. Renzi “serve ok”

Disaccordi nella maggioranza: Ncd e Scelta civica sì alla Camera, ma sarà battaglia in Senato

Fiducia alla Camera per il decreto lavoro. Renzi “serve ok”
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Il premier Matteo Renzi chiede ok sul dl lavoro

Il premier Matteo Renzi chiede ok sul dl lavoro

Il governo pone la fiducia alla Camera sul testo del decreto lavoro di Poletti. Impresa più ardua in Senato, poiché continuano i disaccordi all’interno della maggioranza riguardo la formazione pubblica per gli apprendisti (tornata obbligatoria) e il tetto del 20% di utilizzo dei contratti a termine (ora se si supera scatta la stabilizzazione). “Voteremo la fiducia alla Camera, ma non rinunciamo a dare battaglia al Senato per difendere il dl Poletti”, queste le parole della capogruppo del Ncd alla Camera Nunzia De Girolamo. Immediata la replica del premier Renzi al Tg1 “Capisco la campagna elettorale, sui dettagli discutiamo, ma serve ok”.

SCONTRI SULLE MODIFICHE DEI CONTRATTI A TERMINE E L’APPRENDISTATO- Lo scontro tra le parti  verte sulle modifiche delle norme sui contratti a termine e l’apprendistato. Con il dl Poletti la durata dei contratti a termine passa dai 12 mesi (previsti dalla legge Fornero del 2012) a 36 mesi con al massimo 5 rinnovi (erano 8 nella versione originale della legge) e un tetto massimo del 20% sull’organico aziendale. Per l’apprendistato, invece, si passa dall’obbligo di assumere almeno un 30% di apprendisti e di specificare nel contratto gli obblighi di formazione, ad un tetto del 20% ed una indicazione “semplificata” del piano formativo (punto cancellato nella prima versione della riforma Poletti). Ncd definisce come troppo rigido il termine dei 36 mesi imposto dal dl, a differenza della Cgil che lo considera troppo elevato.  Visione condivisa da Cesare Damiano del Pd, secondo cui i mesi andrebbero ridotti a 24 e le proroghe portate da 5 a 4.

POLETTI INVANO CERCA DI MEDIARE. ASPRE LE PAROLE DI BRUNETTA- Poletti ha cercato di mediare, proponendo la modifica delle sanzioni per le aziende con i contratti a termini eccedenti (il tetto del 20%) non più con l’assunzione ma in termini monetari e dando la possibilità alle imprese di scegliere il tipo di formazione, se aziendale o pubblica. Mediazione fallita, perché Pd e Ncd non hanno trovato un accordo. “A noi la mediazione andava bene, se è saltata è colpa del Pd” ha dichiarato Sacconi, il presidente della commissione Lavoro del Senato. Accuse immediatamente respinte al mittente da Cesare Damiano, presidente della commissione Lavoro alla Camera “Il Pd aveva detto di sì alla mediazione proposta dal ministro del lavoro Poletti sul decreto lavoro, è stato il Nuovo centrodestra ad opporsi, soprattutto quando abbiamo chiesto di portare a 4 il numero delle proroghe”. Aspre le parole di Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia, che continua ad attaccare il governo “Chi può gli stacchi la spina. Matteo Renzi mette la fiducia al dl lavoro, perché non ha più la maggioranza. E’ questa la verità”.  Il ministro Poletti  conscio che “le distanze ci sono ma (a parer suo) sono limitate”, rimane “convinto dell’assoluta necessità di un’approvazione urgente del provvedimento di conversione del decreto lavoro”.

RENZI “POLEMICHE TIPICHE DI UNA CAMPAGNA ELETTORALE. SUI DETTAGLI DISCUTIAMO, MA SERVE OK”- Il premier Renzi ribadisce la necessità di andare avanti con la riforma del lavoro e afferma che “le polemiche dentro la maggioranza sono tipiche di una campagna elettorale. Sui dettagli discutiamo ma alla fine si chiuda l’accordo rapidamente, perché non è accettabile non affrontare il dramma della disoccupazione. A noi interessa governare e pensare agli italiani”.

Giovedì alle 12 ci saranno le dichiarazioni sul voto finale sul provvedimento che scade il 20 maggio.

Il tempo delle parole è finito, ora servono fatti. Serve dare risposta a tutti quei giovani che hanno perso la speranza di trovare un lavoro, che emigrano per cercare fortuna, che hanno perso fiducia in questo Paese e nelle istituzioni che lo rappresentano. C’è bisogno di un segnale forte, per riabilitare la politica agli occhi dei cittadini.

Enza Maugeri

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