Enrico Steidler
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Il Veneto come la Crimea, ma per i quotidiani italiani “il fatto non sussiste”

Valanga di “sì” (l’89%) per l’indipendenza del Veneto, ma sulla notizia del giorno cala implacabile il cover-up dei media

Il Veneto come la Crimea, ma per i quotidiani italiani “il fatto non sussiste”
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“Il referendum virtuale per l’indipendenza del Veneto ha superato quota 2,3 milioni di voti, pari al 73% del corpo elettorale. Secondo i dati diffusi a Televideo da Plebiscito.eu, movimento venetista che ha promosso la votazione, i SI sono stati quasi 2 milioni 103 mila pari al 89%, i NO poco più di 257 mila, il 10,9%. La consultazione è stata fatta in rete, attraverso schede raccolte nei gazebo e voti telefonici e non ha alcun valore formale”. A prescindere da qualsiasi opinione sull’argomento, e al di là di ogni valutazione sul valore non solo formale di una simile consultazione, la notizia riportata da Televideo a pagina 126 (ma non in prima…) ha rilievo storico: non capita tutti i giorni, infatti, che una regione italiana – e importante come il Veneto, oltretutto – manifesti in modo così significativo il desiderio di sottrarsi al fatale abbraccio del “peggiore mostro burocratico del mondo occidentale, e tuttavia i maggiori quotidiani del Belpaese sembrano vivere sul pianeta delle veline, quel mondo nebbioso e pieno di sabbia a mille anni luce da qualsiasi ideale.

Manifestazione per l'indipendenza del Veneto

Manifestazione per l’indipendenza del Veneto

CATALOGNA SI’, SCOZIA SI’, FIANDRE SI’ – E il Veneto? No, meglio di no…Diamo un’occhiata sul web: il Corriere della Sera tratta l’esito del referendum-plebiscito come una notizia di media importanza, Repubblica lo imbosca fra “Scuola per i caschi blu? E’ sulle rive del Po” e “Firenze, anziano uccide la moglie malata”, mentre l’Unità, la Stampa, il Messaggero, il Manifesto, Quotidiano Nazionale, Avvenire e il Foglio fanno finta di nulla e lo ignorano completamente. Solo il Tempo (“Dopo il Veneto la Sardegna. Crescono le piccole «Crimee» d’Italia”), Libero (“REFERENDUM-PLEBISCITO IN VENETO “Basta Roma”: l’89% vuole la secessione”) e il Giornale (bellissimo l’approfondimento di Carlo Lottieri “Tanta voglia d’indipendenza”) mettono la notizia in evidenza e salvano la faccia. Per la cronaca, ecco il comunicato emesso da Plebiscito.eu: “Tutto il Veneto e anche gran parte d’Italia ci sta sostenendo. Anche dalle altre regioni sta emergendo la consapevolezza che la strada del diritto di autodeterminazione che in Veneto sta trionfando è l’unica soluzione per liberarsi dal peggiore mostro burocratico del mondo occidentale. La bestia sanguinolenta dello Stato italiano è odiata da tutti i suoi sudditi in ogni dove. Metteremo a disposizione” – prosegue la nota degli indipendentisti – “la piattaforma di voto digitale e il know-how strategico acquisito anche a tutte le altre regioni che la vorranno utilizzare, per realizzare referendum di indipendenza delle proprie regioni, attraverso l’indizione da parte di comitati referendari apartitici e trasversali che dovessero nascere. La rivoluzione digitale è in atto e nessuno la può fermare, perchè la volontà del Popolo è legge”.

SOLO UNO SU TREDICI CE LA FA – Se poi guardiamo alla versione su carta degli stessi quotidiani il panorama si fa ancora più deprimente, e solo il Giornale considera il referendum del Veneto (iniziato il 16 marzo e conclusosi ieri) per quello che è, la top news. Ecco la breve rassegna stampa di oggi (NB: i giornali che ignorano del tutto la notizia sono indicati in rosso):

