Daniel Degli Esposti
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Parita di genere: la Camera respinge gli emendamenti

L'aula di Montecitorio ha bocciato gli emendamenti sulla parità di genere. Emorragia di voti tra i democratici: le deputate protestano.

Parita di genere: la Camera respinge gli emendamenti
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La Camera ha bocciato gli emendamenti sulla parità di genere. Il PD si spacca: il gruppo democratico ha disperso una sessantina di voti. Aspre polemiche.

Le donne in bianco non ce l’hanno fatta: la Camera dei Deputati ha respinto gli emendamenti alla legge elettorale che proponevano una garanzia della parità di genere e un’adeguata definizione della soglia minima della rappresentanza femminile. Dopo la ratifica del voto, l’aula ha visto i gruppi dei maggiori partiti lacerarsi in una serie di aspre contese: grave la situazione del PD, che ha “perso” per strada una sessantina di elementi e ha contribuito ad affossare le istanze volte all’eliminazione delle barriere di genere.

Alcune deputate hanno deciso di indossare abiti bianchi per difendere gli emendamenti sulla parità di genere.

Alcune deputate hanno deciso di indossare abiti bianchi per difendere gli emendamenti sulla parità di genere.

BATTAGLIA PERSA. La forza dell’establishment ha avuto la meglio sulle ragioni del diritto moderno: le perplessità di parecchi uomini politici di lungo corso e le titubanze di coloro che temevano di veder diminuire sensibilmente le possibilità di essere riproposti o rieletti hanno affossato le istanze di genere e hanno confermato i dubbi di coloro che non credevano nella maturità del sistema italiano. Neppure la bizzarra convergenza che ha unito molte deputate del PD ad alcune loro colleghe “forziste” ha abbattuto la resistenza dell’ennesima reincarnazione del peggiore spirito di palazzo: se non si verificheranno particolari stravolgimenti, il destino elettorale delle donne sarà ancora nelle mani dei segretari e dei funzionari di partito.

PROTESTA SUPERFLUA? NON IN ITALIA. Le “quote rosa” e gli emendamenti che garantivano la parità di genere non hanno mai convinto del tutto neppure i critici più progressisti: per quale motivo si dovrebbe garantire un bilanciamento della rappresentanza fra uomini e donne? Non basterebbe assicurare ai migliori e alle migliori la possibilità di raggiungere le posizioni di prestigio? In un mondo perfetto tutto questo sarebbe più che sufficiente, ma l’Italia del 2014 è ben distante da tale genere di compiutezza democratica. I gruppi d’interesse e le lobbies più potenti controllano buona parte dei meccanismi di direzione della società e impediscono il dipanarsi di una vera “par condicio” di genere. Finché le mimose e l’ipocrisia continueranno a coprire di falso profumo l’otto marzo e di menzogne i discorsi sull’equità, la democrazia italiana e la missione dei padri costituenti non potranno mai dirsi compiute.

Daniel Degli Esposti

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