Enrico Steidler
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Giudice sportivo? Macché! Sabatini, Baldissoni e Della Valle si squalificano da soli

I dirigenti di Roma e Fiorentina tuonano contro la sentenza della Corte di giustizia avversa ai ricorsi presentati per De Rossi (confermate le tre giornate di squalifica) e Borja Valero (pena ridotta da 4 a 3 giornate): “È una sconfitta per il calcio” dichiara Della Valle, “Una cosa sinistra” gli fa eco Sabatini

Giudice sportivo? Macché! Sabatini, Baldissoni e Della Valle si squalificano da soli
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Le giornate di squalifica passano, certe parole, invece, no. Restano lì dove sono finite, fuori dal vaso, in attesa di essere raccolte, catalogate e collocate nel luogo che più loro si addice: la Galleria degli Errori.

Borja Valero afferra Gervasoni per la maglia

Borja Valero afferra Gervasoni per la maglia

ALLA VOSTRA SINISTRA POTETE AMMIRARE… – Cominciamo questo deprimente (ma utile) lavoro da archivisti partendo dalle dichiarazioni di Walter Sabatini, che il direttore sportivo della Roma ha rilasciato al canale tematico del club capitolino ancor prima di conoscere la sentenza della Corte: “Il fatto non sussiste: quello che ha fatto Daniele credo sia stato solo un eccesso tattico, una contromisura in un grappolo di uomini in area di rigore. Lui lo ha fatto troppo vivacemente ma non ha toccato con il pugno l’avversario. Non c’era alcuna cattiveria, la definirei furbizia. L’arbitro vede il grappolo di uomini ma non vede, perché non c’è, il pugno. La televisione determina gli indirizzi, i pensieri e le decisioni: oggi siamo al loro servizio ma lì c’è stata la prima condanna del giocatore: per me è improprio, l’arbitro stava guardando. La prova televisiva si invoca quando l’arbitro non guarda. L’ho vissuta molto male questa cosa: né dialettica, né contraddittorio. Non penso mai ai complotti, credo in un calcio sano, stradaiolo: però vedo che la Roma è diventata l’oggetto presso le quali si applica la pena esemplare, la condanna esemplare. Una cosa sinistra. Non penso che né questo club, né questa città meriti questo trattamento”.

ALLA VOSTRA DESTRA, INVECE… – Proseguiamo la nostra panoramica sui vizi più inestirpabili del calcio italiota con le parole rilasciate “a caldo” dal dg giallorosso Mauro Baldissoni, che nell’arte di arrampicarsi a mani nude e bagnate sugli specchi non teme rivali: “La prova televisiva non è applicabile, perché l’episodio è avvenuto sotto gli occhi di tre arbitri che guardavano in quella direzione. Io parlerei più di moviola. E la violenza di un episodio non si può ricavare solo da un frame televisivo”.

Andrea Della Valle

Andrea Della Valle

MENTRE QUI DAVANTI A VOI… – Brillano, infine, le soavi considerazioni che Andrea Della Valle ha pubblicato sul sito ufficiale della Fiorentina: “È una sconfitta per il calcio” – tuona Mister Tod’s commentando la sostanziale conferma (da 4 a 3 giornate) della squalifica rifilata a Borja Valero“Si è persa l’occasione per iniziare un percorso impostato sul dialogo costruttivo, nonostante le immagini fossero molto chiare. Soprattutto mi dispiace per il ragazzo, che non meritava questa sentenza”.

LO SPECCHIETTO PER LE ALLODOLE – Insomma, qui pare che il problema non siano i cazzotti rifilati con “furbizia” agli avversari né le mani messe addosso all’arbitro, come parrebbe ovunque tranne che nella Terra dei cachi (detto per inciso, in Francia Leonardo si beccò 9 mesi di squalifica per aver leggermente spintonato un arbitro, mesi che divennero 14 dopo l’improvvido ricorso). No, qui da noi il problema numero uno è rappresentato dall’aristocratica inavvicinabilità della classe – o per meglio dire della casta – arbitrale, inavvicinabilità che fa rima con intoccabilità in tutti i sensi. A sostenerlo a gran voce non sono solo i dirigenti di Roma e Fiorentina ma anche autorevoli opinionisti come ad esempio Paolo De Paola, che nel suo benevolo (“Nicchi dimettiti”) editoriale di oggi si scaglia a testa bassa contro “l’arroganza di un sistema autoimmune che rifiuta di mettersi in discussione”. “L’indignazione per l’autentica presa in giro sul caso Borja Valero è sacrosanta – scrive il direttore del Corriere dello Sport-Stadio con accenti di viva e vibrante solidarietà – “Determinare lo sconto di una giornata sulle quattro comminate per una vicenda avvenuta sotto gli occhi di tutti e assurdamente esagerata dal direttore di gara certifica solo la salvaguardia di una categoria. Quella degli arbitri. L’elemosina concessa dalla Corte Federale fa più male della decisione del giudice sportivo”.

Paolo De Paola, direttore del Corriere dello Sport-Stadio

Paolo De Paola, direttore del Corriere dello Sport-Stadio

“Il malessere ha diverse facce” – aggiunge poi De Paola saltando dall’Arno al Tevere – “come denunciato anche dal direttore sportivo della Roma, Sabatini. Le esemplarità di pena non fanno altro che acuire il problema che c’è a monte: l’errore arbitrale. (…) Andremo in fondo a questo problema” – conclude puntando il dito accusatore – “perché i punti oscuri sono tanti e la mancanza di comunicazione è forse solo l’aspetto esteriore e più evidente di un bubbone da espellere. Questo sì. E non per tre o quattro giornate”.

Ok, De Paola promette di “andare fino in fondo”, ed è facile prevedere che quando ci arriverà si troverà di fronte al calcio italiano, quello inquinato – ieri come oggi – da dietrologie pavloviane e segnato dalla mancanza di serietà e di cultura sportiva, vero bubbone, questo sì, della nostra bananesca repubblica. Capiamoci: il discorso di Sabatini, Della Valle & co. è più che legittimo e in buona misura condivisibile; peccato, però, che suoni maledettamente stucchevole e stonato in questa circostanza, di fronte a immagini così chiare e significative. Sarebbe davvero la fine, per questo calcio ormai agonizzante, se dovesse passare il principio che mettere le mani addosso all’arbitro si può, e a quel punto non ci salverebbero più né Birindelli né Prandelli (che ha giustamente messo ai ceppi il manesco De Rossi senza aspettare le decisioni di Tosel), e neppure RoboCop.

Gli errori arbitrali – sul campo e…fuori – sono gravi, su questo non ci piove, ma che dire degli orrori dirigenziali?

Enrico Steidler

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