Enrico Steidler
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Sono Marotta, ma tu chiamami Drugo

Aridatece Gianni Agnelli (e la Juventus dei tempi che furono)

Sono Marotta, ma tu chiamami Drugo
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Cos’hanno in comune il dodo e il brontosauro, il mammut e lo “stile Juventus”? Nulla, in apparenza, ma in realtà una cosa c’è: sono tutte specie estinte. E se a riguardo delle prime tre ogni speranza di riportarle in vita è legata ai progressi quasi fantascientifici della bio-ingegneria, nel caso dello stile che contraddistinse le azioni e le parole di uomini come Giampiero Boniperti e Gianni Agnelli basterebbe meno, molto meno, per farlo tornare fra noi: basterebbe cambiare la dirigenza.

Andrea Agnelli

LA CLASSE NON E’ ACQUA – Sarà per una legge di selezione naturale, o per effetto dei cambiamenti climatici, o addirittura – chi lo sa – sarà per colpa di un arricchimento che si è limitato a un fatto meramente materiale, ma è chiaro a tutti che lo stile Juventus è ormai scomparso, e che al suo posto oggi prospera una specie molto più aggressiva e infinitamente più rozza, lo stile curvaiolo (Consuetudo Giakartoni). Gli esemplari della nuova razza padrona sono numerosissimi (si va dal penoso bisticcio coi cugini del Toro dopo il derby dell’andata ai tweet di sfottò dedicati alla Viola), e il pacato j’accuse di Giuseppe Marotta contro l’esultanza dei partenopei all’indomani del match del San Paolo non è che l’ultimo in ordine cronologico: “Abbiamo digerito velocemente la sconfitta (!), ma ci ha dato fastidio l’eccessiva euforia dimostrata dal Napoli” – ha commentato l’ad bianconero – “che in fin dei conti ha battuto la Juventus in una partita di campionato che vale solo tre punti. Sembrava che fosse l’euforia tipica di una squadra di provincia quando gioca contro una grande – ha proseguito Marotta usando un tono più vicino all’asilo che allla curva degli ultrà – “una squadra che ha la salvezza come obiettivo principale. Mi sembra che questo sia molto riduttivo per una società come il Napoli che ha un blasone, una storia, e quindi non si può limitare semplicemente a vincere una partita nel contesto di un campionato”.

NOSTALGIA CANAGLIA – Sia chiaro: il punto non è se Marotta ha ragione oppure no (e almeno in parte, diciamolo, ce l’ha). Il punto è che simili parole, in bocca a un alto dirigente “sportivo”, sono a dir poco fuori luogo, gratuite e irritanti. Insomma, la verità è che gli uomini di spicco della società bianconera oggi non sanno né vincere (“Buona la Fiorentina a pranzo…”)perdere, e che la distanza che li separa dai loro illustri predecessori non si misura in termini di anni ma di ere geologiche. Da queste, infatti, sembra ormai provenire il ricordo dell’Avvocato e di quell’inimitabile savoir faire che diede lustro alla Vecchia Signora ben al di là dei titoli e dei trofei. Certo, anche Gianni Agnelli aveva una certa confidenza con la perfidia, ma lui se la poteva permettere, perchè sapeva addolcire il veleno con il senso della misura e l’ironia; tutte doti, queste, che hanno fatto la fine del dodo.

Luigi De Laurentiis

Luigi De Laurentiis

PLEBESSE OBLIGE – Il discorso delle qualità estinte non riguarda solo la Juventus, purtroppo, e la reazione “cinguettata” da Luigi De Laurentiis – figlio del presidente del Napoli – lo dimostra in modo eloquente: Marotta grande Ignorante! – ecco le prime parole del simpatico tweet: da notare la “I” maiuscola – “Confonde il CUORE di una città unica come Napoli per un’euforia da Provincia”…Che dire? Questo è il livello, ormai: più si sale da una parte, più ci si abbassa dall’altra.

Un’ultima considerazione sulla società più scudettata d’Italia e lo stile dei bei tempi che furono. Dopo la bufera giudiziaria di Calciopoli e l’amara retrocessione in Serie B, i dirigenti della Juventus avevano due strade da percorrere, una in salita e l’altra in discesa. La prima era indubbiamente più faticosa, ma ispirarsi alla Juve di Gianni e di Boniperti li avrebbe condotti a vette più importanti dei 100 punti in classifica. L’altra era più comoda, e lo stile di Umberto e Giraudo molto più facile da imitare. Hanno scelto la discesa.

Enrico Steidler

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