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Lindsay Lohan, la vita come un reality

L'attrice torna alla ribalta con un documentario sulle sfide del suo presente

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Lindsay Lohan in "The Canyons"

Lindsay Lohan in “The Canyons”

Proprio ieri lo scrittore Bret Easton Ellis ha compiuto 50 anni. Ricordiamo che Ellis è lo sceneggiatore di “The Canyons” di Paul Schrader, il film scandalo con Lindsay Lohan di Venezia 70. Alla conferenza stampa in laguna l’attrice non si era presentata, finendo col subire a distanza le ineleganti ma prevedibili accuse del regista riguardo il suo comportamento sul set. Per un attimo, in quel frangente, è parso di vedere un reality show. Un attimo durato un’intera esistenza. Perché la vita di Lindsay ormai non è più sua, è di tutti coloro che la giudicano. Quella vita fatta di scandali (spesso immaginari), denuncie, nottate in prigione, settimane di riabilitazione. Di fughe, pianti, rimpianti. Quelli di un’anima in trappola (come la Taylor interpretata recentemente in “Lyz & Dick”), un’anima pedinata, idolatrata. Incompresa. Basti sentirla ridere. Basti vederla piangere.

THE TRUMAN (LOHAN) SHOW Eppure, la fredda cronaca ci viene incontro: il 26 febbraio Lindsay Lohan viene dichiarata innocente per un’aggressione ai danni di una donna risalente al 1 dicembre 2012. On line leggiamo che questo «succede quando si tenta di citarla in giudizio con le bugie». La verità è già abbastanza dolorosa. E nel frattempo un reality la ragazza lo ha fatto davvero. Da domani 9 marzo, infatti, andrà in onda il documentario “Lindsay” (ben otto gli episodi previsti), nato per volere della leggendaria Oprah Winfrey. Secondo l’attrice newyorkese, Oprah «è la persona più figa del mondo, posso chiamarla ogni secondo e lei mi risponde sempre». Tutti abbiamo bisogno di qualcuno che creda in noi.

Intanto, il 6 febbraio scorso Lindsay ha annunciato un nuovo progetto cinematografico e, esattamente un mese più tardi, ha raggiunto Jimmy Fallon al Tonight Show per raccontare l’avventura televisiva cui si è donata completamente. Un diario per immagini. Una liberazione. E, allo stesso tempo, uno spettacolo che passerà e non lascerà traccia se il piccolo schermo è quel «magma bruciante in cui ci si perde con piacere folle» o, ancora meglio, le porte sull’oblio di cui parla il buon Godard (a proposito, stanotte non perdetevi “Momenti scelti delle Histoires du cinéma” proposto da FuoriOrario).

Semmai ne verremo fuori – da quell’oblio -, lotteremo per ricordarlo. Ma chi davvero dovrà impegnarsi per tornare alla luce, rinascere dalle ceneri (se “The Canyons” fu il «martirio estetico» che si è detto altrove), è proprio la bella e brava Lindsay. Non resta che aspettare e sperare. «Oh, I love you so much!», le ha urlato Fallon. «Thank you, Oprah!».

Alessandro Amato

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