Enrico Steidler
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Delitto e castigo: fra Italia e Inghilterra la distanza si misura in anni luce

Il tecnico del Newcastle Alan Pardew si becca 7 giornate di squalifica e 60.000 sterline di multa per la testata rifilata a David Meyler durante il match del primo marzo scorso fra Hull City e “Magpies”. Nessuno farà ricorso. Come sarebbe andata da noi?

Delitto e castigo: fra Italia e Inghilterra la distanza si misura in anni luce
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Paese che vai, usanza che trovi. Arriva dall’Inghilterra una notizia molto utile e istruttiva, e sarebbe davvero un peccato limitarsi a riferirla senza fare una breve riflessione sugli usi e costumi di quel popolo e un altrettanto breve confronto con quelli che contraddistinguono da sempre i nostri connazionali. Alan Pardew, il tecnico del Newcastle colpevole di aver rifilato una testata (molto lieve, va detto) a un giocatore dell’Hull City, è stato condannato a 7 giornate di squalifica e a 60.000 sterline di multa, che si sommano alle 100.000 già pretese e riscosse dal club. Nelle prime tre giornate, inoltre, al tecnico dei bianconeri sarà interdetto l’accesso allo stadio. Sia Pardew che la società hanno accettato la sentenza, of course, e di fare ricorso non se ne parla neanche.

Alan Pardew, tecnico del Newcastle dal 2010

Alan Pardew, tecnico del Newcastle dal 2010

DAL PAESE DELLE NEBBIE… – Parola d’ordine: niente buffonate, siamo inglesi. Le immagini dell’episodio sono molto chiare ed eloquenti, e l’entità del contatto fra la fronte di Pardew e lo zigomo di David Meyler non la tira in ballo nessuno: è il gesto che è grave, e la punizione è sacrosanta e inevitabile. “Non posso che ripetere una volta di più il mio rammarico per quanto accaduto” – ha dichiarato Pardew – “Non presenterò appello. Ora la mia unica attenzione sarà quella di preparare al meglio la mia squadra per il finale di stagione”. “La condotta di Alan è inaccettabile e non è quella che pretendiamo dal manager del Newcastle United” aveva tuonato il club subito dopo il fattaccio, e le parole dell’emulo di Zizou – molto noto al di là della Manica per la sua indole facilmente infiammabile – riscattavano almeno in parte i fatti: “E’ stata solo la foga del momento, e ovviamente è una cosa di cui sono molto pentito. Non volevo fare alcun male al ragazzo ma ammetto di aver mosso la mia testa in avanti. Lui era proprio davanti a me e volevo solo allontanarlo. Chiedo scusa a lui e a tutti. Accetterò le sanzioni che verranno adottate nei miei confronti”.

Il pugno di De Rossi a Icardi

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Ora, se chiudiamo per un attimo gli occhi e proviamo ad ambientare lo stesso episodio nella nostra Serie A, ci accorgiamo subito che qui da noi le cose non potrebbero mai andare in modo così liscio, semplice, specchiato. Basta pensare alle vicende di Borja Valero, del cazzotto di De Rossi e dei cori antisemiti dello Juventus Stadium, infatti, e la testata di Alberto Pardevi, punita con 4 giornate di squalifica, sarebbe la premessa di una storia completamente diversa. Nota bene: usiamo nomi di fantasia, ma i personaggi che ci ispirano sono maledettamente reali, così come le parole in grassetto.

…A QUELLO DELLE SABBIE – Parole d’ordine: alzare la voce, sviare, insabbiare. La pesante sentenza della Corte di Giustizia (4 turni di stop e 15.000 euro di multa) ha mandato su tutte le furie Andrea Del Monte, portavoce del presidente del Borgorosso: È una sconfitta per il calcio. Tutta Italia ha visto come sono andate le cose, le immagini erano molto chiare. Soprattutto mi dispiace per Alberto, che è un professionista esemplare, impegnato nel sociale, uno che fa volontariato…non meritava questa sentenza. Sulla stessa lunghezza d’onda il direttore sportivo Walter Venerdini: “Il fatto non sussiste: quello che ha fatto Alberto credo sia stato solo un eccesso…una contromisura. Lui lo ha fatto troppo vivacemente ma non ha toccato con la testa il giocatore. Non c’era alcuna cattiveria. L’ho vissuta molto male questa cosa. Non penso mai ai complotti, credo in un calcio sano, stradaiolo: però vedo che il Borgorosso è diventato l’oggetto presso il quale si applica la pena esemplare, la condanna esemplare. Una cosa sinistra. Non penso che né questo club, né questa città meriti questo trattamento“.

E mentre il direttore generale Maurissoni (“La violenza di un episodio non si può ricavare solo da un frame televisivo”) e l’allenatore in seconda Rudi Garsini (“Non bisogna condannare Alberto, la tv non riesce a vedere tutto: difficile giudicare dalle riprese”) liquidano la questione in poche parole, il presidente Andrea Capretti si lascia andare a considerazioni di più ampio respiro: “Il Borgorosso ha sempre combattuto certi comportamenti e di recente sono stato all’Unesco, a Parigi, per una conferenza sui gesti violenti nel calcio, ma dobbiamo anche distinguere certi fenomeni. Sono sempre molto attento alle testate negli stadi” – ha aggiunto Capretti – e ogni volta rimango sorpreso. Dalla tribuna non ho visto nulla e anche i miei collaboratori non hanno visto nessuna testata: al massimo, solo un vis-à-vis un po’ ravvicinato, ecco. E’ giusto schierarsi contro questi gesti, ma evidentemente c’è qualcosa che non funziona nel sistema, se nessuno di noi allo stadio li ha visti e poi vengono così enfatizzati il giorno dopo. Bisogna evitare di fare da cassa di risonanza a certi comportamenti che producono uno spirito di emulazione tra ragazzi di 25 anni.

Quindi, secondo Capretti, i giovani non imparano a fare queste cose frequentando gli stadi ma leggendole sul giornale o guardandole alla tv…

Morale? Paese che vai, personaggi che trovi. Noi abbiamo questi, e purtroppo ce li dobbiamo tenere.

Enrico Steidler

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