1) – Corriere della Sera: sul quotidiano che fu di Indro Montanelli dominano la foto di don Ciotti e il Papa che si tengono per mano e il forte richiamo di quest’ultimo: “Mafiosi, lo chiedo in ginocchio: convertitevi o finirete all’inferno”. Alla regione più visitata d’Italia è dedicato solo un trafiletto dal titolo quasi canzonatorio: Il Veneto senza leader che si sogna indipendente.
2) – La Repubblica: stessa identica foto del Corriere a centro pagina (“Mafiosi convertitevi o sarà l’inferno”), ma il vero protagonista è il Leader laico: Europa, Confindustria contro Renzi”.
3) – La Stampa: mega-foto in evidenza del Santo Padre (con tanto di folla implorante), ma l’attenzione è tutta sui penosi capricci di chi è abituato a ingrassare a spese dei contribuenti: Tagli, supermanager in rivolta. Moretti, ad di Ferrovie: se mi riducono lo stipendio vado all’estero”.
4) – Il Messaggero: il quotidiano di Roma confina il Papa in un trafiletto a fondo pagina e apre come la Stampa: “Manager di stato, lite sui tagli”.
5) – Il Tempo: come sopra, più di sopra. L’altro giornale della città eterna ignora completamente Bergoglio e dedica l’apertura al capo del governo: “Renzi taglia il commissario tagliatutto”.
6) – Libero: occhi – e dito accusatore – puntati sul presidente del consiglio e “la vicenda dell’attico pagato da altri” (Le bischerate di Renzi”), ma subito sotto ecco un richiamo dal titolo quanto mai incisivo: Primo avvertimento: il Veneto se ne va”.
7) – L’Unità: il quotidiano fondato da Antonio Gramsci apre con un cubitale “I Manager che si credono poveri” che sovrasta una maxi-foto del Santo Padre (!) (il “Papa ai mafiosi: finirete all’inferno”). Anche per L’Unità, quindi, il Veneto è solo un’espressione geografica.
8) – Il Manifesto: consueto (bel) titolo da ultrà delle Procure (“Milano da mangiare”), con riferimento agli “arresti eccellenti per gli appalti nei cantieri dell’Expo”, e primo trafiletto dedicato a don Ciotti (e non a Bergoglio): “Ciotti al Papa: anche la Chiesa ha colpe.
9) – Quotidiano Nazionale: “Tagli ai manager di stato” e gigantografia della First Lady Michelle Obama che gioca a ping pong con i cinesi (“Come ai tempi di Mao, il gioco del ping pong nei rapporti tra Usa e Cina”).
10) – Il Foglio: tante notizie, solita veste editoriale che lo rende così simile al nordcoreano Rodong Sinmun (organo del Partito dei Lavoratori) e identico cover-up.
11) – La Padania: mega-foto dedicata ai “Clandestini a quattro stelle: ondata di 360 immigrati trasferiti in hotel di 9 province lombarde senza che la Regione venisse neppure informata”, ma grande spazio anche al “(mal) essere veneto: perché siamo incompatibili col sistema”.
12) – Avvenire: Papa Superstar, ovviamente (“Mafiosi pentitevi, vi attende l’inferno”); poi, come su tutti gli altri giornali o quasi, c’è tanta Ucraina, tanta Lombardia (Expo e dintorni), tanta Turchia (Erdogan e la chiusura di Twitter) ma Veneto…zero.
13) – Il Giornale: ebbene sì, quello diretto da Alessandro Sallusti è l’unico quotidiano a trattare come si deve la notizia del giorno (“Il Veneto vota la secessione”), e a metterla – udite udite – ancora più in risalto rispetto al volto sorridente del Santo Leader (“Berlusconi può riprendersi il Paese”)…

Insomma, sui maggiori giornali italiani la notizia della Catalogna di casa nostra viene quasi oscurata da Renzi e i suoi guai (vedi alle voci “attico” e “Confindustria”), dai manager affamati in rivolta e dalla supplica-anatema di Papa Bergoglio; persino sulla Padania la solita battaglia dal sapore vagamente xenofobo sembra essere più importante del referendum per l’indipendenza del Veneto. E poi chiediamoci perché perdiamo i lettori…

Enrico Steidler

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5 Responses to Il Veneto come la Crimea, ma per i quotidiani italiani “il fatto non sussiste”

  1. Aldo 22 marzo 2014 at 16:49

    Bell’articolo, grazie.

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    • Enrico Steidler 23 marzo 2014 at 15:53

      Gentile Aldo, grazie a lei per il suo apprezzamento.

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  2. Alan 23 marzo 2014 at 1:44

    Non esiste questa notizia perchè si tratta di una buffonata.
    Possibilità di votare anche decine di volte creando utenze false sul loro sito…dicono che i di notte vengono effettuate verifiche batch, incrociando i dati immessi con quelli dell’anagrafe degli elettori.
    C’è solo un piccolo problema…una verifica del genere oltre ad richiedere giorni, e non poche ore durante la notte, richiede anche grandi competenze di programmazione data l’importanza della questione. Non ci è stato fatto vedere nulla…e già questo mina tutta l’iniziativa.
    In più…c’è un piccolo difetto di fondo…l’anagrafe degli elettori, o meglio le liste generali dell’elettorato attivo…NON CONTENGONO i numeri delle carte d’identità.
    E questi sono gli unici dati accessibili dal pubblico…l’accesso ai dati anagrafici dei cittadini è IMPOSSIBILE in quanto, illegale…sarebbe una catastrofica violazione delle normative sulla trattazione dei dati sensibili.

