Kevin Brunetti
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Villas-Boas, ”The Special Two”: come un soprannome ti cambia la vita

La particolare storia di Andrè Villas-Boas, lo ''Special two'': l'allenatore a cui un soprannome ha cambiato la carriera.

Villas-Boas, ”The Special Two”: come un soprannome ti cambia la vita
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Andrè Villas-Boas è il più giovane allenatore ad aver mai vinto una competizione europea, il 18 Maggio 2011 ha infatti conquistato l’Europa League a 33 anni e 213 giorni battendo il record di Gianluca Vialli nel’98.  La competizione europea è solo il coronamento di una grande stagione che si conclude quindi con il Treble: campionato, coppa nazionale e coppa europea, lo stesso raggiunto da Mourinho nel 2003. Un grandissimo record e un grande riconoscimento, ma al tempo stesso la sua rovina.

CHELSEA – Nonostante Villas-Boas abbia sempre sottolineato che il calcio non è un ‘One man show’ e che l’importante non è tanto l’allenatore ma il gruppo, quando segue le orme di Mou e sbarca Londra sponda Blues visto quanto fatto la stagione precedente il suo soprannome era già stabilito: ”The special Two”, ovviamente in riferimento a Josè Mourinho. Ma nonostante il soprannome Andrè non era e non è Mou, è forse altrettanto preparato, ma non ha la personalità di Josè e si trovò a sbarcare in uno dei più grandi club al mondo ad appena 34 anni (Mourinho ne aveva 41) con un enorme carico di responsabilità addosso. L’avventura parte bene, 19 punti conquistati sui primi 24 disponibili, ma poi con le prime difficoltà si vede l’inesperienza.

In rosa c’erano veterani come Terry e Lampard che erano e sono più vecchi di lui e con cui avrebbe dovuto dividere il ”potere” all’interno dello spogliatoio, forse questo Villas-Boas non lo capì. L’aspetto fu sottolineato dall’ex vice allenatore del Chelsea Ray Wilkins che disse pubblicamente che il portoghese doveva imparare a parlare con i senatori, chiedere la loro opinione ed accettarne i consigli vista la loro importanza per la squadra. Anche il centrocampista del Chelsea Obi Mikel parlò degli errori di Villas-Boas dopo il suo esonero, lo definì un grande allenatore ma uno che fece troppi errori per via dell’inesperienza e la giovane età, queste le sue parole: ”nessuno sapeva cosa stesse accadendo nel nostro spogliatoio. Non sapevamo se valesse la pena allenarsi bene in settimana per essere certi di giocare nel week-end”. Errori normali per un qualsiasi 34enne alla sua prima grande esperienza, ma Villas-Boas con quel soprannome non se lo può permettere, il risultato è l’esonero.

TOTTENHAM – Nel Luglio 2012, a 35 anni, viene assunto dal Tottenham con cui firma un contratto da 4,5M a stagione. La più grande delusione stagionale è l’eliminazione ai quarti di Europa League, ma in campionato Villas-Boas conclude conquistando il record assoluto di punti del club in Premier League, piazzandosi al quinto posto. Nella stagione 2013-14 la rosa degli Spurs viene rivoluzionata, con i soldi della cessione di Bale viene acquistato un nuovo blocco di giocatori per contendersi il posto da titolari. Nonostante la squadra sia stata rivoluzionata Villas-Boas ottiene 18 vittorie, 3 pareggi e 7 sconfitte, inoltre il Tottenham è l’unica squadra ad aver vinto tutte e sei le partite del proprio girone europeo. Il ruolino sarebbe di tutto rispetto, ma le sconfitte per 0-5 con Manchester City e Liverpool sono troppo pesanti per un allenatore carico di pressione e definito dai media come l’erede di Mourinho. Anche qua il risultato è lo stesso, esonero.

Andrè Villas-Boas non è Mourinho e non lo sarà mai. Andrè Villas-Boas è un allenatore giovanissimo e molto preparato scaraventato in pasto ai media prima che potesse fare abbastanza esperienza per sapersi difendere. Per citare due numeri, fino ad oggi Villas-Boas ha ottenuto il 58,82% di vittorie da allenatore, maggiore del 57,35% di Ancelotti, o del 55,04% di Fabio Capello, solo per citarne due. Oggi, il 18 Marzo inizia la sua avventura nella fredda San Pietroburgo, e se i dirigenti dello Zenit non avranno le stesse aspettative che avrebbero con Mourinho, questo sarà un altro tassello per la scalata di Andrè all’Europa che conta.

Kevin Brunetti (@Kevinbrunetti)

 

 

 

 

 

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