Giuseppe Folchini
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Matteo Renzi, dalla rottamazione a Palazzo Chigi

Dalla Provincia di Firenze a Palazzo Chigi. Chi finanzia Matteo Renzi

Matteo Renzi, dalla rottamazione a Palazzo Chigi
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primarie pd: Cuperlo, Renzi e Civati

primarie pd: Cuperlo, Renzi e Civati

Hanno scritto di tutto nel bene o nel male di Matteo Renzi,  eviterò quindi di tediarvi con l’ennesima storia sui boy scout o sulle amicizie con Andreotti e De Mita. Piaccia o meno, il neo premier non è  un politico nato dalle elites.  Anzi le nomenklature dei partiti in cui ha militato, a causa della trasmigrazione della Dc post Tangentopoli in  Partito popolare e successivamente in  Margherita per concludere con la fusione nei Ds, lo hanno sempre detestato. Non ha mai rispettato, i cosiddetti tempi della politica per cui uno avrebbe dovuto iniziare a fare “carriera” intorno ai 50anni e  sappiamo che il sindaco d’ Italia non è uno che abbia molta pazienza.

IL ROTTAMATORE – Allora via a rottamare dinosauri di partito e grigi funzionari. Uno dopo l’altro inesorabilmente. Come trampolino di lancio la presidenza della Provincia di Firenze. Nella rossa toscana, la componente cattolica dei Ds di cui faceva parte, era in minoranza. Per cui ecco che viene dato il contentino alla corrente ed al suo giovane e rampante rompicoglioni. Così Matteo Renzi, presenzia ad ogni evento possibile a tagliare nastri come se piovesse. Si inventa il Genio fiorentino, serie di eventi e manifestazioni culturali a cui non manca mai. Nel 2009 a Firenze si vota per il sindaco. Matteo punta i piedi e malgrado sia caldamente consigliato dai dirigenti dell’ ormai Partito democratico, ad aspettare il proprio turno e farsi un secondo mandato in provincia,. C’è chi lo ridicolizza e chi lo vorrebbe utilizzare per sbaragliare la concorrenza. Come al solito i geniali strateghi del Pd si dividono e lui invece se li mangia a colazione  e fa ciao ciao con la manina.

SINDACO PER HOBBY– Vince a mani basse le amministrative. Ovviamente in parte perché  Firenze non è cosa per la destra , figuriamoci che l’ultimo avversario è stato Giovanni Galli – forse la prossima volta potrebbero candidare Pippo, Pluto e Paperino- e in parte perché  agli occhi dei fiorentini sembra non essere la solita minestra riscaldata. Spesso lo ho soprannominato  sindaco per hobby e suppongo  di averci azzeccato. Malgrado l’esposizione mediatica, con il il 55% dei consensi (sondaggio Governance Pool 2013) è molto lontano dalle prime posizioni di apprezzamento dei cittadini.

GLI SPONSOR- Renzi è un uomo che brucia le tappe, correndo sempre il rischio di bruciare se stesso e  -fino ad ora- la sua spregiudicatezza è sempre stata premiata. Ma è impensabile che l’amaro calice fatto bere ad Enrico Letta, sia solo il frutto del suo egocentrismo. Come tutti nella vita, anche Matteo ha delle cambiali da pagare. La politica costa; quando il finanziamento pubblico si estinguerà, dovremo abituarci a vedere i candidati sul libro paga- legittimo- di imprenditori e tycoon. A meno che sei in un movimento dove un ex comico fa la campagna elettorale per te.  Solo che Renzi nella scelta degli sponsor, non sembra sia andato troppo per il sottile. In testa alla lista troviamo il finanziere del fondo Algebris, Davide Serra. Celebre per le polemiche sulla sede della holding di Algebris alle isole Cayman. Anche il patron della società chimica Mossi e Ghisolfi, Guido Ghisolfi ha donato con la moglie Ivana Tanzi 100 mila euro. Subito dopo questa doppia coppia da 100 mila  troviamo il munifico Alfredo Romeo, arrestato nel 2009 con accuse gravi e condannato in primo grado a due anni per un episodio minore di corruzione.  Matteo Renzi in poco più di un anno ha raccolto 1,6 milioni di euro dai suoi supporter. Cifra che vale un partito, perché nello stesso periodo (non molto) più di quella somma sono riusciti a incamerare da  privati soltanto Pd e Pdl. Il grosso della raccolta – 1,4 milioni di euro – è arrivato alla Fondazione Open, che è il nuovo nome della più nota Fondazione Big Bang. Senza dimenticare i rapporti esistenti con la famiglia De Benedetti non solo proprietaria del gruppo l’Espresso, che si è già spesa in un opera di moral suasion– finita male- nei confronti di Barca. Ma anche di Sorgenia, che sembra abbia già avuto un grazioso cadeau dal governo Letta. Sollevata dal pagamento di 23 milioni di euro di oneri di urbanizzazione, legati alla costruzione della centrale elettrica di Turano Bertonico (Lodi ). Questi imprenditori e finanzieri non potevano più tollerare-e nemmeno noi- l’apatia del governo di Enrico il Nipote. Hanno la necessità che l’ “uomo forte” si occupi di lavoro , fiscalità e sviluppo. Preoccupazioni che coinvolgono tutto il Paese ma con un punto di vista sostanzialmente differente e antitetico agli interessi del comune cittadino.

Giuseppe Folchini
@gifolch

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