Manlio Mattaccini
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Ciclismo: la Roubaix e il pavè, ecco “l’Inferno del Nord”

La "regina delle classiche", terreno per pochi fuoriclasse: Boonen cerca il 5°sigillo mai riuscito a nessuno, sulla sua strada però il solito Cancellara

Ciclismo: la Roubaix e il pavè, ecco “l’Inferno del Nord”
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Di salita, da queste parti, nemmeno l’ombra. Ma non c’è scritto in nessun manuale delle due ruote che l’Inferno a pedali lo si possa trovare soltanto sulle pendenze mitiche del Giro o del Tour. Il fascino della Roubaix, considerata la “regina delle classiche“, è rimasto immutato nel tempo. Una corsa senza età, che ha scritto delle epiche pagine di questo sport, dove l’imprevisto è sempre in agguato e il Velodromo appare come un miraggio per la stragrande maggioranza di ciclisti. Molti i nomi celebri sull‘Albo d’Oro, ma altrettanti sono coloro che non la conquistarono mai, o addirittura si rifiutarono di parteciparvi. Un rapporto d’amore e odio, esemplificato dalla famosa dichiarazione di Hinault, che la vinse per la prima e unica volta nel 1981: “Questa corsa è una stronzata. Non la correrò mai più”.

Il compianto Ballerini, protagonista negli anni '90

Il compianto Ballerini, protagonista negli anni ’90

BALLERO, DANZATORE SUL PAVE’ – C’è tanta Italia nella storia di questa corsa. Moser può vantare un incredibile tris dal 1978 al 1980, mettendo dietro due volte il vero “re” della Roubaix, Roger De Vlaeminck e finendo altre quattro volte sul podio. Poi, un lungo passaggio a vuoto per i nostri colori lungo un decennio prima che salisse alla ribalta Franco Ballerini, il cui passato da corridore è legato indissolubilmente al nome del pavè francese. Dopo la “beffa” subita nel 1993 ad opera del vecchio Ducros-Lassalle (Gibus per tutti), il trionfo arrivato nel 1995 e il bis tre anni dopo, nel 1998, infliggendo un distacco di 4’16” ad Andrea Tafi: è il secondo maggior distacco di sempre inflitto al secondo classificato. Nel 2001 il congedo da corridore proprio prendendo parte per l’ultima volta alla “sua corsa”.

I PUNTI CHIAVE: ARENBERG E CARREFOUR DE L’ARBRE – Tanti, tantissimi i chilometri in pavè da affrontare. Si chiama Parigi-Roubaix ma ormai la tradizione dal lontano 1968 sposta la partenza dalla cittadina di Compiegne, a nord della Capitale francese. Quest’anno i settori in pavè saranno 28, uno in più del 2013. L’affluenza di pubblico, immancabile lungo i ciottoli del percorso, sarà immancabilmente concentrata sui due tratti più celebri per durezza e fascino della storia di questa corsa. La “Foresta di Arenberg“, lungo rettilineo che taglia verticalmente il bosco, posta lontano dal traguardo(meno di 100 km) ma che spesso ha mietuto vittime eccellenti (Museeuw ci rimise un ginocchio) ed effettua una prima importare scrematura in gruppo. Il “Carrefour de l’arbre” è l’ultimo tratto a cinque stellette prima del traguardo: posto a 15 km dal Velodromo, chi esce indenne da questi infiniti 2000 metri potrà giocarsi le sue chances di vittoria finale.

BOONEN PER ENTRARE NELLA STORIA – Nel 2002, all’età di 21 anni, il primo podio alla Roubaix. Un segno del destino, per un predestinato che vincerà le edizioni del 2005, 2008, 2009 e 2012: poker riuscito solo a De Vlaeminck negli anni ’70. Domani la chance di centrare il pokerissimo che lo proietterebbe al comando nella classifica dei plurivincitori. A provare di guastargli la festa però c’è sempre in agguato Cancellara, fresco vincitore al Fiandre e detentore del titolo conquistato nel 2013. L’elvetico ha comunque trionfato da questre parti già tre volte, e potrebbe proprio agguantare i due belgi nell’albo d’oro. Inoltre, sembra in una condizione fisica migliore a quella di Boonen, che una settimana fa è calato nel finale ottenendo soltanto un settimo posto.
Dietro di loro, una variegata lista di nomi che comprende il solito Sagan, finora deludente nelle classiche del nord, Vanmarche secondo l’anno scorso, Terpstra, l’esperto Leukemans spesso piazzato e gli outsider Van Avermaet e Tjallingii. Senza contare la sorpresa di giornata, il “nome nuovo” che resiste alla polvere e al pavè (vedi i successi nel passato di Guesdon, Knaven e Vansummeren).

Manlio Mattaccini

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