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Spagna-Italia: Balotelli e Motta flop, De Rossi superlativo. Ma che delusione la Spagna!

Spagna-Italia: Balotelli e Motta flop, De Rossi superlativo. Ma che delusione la Spagna!
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DANZICA, 11 GIUGNO – Bhe, tutto sommato, poteva andare peggio. Questo è stato forse il primo pensiero della stragrande maggioranza dei tifosi azzurri, spaventati a morte dagli ultimi 4 fantastici anni delle “Furie Rosse”. Ma, alla fine della fiera, diciamolo pure, poteva anche finire meglio: al goal del grande Totò, un po’ tutti abbiamo sperato nell’impresa che avrebbe rilanciato alla grande il calcio nostrano, falcidiato da scommesse e polemiche. Ma così è stato e, più che continuare a recriminare per l’occasione svanita per un solo attimo di disattenzione, cerchiamo di concentrarci sull’analisi tattica di ciò che e stato, per comprendere soprattutto quel che sarà.

DELUSIONE ROJA – Il primo dato da analizzare rappresenta certamente una discreta notizia per la nostra nazionale e, di riflesso, per tutte le altre pretendenti al titolo: gli spagnoli non sono marziani. E nemmeno imbattibili. E nemmeno perfetti. Sono uomini e, come tali, sbagliano. Tutti, ivi compreso il loro tecnico, l’esperto Vicente del Bosque, hanno punti deboli, che, se ben sfruttati dai loro avversari, li rendono vulnerabili e, a tratti, inermi. La Spagna tenta di stupire già dall’annuncio delle formazioni ufficiali: il ballottaggio Torres-Llorente viene vinto dal rientrante Fabregas, con cui il tecnico campione d’Europa tenta di aggirare la variazione tattica italiana rappresentata dall’inserimento dei 3 difensori centrali. Del Bosque decide di affrontare l’Italia senza punti di riferimento, affidandosi quindi alla mobilità più estrema, al giro-palla condotto fin dentro l’area piccola avversaria: una scelta rischiosa, ma condizionata dal voler mettere in difficoltà la difesa italiana attirandone i centrali in uscita sui portatori di palla per innescare la profondità di trequartisti ed incursori. Così nascerà il goal di Fabregas, nella prima e ultima azione di senso compiuto portata dagli spagnoli.

NO IDEE NON PARTY – L’assenza di Villa si farà sentire, eccome. La Spagna priva del suo campioncino è un ingranaggio che non sa mettersi in moto: nessuno, tranne Cesc nei suoi pochi attimi di lucidità, taglia la profondità e così del grande gioco blaugrana rimane solo l’eterno possesso palla, reso vano dall’immobilismo degli attori e dalla sagacia di un De Rossi maestoso. Xavi, orfano di qualcuno da poter lanciare verso la gioia del goal, è l’ombra di se stesso. Iniesta si salva grazie al suo dribbling ubriacante, pericoloso solo per le arterie dei tifosi trepidanti più che per i risultati ottenuti. Silva si segnala per l’assist e per una corsa orizzontale nevrotica e caratterizzata da una pericolosità pari a 0. Busquets e Xabi Alonso realizzano, al massimo,  passaggi inferiori ai 3 metri. Come giocherebbe un Barcellona privo di Messi, Villa, Sanchez e Pedro? Così. Alla ricerca della meta, alla disperata ricerca di entrare in porta col pallone, come si suol dire. Sì, sono decisamente umani. E, se non si daranno una svegliata, saranno anche presi a pallate, come noi del resto, dalla prima squadra – Russia ad esempio?- veloce, organizzata e trasudante voglia.

L’OTTIMISMO E’ IL PROFUMO DELLA VITA – Se la Spagna non ride, l’Italia certamente un piccolo sospiro di sollievo lo tira. La rivoluzione azzurra di questa settimana dà, almeno per oggi, i risultati sperati: i meccanismi e le dinamiche non sono certamente perfetti, ma come lo potrebbero essere dopo 4 giorni di allenamento? Nessuno avrebbe potuto immaginare un’Italia capace di emulare la Juve, che su questo sistema di gioco ci lavora da un anno. Ma la strada è giusta e Prandelli lo sa. I segnali positivi vengono soprattutto dall’argomento di discussione più in voga questa settimana: De Rossi nella inedita posizione di centrale difensivo in una retroguardia a 3, risulta ampiamente il migliore in campo. Chiusure magnifiche, tempi giusti e capacità di vedere il gioco degna del grande centrocampista che è sempre stato. Gli errori ci sono stati e sono stati evidenti: se Torres non fosse diventato un incompreso da ormai un paio d’anni, parleremmo adesso di goal subito per colpa del romanista. Così fortunatamente non è stato e possiamo permetterci di pensare che con l’esperienza imparerà che uscire alla garibaldina sul portatore di palla non è sempre la scelta più appropriata. Il ragazzo è intelligente e noi siamo con lui.

