Elisa Belotti
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Oscar 2014: tutti i premi che non sappiamo e che vorremmo sapere

Della sacralità, della mondanità e di quegli Oscar di cui non si parla mai

Oscar 2014: tutti i premi che non sappiamo e che vorremmo sapere
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Premi oscar 2014

Premi oscar 2014

DAI GRECI CON FURORE – Abbiamo da poco assistito a quella che ormai può essere considerata una delle notti più attese dell’anno: la notte degli Oscar. Evento mondano per eccellenza, seppur rivestito di un’aura sacrale, ma anche momento di esaltazione artistica, questa notte dorata vede dispiegarsi lo sfarzo degli abiti più lussuosi, ricercati, eleganti e lo sguardo dell’uomo, quell’uomo – l’attore ‒  non più riempito dal rovello interiore del personaggio per l’interpretazione del quale verrà o non verrà premiato, ma di una gioia divertita quanto eccitata.

Milioni e milioni di spettatori incollati allo schermo si fanno perfino nottambuli, nonostante il lavoro, la scuola, l’implacabile sveglia del pendolare: tutti trasformati in vampiri, assetati del barocco spettacolo del leggersi di un nome: And the Oscar goes to…

L’origine di questa, all’apparenza inspiegabile, frenesia va ricercata in un passato molto remoto. Già i greci, infatti, proponevano degli agoni drammatici (vere e proprie gare a colpi di tragedie e commedie) nell’ambito di particolari feste religiose per il valore anche spirituale che veniva attribuito all’evento scenico. Queste manifestazioni agonistiche duravano addirittura sei giorni, e tutto era fortemente spettacolarizzato. Insomma, non siamo poi così diversi dai nostri antenati, se non fosse che al posto del serto d’edera ora c’è quel simbolo di trentacinque centimetri in oro ventiquattro carati che « È un simbolo perfetto dell’industria cinematografica: un uomo con un corpo forte e atletico che stringe in mano una grossa spada scintillante, e a cui è stata tagliata una bella fetta di testa, quella che contiene il cervello», per dirla con le ironiche parole di una donna di cinema come fu Frances Marion.

La celeberrima "statuetta".

La celeberrima “statuetta”.

DEGLI OSCAR DI CUI NESSUNO PARLA MAI – Ma ritorniamo a quegli sguardi incollati allo schermo: sono lì, gli zombie ultrà della settima arte, con il cuore in gola, a dire a denti stretti i nomi dei loro eroi “Leonardo, Leonardo, dai che quest’anno je’a fa!”, “Bradley, Bradley, Bradley!!!”, “Julia”, “Meryl… lo merita Meryl!” e delle storie che li hanno toccati. L’attenzione per le altre categorie, quelle che qualcuno nemmeno conosce, lascia il tifo di pochi, di quelli che, insonni tutto l’anno, si guardano i film in bianco e nero, la notte, e che lo vedono il mestiere, l’opera d’oreficeria, il meccanismo perfetto che sta dietro  La corazzata Potëmkin, laddove i più riconoscono solo un potentissimo surrogato del Lexotan. Qui vogliamo dedicare uno spazio a questi “snobbati”, senza i quali nemmeno esisterebbero i film. Un elenco di quegli Oscar che nessuno sa, di quei nomi che vorremmo si iniziassero a imparare, perché il cinema è un mestiere complesso e se uno solo dei suoi tasselli non funziona, l’ingranaggio di inceppa e la magia finisce. Kaputt! Capito?

Allora applaudiamo questi maestri eccelsi della tecnica e dell’illusione: Migliore sceneggiatura non originale  John Ridley (12 anni schiavo), Migliore sceneggiatura originale Spike Jonze (Her), Miglior fotografia Emmanuel Lubezki (Gravity), Migliore scenografie Catherine Martin e Beverly Dunn (Il Grande Gatsby), Miglior film d’animazione Frozen – Il regno di ghiaccio di Chris Buck, Jennifer Lee e Peter Del Vecho, Migliori effetti speciali Tim Webber, Chris Lawrence, David Shirk e Neil Corbould (Gravity), Migliore montaggio
Alfonso Cuarón e Mark Sanger (Gravity), Miglior sonoro Glenn Freemantle (Gravity),Miglior montaggio sonoro Skip Lievsay, Niv Adiri, Christopher Benstead e Chris Munro (Gravity),Miglior colonna sonora Steven Price (Gravity), Miglior canzone originale Kristen Anderson-Lopez e Robert Lopez (Frozen – Il regno di ghiaccio), Miglior trucco e acconciature Adruitha Lee e Robin Mathews (Dallas Buyers Club), Migliori costumi Catherine Martin e Beverley Dunn (Il Grande Gatsby), Miglior documentario 20 Feet from Stardom di Morgan Neville, Gil Friesen e Caitrin Rogers, Miglior corto documentario The Lady in Number 6: Music Saved My Life di Malcolm Clarke e Nicholas Reed, Miglior cortometraggio Helium di Anders Walter e Kim Magnusson, Miglior cortometraggio d’animazione Mr. Hublot di Laurent Witz e Alexandre Espigares .

Standing ovation anche per voi che, tacitamente, contribuite alla magia del mostrar storie sul grande schermo.

A Sorrentino e agli altri i complimenti li abbiamo già fatti.

Elisa Belotti

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