Manlio Mattaccini
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Lotito non molla lo scettro

I tifosi in rivolta non mollano, lui non cederà il club : "Qui non passa lo straniero". Ma a sentirsi stranieri in casa sono sempre più i giocatori

Lotito non molla lo scettro
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Nell’Italia pallonara, che tratta il calcio come una guerra e la guerra come un match calcistico, il tifoso in qualità di parte imprescindibile dell’esistenza del proprio club (oltre che pagante), ha sempre il diritto di dire la sua. E spesso, anche di fare ciò che vuole. Non c’è da stupirsi se la contestazione dei supporters biancocelesti nei confronti di Lotito, quel presidente che nove anni fa salvò dal fallimento il club capitolino, vada avanti in maniera incondizionata. Anzi, la condizione per “cessare il fuoco” ci sarebbe: ma è l’ipotesi al momento meno caldeggiata e voluta dallo stesso Lotito: ovvero, abbandonare la nave e gettare per terra le armi. I due schieramenti rimangono fermi nelle loro posizioni: e in questa “guerra di trincea”, a pagarne le spese potrebbe essere proprio chi va in campo, che non si sente più cittadino nel proprio Stato.

Claudio Lotito, sempre più nel mirino dei tifosi

Claudio Lotito, sempre più nel mirino dei tifosi

LOTITO: “IO SONO UN COMBATTENTE” – Il presidente non ha alcuna intenzione di venire incontro alle richieste dei tifosi, che non reputa “costruttive ma distruttive”. Anzi, rivendica i propri diritti e i propri successi ottenuti da quando è sul gradino più alto nella gerarchia biancoceleste : ” Quando l’ho presa, la Lazio aveva 550 milioni di debiti. Da quando ci sono io c’è una rappresentanza in Lega e Figc mai avuta nella storia. Ha una catena di negozi, una radio, una tv.” Il concetto chiave di questo astio potrebbe risiedere nel principio machiavellico espresso nel Principe. Il principe dev’esse laudato o vituperato? Meglio vituperato, in quanto chi ama non sarà mai riconoscente, mentre chi teme porterà timore e rispetto. Da qui, la frase emblema del suo discorso : “Io sono colpevole solo di troppo affetto”.

SE NE DEVE ANNA”.. – Dall’altra parte della barricata c’è il “popolo”, che si sente tradito e vessato dal suo Sovrano, e che è disposto ad abbandonare temporaneamente il sostegno ai propri giocatori (l’essenza vera del calcio) piuttosto che fare finta di nulla e abbandonare gli ideali di rivoluzione. Gli ultras continueranno ad oltranza, e una propria rappresentanza dichiara : “Il nostro auspicio è che lui capisca quello che vogliamo, il senso di appartenenza non si misura da una scritta nel colletto della maglia. Noi non abbiamo nessun tipo di interesse, vogliamo semplicemente un futuro migliore per la Lazio“.

COME ANDRA’ A FINIRE? – Il tifoso spesso racchiude tanta passione, ma poca pazienza. Il presidente imprenditore, spesso, di pazienza ne ha in abbondanza, ma pecca di passione. Non siamo qua a sindacare sul merito della vicenda. Il problema del mondo del pallone è che è attorniato da tanti micromondi conditi di denaro che spesso distraggono dal vero succo di questo sport. Ecco, forse tifo e società dovrebbero un attimino rientrare nei propri ruoli, tornare a volare basso per spiccare di nuovo il volo, come l’aquila biancoleste.

Manlio Mattaccini

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