Modestino Picariello
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Gli inutili scandali del calcio: di striscioni non è mai morto nessuno

Gli striscioni dopo Juve-Fiorentina non sono il problema. Sono la soluzione!

Gli inutili scandali del calcio: di striscioni non è mai morto nessuno
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Premessa doverosa dopo le polemiche della scorsa volta : questo articolo fa parte di una rubrica settimanale chiamata “Overvaluation”. Qui si analizza tutto ciò che il mondo dello sport (quindi non solo il calcio) tende ad esagerare, riportandolo, razionalmente, alle sue più corrette dimensioni. Questa settimana a essere sopravvalutate sono state le polemiche post Juve-Fiorentina sugli striscioni. Buona lettura

Strascioni inneggianti all'Heysel. Quel problema che diventa soluzione

Strascioni inneggianti all’Heysel. Quel problema che diventa soluzione

  Qualunque appassionato di calcio potrà citare a memoria, negli ultimi giorni, gli striscioni incriminati post Juve-Fiorentina (ma anche post derby di Torino) che molte polemiche stanno creando e su cui chiunque (da Capello a Mazzola alla signora Scirea ecc.) si è sentito in obbligo di dichiararsi offeso davanti alla tv e di proporre la sua soluzione. Quello che nessuno saprà dire è quanti morti o feriti sono stati provocati dagli scontri tra le tifoserie dopo questa incredibile escalation verbale. Di sicuro  queste parole avranno provocato una reazione a catena! O no?

IL ROVESCIO (PACIFICO) DELLA MEDAGLIA (VIOLENTA) –  Invece no! Nessuno ha potuto fare la conta dei danni perché non ce ne sono stati. Dopo gli striscioni non è successo niente, finita lì. Anzi, Juve-Fiorentina, per distacco la partita più a rischio incidenti dopo i derby di Roma e Torino, si mantiene pacifica da ben due anni, pur non lesinando striscioni che i moralisti incarcererebbero con l’ergastolo (insieme ad autori e proprietari, of course). Avete sentito di qualche richiesta mediatica di tolleranza zero per le tifoserie di serie A quest’anno?  Non siamo ancora all’eliminazione totale, ma i numeri sono sempre più in calo e a fine 2013 si è festeggiato il sesto anno consecutivo di diminuzione degli incidenti legati al calcio. A prima vista ci sarebbe da gioire, ma non è tutto oro quel che luccica

SE VUOI LA PACE, PREPARA LA GUERRA – Che succede allora? Succede che la lunga storia tra chi vuole amare il calcio e chi lo deve regolare si è ancora più incancrenita: ora il distacco non è più semplicemente dalla partita vera e propria, ma anche da chi la racconta, perfino sul web. Se si esclude il sito della Gazzetta (-4,5%  di utenti unici rispetto all’anno scorso), tutti gli altri giornali sportivi italiani online hanno ribassi a 2 cifre. Nella tribù del calcio, per dirla in altro modo, siamo sempre di meno anche tra i violenti. Ma non perché gli si sia calmata la rabbia, tutt’altro. E’ che i metodi da perenne stato di guerra adottati dallo Stato italiano fin da quando compri il biglietto, hanno sconsigliato a tantissimi di andare allo stadio.

MODERNI ULTRAS – E se non puoi incontrare il tuo diretto avversario di tifo per mostrare con la forza che la tua squadra è la migliore, non c’è più gusto a sfogarsi così, non si scarica la rabbia. E allora succede che l’odio aumenta ancora di intensità ma cambia modo ed oggetto di espressione: non più come prima la mano alzata contro l’altro, ma il gesto o la parola dal valore eclatante (e dalla praticità inesistente) rivolti a calciatori e società. C’è stato, per esempio, un sorprendente aumento delle tifoserie che richiedono ai giocatori di spogliarsi delle maglie dopo una brutta partita. E sono aumentati gli striscioni dalle parole shock contro l’avversario. Ma nessuno capisce che è una guerra che dura novanta minuti, senza né vinti né vincitori, ma soprattutto quasi sempre senza morti e senza feriti. Ed è una guerra per la cui soluzione nessuno nel mondo del calcio può, o forse vuole, fare qualcosa, in primis perché a molti sta bene così, e poi perché il nemico è ben fuori dal campo di calcio, e si chiama ignoranza.

MA MI FACCIA il PIACERE – La signora Scirea vorrebbe togliere il nome del marito alla curva dello stadio? Prego, tanto la metà di quelli che ci vanno non solo non sa che ruolo aveva Scirea ma neanche cosa l’abbia fatto diventare tanto meritevole da ottenere quell’onore. Mazzola si sente offeso per Superga? Ma chi inneggia alla tragedia non sa neanche dove si trova Superga! E soprattutto nessuno striscione ha tolto una vita all’Heysel, a Superga, a Gaetano Scirea o a chiunque sia morto allora,  ma è sicuro che, canalizzando la rabbia inespressa, abbiano salvato vite umane adesso! E davanti ad una vita non c’è risentimento che tenga. Con buona pace di quelli che per il calcio sono morti e di quelli che il calcio non l’hanno mai saputo vivere.

Modestino Picariello

 

 

 

 

 

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