Elisa Belotti
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Non buttiamoci giù: l’umorismo nerissimo non riuscito di Chaumeil

La commedia sul suicidio, tratta dal romanzo di Nick Hornby

Non buttiamoci giù: l’umorismo nerissimo non riuscito di Chaumeil
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Non buttiamoci giù: una scena

Non buttiamoci giù: una scena

Trailer di “Non buttiamoci giù”

FALLING MEN- Se si parla di suicidio, mille nomi si intrecciano nella nostra mente; reali, illustri: Virginia Woolf, Ernest Hemingway, Vincent Van Gogh (per dirne alcuni), quanto immaginati: partendo da Anna Karenina fino alle cinque, bionde, bellissime sorelle Lisbon del meraviglioso Il giardino delle vergini suicide regalatoci nel 1999 da Sofia Coppola. David Foster Wallace (uno dei migliori scrittori del nostro secolo) ha optato per l’impiccagione, ma ci ha lasciato una pagina memorabile su chi, diversamente da lui, decide di “buttarsi giù”. Egli paragona chi decide di compiere il grande salto a colui che si trova in un palazzo in fiamme: a nessuno risulterà così incomprensibile la scelta di gettarsi dall’ultimo piano di un grattacielo che sta nel bel mezzo di un incendio, no? Questa la condizione interiore di quel particolare tipo di suicida: «Il loro terrore di cadere da una grande altezza è lo stesso che proveremmo voi o io se ci trovassimo davanti alla finestra per dare un’occhiata al paesaggio; cioè la paura di cadere rimane una costante. Qui la variabile è l’altro terrore, le fiamme del fuoco: quando le fiamme sono vicine, morire per una caduta diventa il meno terribile dei due terrori. Non è il desiderio di buttarsi; è il terrore delle fiamme.»

 

LA TRAMA- è proprio per “buttarsi giù” che Martin (Pierce Brosnan), Maureen (Toni Colette), J.J. (Aaron Paul) e Jess (Imogen Poots) si incontrano. Casualmente giungono tutti e quattro, all’incirca nel medesimo istante, in cima allo stesso grattacielo londinese. Le loro vite sono diversissime, ma convergono tutte in quel punto così distante dalla terra, pronti per colmare quell’enorme distanza con un tuffo disperato. Tutti e quattro, seppur per motivi differenti, hanno “il terrore delle fiamme”. Sarà proprio quest’assurdo incontro a cambiare le loro esistenze. Nascerà, nel luogo deputato alla loro fine, il sodalizio più macabro e bizzarro della storia. Una volta stipulato il patto di non suicidarsi prima di San Valentino, iniziano le peripezie dei “fantastici quattro”: dall’ accanimento, persino perfido, mediatico, alla vacanza insieme per scappare da questo, fino a quello che accadrà una volta arrivato il giorno degli innamorati.

 

LA COMMEDIA DEI SUICIDI- I cultori della narrativa hornbiana ritengono, perlopiù, che quella di Pascal Chaumeil sia la peggior trasposizione cinematografica di un romanzo del loro idolo (ricordiamo Alta fedeltà di  Stephen Frears e About a Boy dei fratelli Weitz). Il film si divide in quattro capitoli, ognuno dei quali si apre con il nome di uno dei personaggi e inizia con uno spaccato della sua vita; per qualche minuto, il regista ci fornisce informazioni aggiuntive sul tizio in questione, poi la narrazione riprende senza che il punto di vista sia soggettivo, perdendo così parte del potenziale che avrebbe potuto sfruttare. È inevitabile l’ammissione che buonismo e ottimismo permeino la pellicola, forse anche fastidiosamente. Ma è una commedia divertente ed è per tutti! Non buttiamoci giù non è sicuramente il film di nicchia che non ambisce a essere, né un film da Oscar e citazione su manuale universitario. Poteva esser più brillante, è fuori discussione, soprattutto partendo da un soggetto tanto buono; poteva evitare di cadere nel miele stucchevole e sfruttare tutte le spine che un simile argomento offre. Ma la commedia è anche questo, e c’è qualcuno che al cinema ci va (non con meno diritto degli altri) per distrarsi, guardare una bella storia e per sentirsi coccolato da dolcezze che non per forza corrispondono al realtà delle cose. E non c’è proprio niente di male.

Elisa Belotti

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