COSA MANCA? – Rimanendo su De Rossi, è necessario che Prandelli registri meglio la fase di costruzione di gioco: Bonucci nella Juve ha il compito di giocare la palla su uno dei due esterni, abbassatisi per l’occasione, i quali poi si appoggeranno su Pirlo, che avrà l’ingrato compito di trasformare un possesso basso in azione offensiva. Ecco, il problema della costruzione del gioco è stato proprio qui: De Rossi era costretto troppo spesso a lanciare lungo, sugli esterni o sulle punte, correndo il rischio di perdere spesso e volentieri il possesso del pallone. Maggio soprattutto ha sofferto questa situazione, toccando pochi palloni e riuscendo raramente a proporsi nella transizione offensiva: fin dalla prossima partita i due esterni dovranno abbassarsi leggermente per permettere a De Rossi e Pirlo di sviluppare un gioco più fluido ed evadere la marcatura che sistematicamente sarà portata sul regista bresciano.

DIFESA BIANCONERA – Ottima la prestazione di Chiellini, in particolare nel primo tempo, quando riesce ripetutamente ad anticipare il gioco avversario. Purtroppo dal suo unico errore nasce il goal spagnolo: Giaccherini sbaglia la diagonale sul taglio di Fabregas, ma è chiaro come l’errore dell’italiano e il movimento dello spagnolo nascano da un errato posizionamento dei 3 centrocampisti, impegnati ad osservare l’azione avversaria oltre la linea della palla. Bonucci appare sempre come il più insicuro dei 3, ma, bisogna ammetterlo, raramente è stato messo in difficoltà dalla fase offensiva spagnola, troppo concentrata a specchiarsi nel suo possesso infinito. Pirlo è sembrato leggermente in difficoltà, stretto nella marcatura avversaria e privo degli sbocchi laterali sui quali alleggerire la manovra. Ma il regista è ancora una volta eccezionale a sfruttare una delle poche trame Juve-style ordite dalla nostra nazionale per lanciare in profondità Di Natale, verso il goal del sudato vantaggio.

BALOTELLI E I SUOI FRATELLI – La grande delusione della partita con la Spagna è certamente il nostro SuperMario Balotelli, che, dopo una partita tatticamente discreta e votata al pressing chiesto da Prandelli, si divora un’incredibile occasione da goal, per finire immediatamente sostituito dal mattatore del campionato Di Natale. Balotelli è e sarà la nostra speranza Europea e il mister gli concederà sicuramente un’altra occasione: avere a disposizione 3 attaccanti come Cassano, Di Natale e Balotelli non può che risultare un vantaggio. Totò negli spazi è straordinario e potrebbe davvero risultare determinante a partita in corso: le possiamo chiamare staffette o normali avvicendamenti, ma la realtà è che si potrebbe davvero trovare nella loro alternanza la risposta ai problemi offensivi azzurri. L’unico vero bocciato di questa sera è Thiago Motta: il centrale del PSG appare completamente avulso dalla manovra, a tratti addirittura dannoso nell’occupare la posizione di Pirlo e certamente poco propenso al sacrificio in fase difensiva. Contro la Croazia Prandelli potrebbe scegliere di cambiare: Nocerino appare in pole, ma Montolivo è sempre una possibilità reale. Il neo-milanista è un giocatore dal rendimento altalenante, ma se trovasse un minimo di fiducia potrebbe essere la rivelazione dell’Europeo: sa attaccare ed interdire, trattare la palla e segnare con gli inserimenti da dietro. Un calciatore potenzialmente eccezionale, ma ancora alla disperata ricerca di se stesso.

Buona la prima, potremmo dire. E soprattutto, forza Italia.

A cura di Angelo Chilla

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