Enrico Cunego
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Mondiali 2014, Russia: prove generali per Don Fabio. La storia del gigante dell’Est

La squadra allenata da Capello, inserita nell'abbordabile girone H con Belgio, Corea del Sud e Algeria, parte con grandi ambizioni per crescere in vista del Mondiale in casa

Mondiali 2014, Russia: prove generali per Don Fabio. La storia del gigante dell’Est
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Continua il nostro viaggio di avvicinamento al Mondiale brasiliano. Dopo aver scoperto la storia e le rose di Ecuador, Camerun, Honduras, Cile, Grecia e Nigeria, questa volta voliamo nel paese più grande del mondo: la Russia. Qui l’ambiziosa squadra allenata da Fabio Capello si prepara ad affrontare il mondiale sudamericano con enorme voglia di convincere e stupire. Il cammino partirà dal girone H, dove “l’orso dell’Est” si preannuncia favorito nella corsa ai 2 posti che valgono gli ottavi. Le avversarie rispondono al nome di Belgio, Corea del Sud ed Algeria.

La Russia è una delle outsiders del prossimo Mondiale

La Russia è una delle outsiders del prossimo Mondiale

ROAD TO BRAZIL – Inserita nel girone F di qualificazione europea, insieme a Lussemburgo, Azerbaijan, Irlanda del Nord, Israele e Portogallo, la Russia è riuscita ad avere il sopravvento sui lusitani, principali avversari per il primo posto del girone, grazie ad un perfetto percorso casalingo (5 successi su 5 gare) unite a qualche passo falso di Cristiano Ronaldo e soci prontamente sfruttati dalla nazionale di Don Fabio. Il cammino dei russi è iniziato in scioltezza: 4 vittorie nelle prime 4 gare. 2-0 all’Irlanda del Nord nella gara di esordio, pesante 0-4 a Ramat Gan contro i padroni di casa israeliani, fondamentale 1-0 interno sul Portogallo firmato da Kerzhakov ed altro successo di misura sull’Azerbaijan grazie ad un rigore nel finale di Shirokov. In estate, tra giugno ed agosto. è seguito un periodo di rilassamento che ha causato 2 sconfitte esterne consecutive sempre culminate in un 1-0. A Lisbona è Helder Postiga a condannare al primo ko Kerzhakov e compagni, mentre a Belfast è Paterson a regalare uno storico successo all’Irlanda del Nord, in una partita inizialmente programmata a marzo ma per ben due volte rinviata a causa del maltempo. A questo punto, però, nella fase finale delle qualificazioni la Russia torna ad essere cinica e concreta, liquidando il Lussemburgo con 8 gol equamente spartiti a metà tra andata e ritorno. Nel mezzo ecco il netto 3-1 casalingo con cui il gigante dell’Est spezza le resistenze del combattivo Israele, che nella penultima giornata costringe al pari casalingo il Portogallo, consegnando così la qualificazione ai russi, che nell’ultima giornata si permettono il lusso di pareggiare 1-1 in Azerbaijan. Una qualificazione meritata per la squadra di Capello, che a parte le due sconfitte in estate è stata sempre sul pezzo e convincente dal punto di vista del gioco, al contrario del balbettante Portogallo autore di pareggi casalinghi “suicidi” come quello già citato con Israele e quello sempre per 1-1 contro l’Irlanda del Nord a Braga. Portogallo che tuttavia riuscirà a raggiungere il Brasile grazie allo spareggio vincente contro la Svezia. In attacco brilla Kerzhakov con 5 reti, mentre danno un solido contributo anche Kokorin (4 gol) e la coppia targata Zenit Fayzulin-Shirokov (3 gol a testa). Impeccabile anche la tenuta difensiva: solo 5 i gol concessi da Akinfeev.

