Manlio Mattaccini
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Ciclismo: è tempo di Milano-Sanremo. Il borsino della vigilia

Scatta la "Classicissima" di primavera: favoriti Sagan, Cancellara e Cavendish. L'Italia spera in Moser, Nibali è un punto interrogativo

Ciclismo: è tempo di Milano-Sanremo. Il borsino della vigilia
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Dire Milano-Sanremo è un po’ come iniziare un percorso. Percorrere i quasi 300 chilometri tra dal capoluogo milanese al lungomare della cittadina ligure è come attraversare un pezzo di storia. L’inizio vero e proprio del clou della stagione, ma anche la corsa che diede di fatto ai natali del ciclismo italiano.

Alessandro Petacchi, vincitore della Milano-Sanremo nel 2005

Alessandro Petacchi, vincitore della Milano-Sanremo nel 2005

UNA STORIA NELLA STORIA – La prima edizione (allora divisa in due tappe) si svolse nel 1907, ben due anni prima dell’inizio del Giro d’Italia. La corsa, nei decenni, ha mantenuto quasi intatto il proprio percorso e il proprio fascino. Dal Passo del Turchino in poi, con l’ingresso in Liguria, l’inizio della gara vera e propria. Il “Poggio” di Sanremo, quella collinetta posta lì, come trampolino di lancio a pochi chilometri dal traguardo, spuntò nel 1960 per volere del patron Torriani, stanco di vedere i velocisti fiamminghi trionfare davanti agli italiani. Da allora in poi pochissime le variazioni. L’aggiunta della “Cipressa” nel 1982 e la recente introduzione de “Le Manie” nel 2008. Salita quanto rischiosa quanto facile: l’esperimento è già finito, quest’anno non ci sarà. I nostri portacolori, dopo le vittorie di Cipollini e Petacchi nei loro anni d’oro, sono a secco da un bel pezzo. L’ultimo a finire con le braccia alzate fu Pozzato, nel 2006. Domani sarà alla partenza; con che possibilità lo sa soltanto lui.
198 i partenti per il primo grande appuntamento della stagione. Quasi tutti reduci dalla Tirreno-Adriatico, breve corsa a tappe nel nostro Paese che ha ormai scalzato per prestigio e caratura tecnica la transalpina Parigi-Nizza. Il bello della Sanremo è che non è adatta per uno specifico corridore-tipo. Dal velocista al passista, o al grimpeur: chi ha le gambe, e l’astuzia, può staccare tutti gli altri. Chiaramente sapendo cosa e come fare.

I FAVORITI – Parlare di favoriti è quasi un azzardo. A parità di imprevisti, il lotto dei reali pretendenti alla vittoria è racchiuso in tre nomi: Sagan, Cancellara e Cavendish. Gli ultimi due hanno già una Sanremo nella loro bacheca, lo slovacco no. Nella tremenda edizione del 2013 ottenne un secondo posto. Quest’anno, a 24 anni (ma con l’esperienza di un veterano) sembra l’anno giusto. Cancellara non si discute: la Locomotiva di Berna se ha le gambe può staccare tutti con un allungo nel finale. Cavendish, in volata di gruppo o ristretta, è il velocista più forte in attività.

SECONDA FASCIA – Subito dietro, ma solo sulla carta, un nutrito gruppo di corridori. Non possiamo non citare Ciolek, vincitore a sorpresa un anno addietro, anche se un bis statisticamente è improbabile. Greipel e Degenkolb sono le ruote più veloci in grado d’insidiare Cavendish; se lo isoleranno, in uno sprint di gruppo sono temibilissimi. Gerrans, vincitore nel 2012, l’ex campione del Mondo Gilbert e Boasson Hagen sono quei corridori completi in grado di potersi imporre sia in uno sprint ristretto, sia nel tentare un’azione nel finale.

OUTSIDERS – In un grande appuntamento, la sorpresa del giorno è sempre dietro l’angolo. Nel solito mischione di nomi che si possono tirare in ballo, ci sentiamo di appuntare sul taccuino due uomini: Slagter e Demare. Il loro grande inizio di stagione parla per loro: due vittorie di tappa alla Parigi-Nizza per l’olandese, numerosi piazzamenti in volata per il giovane velocista francese, classe ’91. Se non quest’anno, saranno sicuri protagonisti negli anni futuri.

E GLI ITALIANI? – Non sappiamo quante possibilità possano avere i nostri portacolori. Di sicuro possono giocarsi qualche carta e sperare d’ esser protagonisti almeno fino alla fine. Nibali sarà alla partenza: non sembra ancora al massimo della condizione (punta al Tour), ma il terzo posto raggiunto nel 2012 significa che ha un certo feeling con questa corsa. Le vere speranze però le teniamo in Moreno Moser, in lotta per vincere la Sanremo 30 anni dopo lo zio Francesco. Potrebbe essere chiuso da Sagan, suo compagno di squadra. In ogni caso, è sempre la più valida alternativa: lo poniamo in seconda fascia. Per Modolo, Felline, Pozzato e Gatto qualche chances: ma dovranno essere bravi a sfruttare il minimo errore o distrazione degli avversari. Potrebbe essere l’ultimo Sanremo per il 40enne Petacchi: comunque vada, sarà un successo.

Manlio Mattaccini

 

 

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