Orazio Rotunno
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Inter, una speranza dietro i numeri: la Champions buttata via

La stagione neroazzurra oltre le cifre, la classifica e le parole: non è tutto da buttare

Inter, una speranza dietro i numeri: la Champions buttata via
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Mazzarri InterLa stagione sta finendo, si avvicina il tempo di bilanci, utile per capire da chi e come ripartire in vista della prossima annata. La classifica parla di un quinto posto, distanti 5 lunghezze dal quarto e ben 14 dal terzo ultimo utile per la Champions difeso dal Napoli. Sono tre i punti di vantaggio sulla sesta, il Parma e ben 5 sul Milan che occupa ad oggi la prima piazza degli esclusi dall’Europa. Ma cosa c’è dietro questi numeri? Un’analisi approfondita dice che non tutto è da buttare, ma molto c’è su cui lavorare.

PALI, RIGORI E RIMONTE: CI SONO I MARGINI PER CRESCERE – 18 pali, un rigore a favore e 9 rimonte subite su 20 situazioni di vantaggio. In tutte e tre queste speciali statistiche l’Inter è prima: calcolare i punti persi dovuti anche ad uno solo di questi dati accrescerebbero non poco i rimpianti per quella che poteva essere la stagione neroazzurra. 9 rimonte equivalgono a 18 punti, anche fossero stati portati a termine la metà dei vantaggi sprecati l’Inter sarebbe a ridosso del Napoli per la volata Champions. Il solo rigore a favore, per altro sbagliato, unito all’incredibile quantità di pali colpiti farebbe schizzare la beneamata in zone altissime di classifica. L’Inter paga un periodo terribile di forma, che coincide incredibilmente con una data: il cambio ufficiale di Presidenza di metà novembre. Da quel momento sino a febbraio un solo acuto degno di nota, il derby vinto col tacco di Palacio. Poi la rinascita a Firenze, le due vittorie di fila tra Torino e Verona, ma l’illusione dura poco. Il poker favorevole di Atalanta-Udinese-Livorno-Bologna porta in dote appena tre punti, con due rimonte subite ed un ko al novantesimo a seguito di tre legni centrati. Se la sfortuna ha fatto da padrona nella stagione della squadra meneghina, molto c’è da migliorare sul piano mentale. La rosa ha dimostrato innumerevoli volte di essere incapace nel gestire il risultato, una totale mancanza di esperienza nei minuti finale e nel tenere alta la concentrazione in situazione di vantaggio. I motivi sono molteplici: dalla poca mentalità vincente di gran parte dei giocatori, alla superficialità di alcuni di essi, fino ad arrivare alla fragilità psicologica di una squadra troppo umorale e facilmente tendente a deprimersi nei momenti bui. Mazzarri in tutto questo ha delle colpe: eccessiva rigidità nelle scelte, poca versatilità e troppo spesso incapace di dare una scossa al’ambiente facendosi coinvolgere negli sbalzi emotivi della squadra.

Il gioco espresso dall’Inter non è stato tutto da buttare, soprattutto nei primi tre mesi di stagione ed a tratti nell’ultimo periodo, ma c’è un comune denominatore: sempre e solo fuori casa. Ormai è un dato di fatto l’incapacità interista di imporsi a San Siro, segnando più di un gol e creando tante palle gol. L’arrivo di Vidic in una difesa che sembra aver ritrovato un Ranocchia all’altezza, con il riscatto di Rolando e un Samuel sempreverde, la conferma di Palacio e l’esplosione di Icardi, è senza dubbio il centrocampo il reparto che urge di migliorie. Hernanes ha portato qualità e personalità, ma Alvarez e Guarin mostrano una discontinuità paurosa, si punterà su Kovacic ma dovrà arrivare un centrocampista di rendimento e capace di unire qualità e quantità anche in vista del probabile doppio impegno Europa-Italia.

I margini ci sono, la disponibilità economica anche: urge l’elemento chiave, competenza.

Orazio Rotunno

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