Lev Jashin, unico portiere pallone d'oro e leggenda del calcio russo

Lev Jashin, unico portiere pallone d’oro e leggenda del calcio russo

LA STORIA – Dici Russia e pensi inevitabilmente all’Unione Sovietica. Ovviamente, come qualsiasi ambito della vita sociale, economica e culturale del gigantesco paese a cavallo tra Europa ed Asia, anche il calcio è stato influenzato dall’ex entità statale comunista. Fino al 1990 la storia della Russia si può considerare uguale a quella dell’Unione Sovietica, che si dissolve nel 1990 dopo una gloriosa storia condita da un europeo (1960) e da un olimpiade (1956) vinti e da un quarto posto ai mondiali di calcio del 1966. La dissoluzione dell’URSS comporta alla formazione di nuove 14 squadre, tra cui la Russia, sicuramente la maggiore fornitrice di giocatori dell’ex squadrone “comunista”, gente come Lev Jashin, Rinat Dasaev (portieri leggendari), Igor Chislenko e Viktor Ponedelnik. La storia della Russia parte dal 1994, quando la squadra allenata da Pavel Sadyrin si qualifica per la competizione iridata ospitata dall’ex “nemico”: gli USA. In America la squadra coglie una cocente eliminazione in un gruppo comunque composto dal Brasile (vincitore del torneo), dalla Svezia (terza classificata) e dal sempre combattivo Camerun, che però il 28 giugno va incontro ad un pesantissimo 6-1 proprio contro la Russia, in cui segna 5 gol (record per la Coppa del Mondo) Oleg Salenko. Ma è tutto inutile, perchè le due precedenti sconfitte con Brasile e Svezia pregiudicano il cammino dell”orso”, che non riesce ad ottenere il ripescaggio per gli ottavi di finale. Due anni dopo la squadra russa esce prematuramente nel girone del campionato europeo disputato in Inghilterra. Germania, Repubblica Ceca (le due finaliste) ed Italia si dimostrano una concorrenza troppo forte per la squadra allenata dal mitico Oleg Romantsev, mister Spartak Mosca per i lunghi e vincenti trascorsi da giocatore, allenatore e dirigente. Proprio l’ultima partita del torneo, lo 0-0 con un’Italia che spreca un calcio di rigore con Gianfranco Zola, condanna all’eliminazione pure gli azzurri, che un anno si vendicano tagliando fuori dalla corsa per i mondiali di Francia 1998 proprio i russi, che perdono il doppio spareggio (1-1 a Mosca e sconfitta 1-0 a Napoli). Esclusa anche dall’europeo del 2000, la squadra, che nel frattempo ha aggiunto alla propria rosa giocatori di grande classe come Karpin, Mostovoi e Smertin ,riesce a qualificarsi finalmente ai Mondiali di Corea e Giappone del 2002, dove però incappa in un’altra pesante delusione, venendo estromessa già in un non certo irresistibile girone composto da Belgio, Tunisia e dai padroni di casa del Belgio (un girone che ricorda molto quello di quest’anno). Le due sconfitte con giapponesi e belgi annullano la vittoria all’esordio sulla Tunisia e così la truppa di Romantsev deve abbandonare la rassegna iridata. Dopo 6 anni Romantsev viene silurato ed al suo posto subentra l’ex tecnico del CSKA Valery Gazzaev, esonerato però subito in favore di Georgi Yartsev, che porta ,con molta sofferenza culminata nel doppio spareggio con la sorpresa Galles, la squadra agli Europei del 2004. Anche questa volta il girone non sorride assolutamente ai russi, inseriti nel girone A in compagnia del Portogallo padrone di casa, della Spagna e dalla clamorosa e futura vincitrice Grecia. Nonostante la vittoria sugli ellenici nell’ultima giornata, le precedenti sconfitte con le compagini iberiche condannano ad un’altra prematura eliminazione Mostovoj e compagni. I Mondiali del 2006 vengono mancati con un indegno girone di qualificazione, dove la Russia si piazza terza alle spalle di Portogallo e Slovacchia. Nel 2006 subentra però Guus Hiddink, che elimina dalla corsa agli Europei del 2008 l’Inghilterra e porta una spumeggiante Russia fino alle semifinali del torneo, dove viene eliminata (3-0) dai futuri campioni della Spagna. Ma il seguito del torneo non è affatto esaltante: nel 2010 la squadra manca clamorosamente i Mondiali perdendo il doppio spareggio con la Slovenia (vittoria per 2-1 a Mosca, bruciante sconfitta per 1-0 a Lubiana) e Hiddink rassegna le dimissioni, cedendo la panchina ad un altro olandese Dick Advocaat, che però nel 2012 si fa brutalmente eliminare in un girone europeo ampiamente alla portata dei russi, opposti a Polonia, Grecia e Repubblica Ceca. Ora con Don Fabio è arrivata la tanto sospirata qualificazione alla Coppa del Mondo, dove i russi possono ampiamente ambire ad un posto agli ottavi di finale, obbiettivo minimo del torneo, per poi provare ad inserirsi nella lotta per un posto tra le migliori 8 della rassegna iridata. La manifestazione brasiliana deve essere un banco di prova generale per la nazionale est-europea, che tra 4 anni ospiterà la rassegna iridata e che punta a formare una nazionale in grado di competere per la vittoria finale.

