Fabio Pengo

AmarcordCafè, Van der Sar: da zero a hero

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Van der Sar ha difeso le porte di Ajax, Juventus, Fulham e Manchester United

AMSTERDAM, 3 AGOSTO 2011 – Al termine degli ultimi 90 minuti della sua carriera da calciatore Edwin Van der Sar raccoglie gli applausi di quel pubblico che lo ha visto crescere e al quale ha regalato emozioni indimenticabili. Non basta una serata come questa per raccontare la lunga e strana carriera di un uomo che ha trascorso 21 anni a difendere le porte dei club europei più prestigiosi, prima osannato dalla folla  poi deriso e infine nuovamente acclamato. Ma quello del portiere è il ruolo più drammatico.

L’ESORDIO IN EREDIVISE – Dopo aver passato un anno  nelle giovanili dell’ Ajax  Louis van Gaal decise di farlo esordire in prima squadra il 23 aprile 1991 nella partita casalinga contro lo Sparta Rotterdam. La partita finisce 1-0 per i padroni di casa e lancia il giovane portiere verso il posto da titolare che manterrà fino al 1999, anno in cui si trasferirà a Torino. Con i Lancieri vince praticamente tutto: 3 Coppe d’Olanda, 3 Supercoppe d’Olanda, 4 Campionati olandesi.In campo internazionale conquista la Champions League 1994-1995 rimanendo imbattuto per ben 863 minuti -record ancora imbattuto-, una Coppa Intercontinentale, una Coppa Uefa e una Supercoppa Europea.

L’ESPERIENZA JUVENTINA – Dopo aver lasciato Amsterdam il portiere olandese viene acquistato dalla Juventus dove ritrova il suo ex compagno Davids che lo aiutò con la nostra lingua. La sua prima stagione in bianconero parte bene con la conquista della Coppa  Intertoto e buone prestazioni fino a metà stagione quando un infortunio al ginocchio lo tenne fuori dai campi fino alla fine del campionato. Per lui 32 presenze e solo 19 reti subite. Nell’estate del 2000 partecipa all’Europeo francese trascinando gli Orange in semifinale dove vengono sconfitti dall’Italia di Zoff ai rigori: da ricordare il cucchiaio che Totti gli rifila. Purtroppo la seconda stagione è segnata da errori clamorosi come quello contro la Lazio su tiro di Salas o come quello contro il Panathinaikos in Champions League. Gli stessi tifosi si chiedono come possa commettere simili errori, tanto che iniziano a circolare voci su alcuni probabili problemi di vista che lo affliggono. Ovviamente la smentita dell’olandese non lascia spazio a repliche ma a fine stagione lascia l’Italia per dimenticare la brutta esperienza.

LA RINASCITA IN INGHILTERRA – Approdato in Premier League veste la maglia numero 19 del Fulham con il quale si riscatta risultando per i primi due anni il miglior portiere del campionato anche grazie alla sua abilità nel parare rigori: si ricordano quello parato a Shearer, Stern John e Dwight Yorke. Continuò a giocare ad alti livelli con i Cottagers fino al 2005, anno in cui ricevette la chiamata di Sir Alex Ferguson che lo volle fortemente a Manchester per colmare il vuoto lasciato da Peter Schmeicel e Fabien Barthez. Con i Red Devils ritorna ad essere il portiere saracinesca visto in Olanda rendendosi particolarmente utile alla squadra con parate superbe e al tempo stesso decisive. A Manchester tutti iniziano a chiamarlo “Ice Rabbit”  per la naturalezza delle sue parate. In questa che potremmo chiamare sua seconda giovinezza lui conquista titoli sia nazionali (4 campionati inglesi, 3 coppe di lega e 3 Community Shield) che internazionali (1 Champions League e 1 Campionato del mondo per club) riuscendo a raggiungere primati di imbattibilità incredibili: 1322′ in campionato e 1013′ con la sua nazionale accumalati tra la qualificazione e la fase finale del Campionato del mondo del 2006. Inoltre durante il Campionato Europeo del 2008 collezionò la presenza numero 113 con la sua nazionale superando il precedente record di Frank de Boer. Alla fine della stagione 2011 giocò quella che sarebbe stata la sua ultima partita a livello di club a Wembley in occasione della finale di Champions League persa per 3-1 contro il Barcellona.

 

A cura di Fabio Pengo

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