    Per quanto riguarda il voto telefonico poi (e ancora quello online)…sono state spedite lettere contenenti il codice per votare…
    Ma cosa succede nel caso in cui in un’abitazione dove vivono 6 persone e 5 cestinano la lettera del comitato contenente il loro codice voto, il sesto inquilino, prende e vota per tutti gli altri 5?

    Dove sta la certezza del voto?
    Se non è una PAGLIACCIATA QUESTA….

    Il M5S per far votare 80.000 persone, ha verificato UNA AD UNA le carte d’identità di ogni singolo iscritto, prima di abilitarlo al voto.

    TIPICA PAGLIACCIATA LEGHISTA

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  3. Daniela 23 marzo 2014 at 12:33

    Sono una cittadina veneta, e assicuro ai lettori e ai commentatori che i dati sono davvero realistici, visto che quasi in ogni famiglia veneta non si parlava d’altro, durante la settimana, e che tutti i miei conoscenti , parenti, etc. hanno votato.
    Busato, l’ideatore della proposta, è un INGEGNERE con un’azienda di SOFTWARE, specializzato in TECNOLOGIA DIGITALE, nonché formatore e consulente nel campo, e mi risulta che progetti App per I-phone e I-pad, quindi non parliamo di un ridicolo sprovveduto nel campo informatico…
    I dati sono “salvati” e consultabili, a disposizione di Enti ed Organismi nazionali ed internazionali per verifiche e controlli (l’ha detto lui stesso, pubblicamente, in piazza a Treviso , durante la cosiddetta “proclamazione di indipendenza”).
    E’ vero che si potevano inserire voti “farlocchi”, nel corso della votazione, durante il giorno, ma nelle ore successive alla chiusura del seggio “virtuale”, il sistema eseguiva i controlli incrociati (banca dati cittadini veneti residenti maggiorenni), ed espelleva i dati/voti incongrui, che sono risultati 7.000 (più o meno lo stesso sistema che usa Grillo).
    NON C’E’ NIENTE DI PIU’ CERTO E TRACCIABILE DEI DATI DIGITALI che, ripeto, sono stati “salvati”….
    In molti Paesi del mondo si usano ufficialmente questi sistemi tecnologicamente evoluti e sofisticati (Svizzera, Australia, etc.), per votazioni.

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  4. Enrico Steidler 23 marzo 2014 at 15:56

    Gentili Daniela e Alan, vi ringrazio per i vostri commenti. Per quanto riguarda l’attendibilità dell’esito quasi plebiscitario del referendum vi segnalo il bell’articolo “La stampa estera si appassiona alla secessione italiana” del giornalista britannico Lee Marshall (http://www.internazionale.it/opinioni/lee-marshall/2014/03/21/la-stampa-estera-si-appassiona-alla-secessione-italiana/): “Si tratta di un’operazione puramente simbolica e mediatica” – scrive Marshall riferendosi alla consultazione promossa dagli indipendentisti veneti – “priva di esiti legislativi vincolanti e di scarso valore come barometro, visto che si può votare online per un’intera settimana e che c’è uno scarsissimo controllo su chi vota. Come lo so? Facile, mi sono iscritto sul sito di Plebiscito.eu, dando come mio indirizzo quello del canile di Vicenza. Mi è arrivato un codice per posta elettronica e ho votato telefonicamente. Mi è giunta anche un’email di ringraziamento: “Gentile cittadino, grazie per aver votato il Referendum digitale per l’indipendenza del Veneto”. Sarò stato, immagino, uno dei pochissimi “no”. Così come è stato, forse, uno dei 7000 elettori “farlocchi” rivelatisi tali dopo i controlli incrociati cui fa riferimento Daniela. Il punto, però, non è questo, ma la portata “storica” dell’iniziativa (a prescindere dall’attendibilità del dato, che comunque fa riflettere) e il pietoso velo di silenzio (o quasi) stesole sopra dai media italiani. “Per come lo concepisco io” – scrive Marshall – “il mestiere di un giornalista consiste nel riportare delle notizie di interesse pubblico, non fare da guardiano morale filtrando e sopprimendo quelle notizie che non riteniamo degne della vostra attenzione. Ora, se io lettore ho visto dei gazebo nella mia città di un comitato che promuove un referendum sull’indipendenza della mia regione, mi aspetto di aprire il giornale, almeno quello locale, e trovarne qualche accenno”. Questo è il punto, purtroppo.

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