Grandi speranze sono riposte nella giovane stella Kokorin

Grandi speranze sono riposte nella giovane stella Kokorin

I GIOCATORI – Praticamente tutta la rosa dei giocatori russi è formata da elementi che giocano in patria e nel campionato nazionale: la Premier Liga. Importanti i blocchi di giocatori forniti dalle tre squadre più blasonate del paese: lo Zenit, il CSKA e lo Spartak. Occhio anche al contributo della Dinamo che contribuisce alla forza della nazionale con due giocatori fondamentali: Yuri Zhirkov e Alexander Kokorin. In porta il punto fermo è Igor Akinfeev, numero 1 del CSKA  a cui faranno da riserve molto probabilmente Lodigin e Ryzhikov, estremi difensori di Zenit e Rubin Kazan. In difesa è fondamentale l’apporto dei due esperti centrali Sergey Ignasevich e Vasili Berezutski, coppia esperta ed oliata anche nel CSKA, dove gioca anche l’altro Berezutski, Aleksei, gemello di Vasili e validissima alternativa nel ruolo. Sulla fascia sinistra il leader sembra ormai il terzino dello Spartak Kombarov. In panchina altri valorosi elementi sono Sergei Anyukov dello Zenit, Granat dello Spartak Mosca Yeschenko dell’Anzhi. A centrocampo il leader è Roman Shirokov, capitano dello Zenit ed autentico faro del gioco russo, supportato da valdissimi elementi sulle fasce come l’ex Chelsea Zhirkov, il talentuoso ceceno del CSKA Alan Dzagoev, la scattante ala-goleador dello Zenit Viktor Fayzulin e Aleksandar Samedov dello Spartak. In mediana la diga è Igor Denisov, altro punto di forza dello Zenit del neo-esonerato Luciano Spalletti. Centrocampo di notevole qualità tecnica e pronto a supportare al meglio l’insostituibile duo d’attacco formato da Aleksandar Kerzhakov e da Aleksandar Kokorin. Il primo (classe 1982) è uno dei leader dello Zenit e si appresta a diventare il massimo goleador nella storia della giovane nazionale (24 reti, a solo due gol dal leader Beschastnyk), mentre il secondo, classe 1991, è l’autentico gioiello delle giovanili della Dinamo Mosca e l’elemento su cui Fabio Capello vuole lavorare al meglio per trasformarlo in un giocatore di livello e decisivo a livello internazionale per il prossimo mondiale, dove il giovane nativo di Valuyki sarà considerato il futuro leader per il tentativo di conquista dell’ambito trofeo.

Enrico Cunego

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