Modestino Picariello
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Nino abbi un po’ paura… di tirare un calcio di rigore

Benvenuti nell'overvaluation dei calci di rigore e della loro lotteria. Perché non tutto è semplice come appare e dal sogno all'incubo è un attimo.

Nino abbi un po’ paura… di tirare un calcio di rigore
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Calaiò, altro che festa: il suo rigore sbagliato condanna il Genoa contro la Juventus

Calaiò, altro che festa: il suo rigore sbagliato condanna il Genoa contro la Juventus

Non è mica da questi particolari…. che si giudica un giocatore…” , forse no, ma che si decide il risultato sì! Benvenuti nell’overvaluation dei calci di rigore e della loro lotteria

“Il risultato è falsato, ci è mancato un rigore”:  se dovessimo fare una classifica delle espressioni polemiche del dopo partita, questa sarebbe sicuramente tra le prime tre. E’ un peccato che ci si dimentichi sempre, chissà perché, che i rigori andrebbero anche segnati e che il risultato non cambia con la loro semplice assegnazione. Il tabellino si modifica quando la palla gonfia la rete, e prima di un calcio di rigore ci sono undici metri e un portiere. Per alcuni, un ostacolo insormontabile

THE SUNDAY HORROR PENALTY SHOW – Ne sanno qualcosa i rigoristi, categoria ballerina come poche altre nel calcio: esiste, vero, una lista ufficiale squadra per squadra, ma molto spesso dal dischetto va chi se la sente, che magari non è detto sia il più preparato. Ne sa qualcosa il Genoa, che sul penalty vede sbagliare Calaiò, che forse credeva ancora di giocare contro il Napoli, o la Fiorentina: meglio non esprimere i commenti dei tifosi quando, dal dischetto, vedono andare Pizarro, invece dei designati Rodríguez/Mario Gomez. Il buon cileno, ex-rigorista, manca di allenamento, e si vede. Poi caso a parte è Pinilla, ormai specializzato a non prendere neanche la porta quando deve battere un rigore. E tutti e tre si sono “esibiti” questa domenica. Pensate cosa sarebbe successo se i loro rigori non fossero stati dati: tonnellate di polemiche e di accuse al campionato farsa, ed invece, niente di fatto. Gli undici metri sanno anche condannare spietatamente.

QUESTIONE DI PALLE – Vero è che il rigore perfetto esiste, ma per realizzarlo non bastano la tecnica o l’abitudine al gol (anzi… ricordate Pancaro o Massimo Oddo?), servono innanzitutto i nervi saldissimi, per scacciare il pensiero terribile che dagli undici metri la pressione è tutta sul tiratore, perché il portiere non ha niente da perdere. In apparenza il vantaggio per chi tira è mostruoso, ma doverlo sfruttare tutto con un solo tiro e gli occhi di tutto lo stadio puntati addosso la può rendere un’esperienza angosciante e parossistica, che si sostiene solo con una grande forza d’animo. Detta in altre parole, ad andare in rete sono le palle del tiratore, prima ancora di quella della partita. Perché se tiri troppo forte rischi di angolarla poco, ed allora per il portiere basta respingere, se tiri angolato ma piano sarà facile da parare se si battezza l’angolo giusto, se ti concentri solo sulla potenza, rischi un tiro di rugby (ma con la porta molto più bassa).

QUESTIONE DI NUMERI – E allora accade che in questa stagione sia stato sbagliato un rigore su sei, con la punta di tre consecutivi domenica scorsa, che abbiano fallito anche infallibili come Balotelli, e che un portiere buono ma non oltre, come Puggioni, si scateni dal dischetto parando due rigori su due. E allora dai tempi della leva calcistica della classe ’68 del buon De Gregori non è cambiato nulla: il calcio di rigore resta sempre un’esperienza da poter sbagliare. Se ne ricordino tutti i polemizzatori del dopopartita!

Modestino Picariello

 

 

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