Orazio Rotunno
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Dalla lettera di Mario Rossi a Joseph Blatter: il giudizio universale

Fra gli archivi vaticani spunta un documento inedito, l'autore è un tifoso stanco di ingiustizia e soprusi che scrive direttamente al boss della Fifa

Dalla lettera di Mario Rossi a Joseph Blatter: il giudizio universale
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Bambino mette pace in campo

Bambino di 5 anni calma allenatore ed arbitro

In quel tempo, vi era uno sport chiamato Soccer, dove 22 uomini in campo correvano dietro una palla di stoffa e non potevano usare le mani, ma solo gambe e testa per riuscire nell’intento: infilare la sfera nella rete difesa dal portiere avversario, lui si adibito all’uso delle mani. Solo i 22 eroi in campo potevano decidere l’esito di quello scontro, oltre ai due condottieri che dalla panchina ne guidavano le gesta: fino a quando divenne necessaria una figura esterna, che avrebbe corso con loro lungo il prato verde. Era chiamato arbitro, con lui due chierichetti chiamati guardalinee col compito di sconfiggere il quarto mistero di Fatima chiamato fuorigioco, ed un quarto uomo la cui importanza equivaleva al due di coppe a briscola. Il tutto per dare ordine ed equilibrio: fu l’inizio del caos, del giudizio universale.

AIUTATI CHE LA TECNOLOGIA TI AIUTA – Egregio signor Joseph Blatter, si arriva ad un’età (nel suo caso sin troppo avanzata) in cui gli interessi economici e personali dovrebbero lasciar spazio al bene comune ed al giusto. In cui i vecchi debbono dare la possibilità ai giovani ed alle giovani idee di ereditare la poltrona. La sua, caro Peppe, odora di antico e superato: il calcio nelle sue mani sembra la danza classica per un ballerino, una disciplina superiore. Dove hip hop o qualsiasi altra forma d’arte è di Serie B a cospetto del grande spettacolo dell’Opera. Così il calcio, non sembra doversi piegare al corso dei tempi: a rugby, tennis, basket, formula 1, moto gp, hockey e tutti quegli Sport dove tale parola trova il senso più profondo di se stessa nella giustizia e legittimità del risultato grazie al supporto della tecnologia. Sono un umile tifoso di provincia (chi altro potrebbe lamentarsi), vorrei vedere la mia squadra vincere, perdere o pareggiare solo per merito o demerito di quei 22 eroi in campo narrati in un antica parabola, con i due condottieri che dalla panchina guidavano le proprie armate. La soluzione esiste, testata ed applicata in numerosissimi sport e con modalità diverse. Se l’uomo è andato sulla luna, può riuscire anche nell’impresa di adattare la moviola al calcio. Se lei mi risponde che il calcio è uno sport in continuo movimento, impossibile da spezzettare ad ogni episodio, allora l’esempio del tennis le viene in soccorso: 3 possibilità per squadra nei 90 minuti in cui chiedere il supporto video. Un uomo adibito ad hoc per valutare l’episodio, non sarà infallibile ma quanto meno risolverà i casi più clamorosi e per cui un povero tifoso come me perde la salute ed ore di sonno. E se lei mi risponderà che gli errori fanno parte del gioco, mi chiedo perché debba essere così, se esiste la possibilità di debellarli: perché un risultato deve essere falsato, delegittimato, contestato e causa di scontri, offese e proteste infinite se abbiamo tra le mani una soluzione, seppur non definitiva.

Temo, spero di cuore di sbagliarmi, che il motivo di un ostruzionismo inspiegabile come il suo, risieda in motivazioni economiche e di interesse. Forse perché le tv perderebbero il maggior numero di argomentazioni se private delle polemiche arbitrali, forse perché un supporto tecnologico in ogni campo del mondo verrebbe a costare un’infinità di soldi. Fatico a credere alla prima ipotesi, visto che solo in Italia esistono trasmissioni ad hoc per trattare l’argomento. Escludo categoricamente la seconda, essendo il calcio una macchina da soldi come pochi settori in questo pianeta.

In conclusione le dico, caro Beppe, che anche per lei arriverà il giudizio universale: dall’alto della sua poltrona prima o poi qualcuno valuterà anche lei. Per aver lasciato il caos laddove poteva esserci l’ordine, quanto meno parziale. Ma almeno ci avrebbe provato, avrebbe smosso il calcio da quel terreno preistorico attorno al quale muove i suoi lenti passi. E se ad un giudizio su di lei sbagliato, chiederà il ricorso in appello, pazienza: gli errori fanno parte del gioco, ma anche della vita…

Orazio Rotunno

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