Antonio Casu
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Victor Ibarbo: non chiamatelo fenomeno

Viaggio alla scoperta del funambolo del Cagliari. Le potenzialità non mancano, ma non bastano per essere un campione

Victor Ibarbo: non chiamatelo fenomeno
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Uno scatto a velocità supersonica, uno, due, tre dribbling, una piroetta, un sombrero e poi l’indecisione fatale, lunga una frazione di secondo, sufficiente agli avversari per portargli via il pallone e vanificare un’azione potenzialmente pericolosa. È proprio quella frazione di secondo a distinguere un potenziale campione da un vero fenomeno. La sequenza illustrata si è sviluppata spesso negli ultimi anni davanti agli occhi dei tifosi del Cagliari, prima abbagliati e poi delusi dalle giocate di Victor Ibarbo.

Victor Ibarbo, migliore in campo nella sfida tra Cagliari e Udinese

Victor Ibarbo, attaccante del Cagliari

IL FUNAMBOLO DI CALI– L’attaccante della squadra sarda è considerato da molti l’ennesimo colpo di genio dell’eccentrico presidente Cellino, che lo portò in Sardegna nel luglio 2011 per due milioni di euro circa. Il suo arrivo incuriosì da subito tutti. Il sorriso bonario ed i modi vagamente goffi accompagnavano un fisico imponente ed una velocità fuori dal comune, in grado di incutere paura ai difensori avversari. Massimo Ficcadenti, allora allenatore del Cagliari, credette subito in lui, senza capire però in quale posizione del campo potesse risultare più efficace. Le prime uscite furono incoraggianti: terzino, ala di centrocampo, attaccante esterno o prima punta che fosse, si notò subito che il ragazzo aveva i numeri giusti per non passare inosservato. Non concretizzava le azioni da rete, ma creava scompiglio e terrore tra le difese avversarie, incapaci di fermare il funambolo di Cali.

GIOCOLIERE NELLA TERRA DI NESSUNO – Da allora sono passati due anni, Ibarbo è cresciuto e le sue giocate, al confine tra l’arte e la pazzia, hanno attratto l’interesse dei top club europei. Antonio Conte lo vedrebbe bene nella sua Juventus, mentre per Cellino il suo futuro potrebbe essere addirittura al Camp Nou. Il colombiano continua ad incantare tutti, ma i suoi limiti rallentano la definitiva esplosione, per molti imminente. Nel Cagliari gioca prevalentemente da seconda punta, senza riuscire però ad ottenere cifre da attaccante di razza. Dodici reti in tre stagioni sono troppo pochi per uno con le sue potenzialità. Resta insoluto inoltre il dilemma tattico. Ibarbo è un giocatore esplosivo ma indisciplinato: spazia a tutto campo alla ricerca del pallone, ma si intestardisce spesso in giocate troppo leziose e poco utili alla squadra. Il suo difetto principale è l’egoismo: crea quasi sempre superiorità numerica sulla trequarti avversaria, ma gioca poco con i compagni. La sensazione che lascia è quella di un giocatore talmente sorprendente da sorprendere sé stesso, trovandosi così ad essere ubriacato dalle sue stesse giocate.

IBARBO NON È UN FENOMENO… PER ORA – In definitiva, i paragoni con Weah e Suazo sembrano eccessivi e fuori luogo (uno come Ibarbo non si può etichettare), così come esagerata è la nomea da fenomeno. È ancora giovane, avrà tempo per affermarsi ed esprimersi al meglio, ma, ora come ora, la strada da percorrere per diventare un top player è ancora molto lunga. Il segreto sarà capire che il calcio è un gioco di squadra, mettere al servizio dei compagni i suoi colpi magici e diventare più cattivo sotto porta. Se ciò accadrà, gli sguardi allibiti e sorpresi dei tifosi si trasformeranno in un boato assordante di gioia. C’è da starne certi.

Antonio Casu

@antoniocasu_

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