Elisa Belotti
No Comments

Auguri a Bernardo Bertolucci

L’ultimo imperatore, per nulla Conformista, semmai Sognatore, del Novecento

Auguri a Bernardo Bertolucci
Decrease Font Size Increase Font Size Text Size Print This Page

 

1975. Bernardo Bertolucci e il padre Attilio

1975. Bernardo Bertolucci e il padre Attilio

LA SETTA DEI CINEFILI O COME LA POESIA SIA DI FAMIGLIA – «Ero diventato membro di quella che in quei giorni era una specie di massoneria, la massoneria dei cinefili, quelli che chiamavamo malati di cinema. Io ero uno degli insaziabili, uno di quelli che si siedono vicinissimi allo schermo. Perché ci mettevamo così vicini? Forse era perché volevamo ricevere le immagini per primi, quando erano ancora nuove, ancora fresche, prima che sfuggissero verso il fondo, scavalcando fila dopo fila, spettatore dopo spettatore, finché, sfinite, ormai usate, grandi come un francobollo non fossero ritornate nella cabina di proiezione.» così dice Matthew, il protagonista di The Dreamers. Ma si sa che quello che dicono i personaggi è il pensiero dell’autore detto con voce non sua. Bernardo Bertolucci, uomo di cinema a tuttotondo (regista, sceneggiatore, produttore), compirà, domenica 16 marzo, settantatré anni. Qualche riga buttata giù su una pagina bianca può (a ragione) sembrare ben poca cosa per omaggiare una personalità del suo calibro, ma non esiste luogo ampio quanto il foglio bianco. E questo lo sapeva Attilio Bertolucci, il padre di Bernardo, uno dei massimi poeti del novecento italiano. Parlava di “giovani saltimbanchi e sognanti lune” il poeta e così ci piace dipingere suo figlio: un sognante saltimbanco pronto a piroettare immagini e storie in cui l’onirico abbraccia il reale, come in un tango parigino, l’ultimo. È possibile, ci chiediamo, dimenticare Eva Green Venere di Milo (sempre in The Dreamers) o la purezza di quella Liv Tyler che balla da sola (e quelle mani che afferrano caviglie camminanti, durante una festa decadente)? È possibile non ricordare Novecento, Il conformista e il recente Io e te come si ricordano gli odori sentiti in cantina quando si è bambini? E cosa dire di quell’ opera mastodontica che è la trilogia dell’altrove: L’ultimo imperatore (nove, nove!, premi Oscar), Il tè nel deserto, Piccolo Buddha? E non è forse l’altrove l’unico luogo deputato alla poesia? Insomma, l’arte del componimento (di parole o immagini, poco importa) è di famiglia! E allora, dovremmo dire: auguri poeta!

The Dreamers, 2003.

The Dreamers, 2003.

IL REGISTA È UN CRIMINALE – Sempre Matthew, a un certo punto di questa piccola perla del nostro cinema, aggiunge: «Ho letto ne “Les Cahiers du Cinéma” che un regista è come, come un guardone, un voyeur. È come se la macchina da presa fosse… il buco della serratura della porta dei tuoi genitori. E tu li spii, e sei disgustato… e ti senti in colpa… ma non puoi fare a meno di guardare. Fare i film è come un reato. Un regista è come un criminale. Dovrebbe essere illegale.» Andando al di là del significato metafisico, qualcuno ha pensato veramente che Bertolucci fosse un criminale. Nel 1972 esce Ultimo tango a Parigi, il quale attirerà subito l’attenzione su di sé e non solo per il cast strepitoso (Marlon Brando, Maria Schneider, Jean Pierre Leaud). Il film viene definito “scandaloso” al punto tale che, il 29 gennaio 1976, la Cassazione ritirerà la pellicola e il regista verrà privato dei diritti civili per cinque anni, condannato per offesa al comune senso del pudore. Ma questo non basta. Nel settembre appena trascorso sono emerse altre accuse circa il rapporto anale, molto esplicito e così realista forse perché la Schneider non ne sapeva niente, presente nel film.

Marlon Brando e Maria Schneider in Ultimo tango a Parigi

Marlon Brando e Maria Schneider in Ultimo tango a Parigi

Ma non è di questo tipo di “criminalità” che vogliamo discutere, né vogliamo fare parte di quella folla medievale di accusatori sempre pronti a puntare il dito e a preparare roghi, a dire “strega” a  tutto quello che non è canonico. Ci limiteremo qui a parlare della delinquenza del voyeur, come la definisce Bertolucci stesso. Del reato di esser capaci di osservare, con bramosia di dettagli e sospiri, le immagini di vite vere o anche solo fantasticate.

E, allora, auguri criminale!

Se solo tutti i crimini fossero come il cinema…

Elisa Belotti

Share Button

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *