Orazio Rotunno
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Fabio Fognini, il meglio del peggio a Miami: troppo Nadal

Fognini - Troppo forte Nadal, ma Fognini non c'è: manca ancora molto per il salto di qualità del ligure

Fabio Fognini, il meglio del peggio a Miami: troppo Nadal
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Rafael Nadal

Rafael Nadal

Fabio Fognini esce di scena anche da Miami agli ottavi di finale, dopo quelli raggiunti ad Indian Wells contro Dolgopolov. Tutto sommato un buon risultato per il n.13 al mondo, che mai si era issato sino a questo punto nei Masters sul cemento: piccoli segnali di crescita nella superficie meno amata, prima della stagione sulla terra dalla quale ci si aspetta grossi risultati. Un Fognini che però nel match non match con Nadal non ha mai opposto resistenza, dando dimostrazione ancora una volta degli enormi passi in avanti da fare sul piano caratteriale e di approccio alle partite.

FABIO FOGNINI E LA TOP TEN MALEDETTA – Premessa doverosa: al momento del congedo di rito, alla richiesta di Nadal circa le condizioni di salute il buon Fabio avrebbe parlato di problemi al costato. In realtà, già nel match precedente il ligure aveva accusato dei dolori al piede e la partita col maiorchino ha messo in mostra un Fognini troppo brutto per essere vero, probabilmente anche a causa di problemi fisici. Un doppio 6-2 rifilato dal n.1 al mondo in meno di un’ora e che certifica una volta di più l’incapacità di Fabio nel competere contro i primi al mondo, soprattutto se non si è sulla terra rossa. Solo due top teni battuti in carriera, entrambi nel 2013: Thomas Berdych e Richard Gasquet. Ciò che più desta perplessità, è l’approccio ai match di Fabio Fognini, spesso svogliato, rinunciatario e remissivo. Un avversario (soprattutto se risponde al nome di Rafael Nadal), basta ed avanza: se comincia la solita guerra con se stesso, il vento, pubblico, arbitro e raccattapalle, il rischio è quello di uscire dal match senza nemmeno esserci entrato e con una pessima figura. Non c’è stata storia, ma Fabio Fognini nemmeno ha fatto molto per scriverne un piccolo paragrafo. Subito un 4-0 in avvio, poi un colpo di coda quando ormai il set era andato, con il solito andamento remissivo ed in guerra col mondo (solito paio di racchette scaraventate a terra). Nadal, da parte sua, mostra il solito rispetto per l’avversario frutto anche di una bella amicizia con Fabio Fognini, ed un atteggiamento di chi gioca ogni punto come se fosse il più importante della sua carriera. Quale miglior esempio?

In tribuna, nulla ha potuto l’apporto emotivo di Flavia Pennetta: poco male, per Fabio Fognini la consolazione post-match potrebbe essere stata sufficiente a dimenticare l’incubo di Nadal!

Orazio Rotunno

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