Antonio Casu
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L’Italia e la legge del camaleonte: vincere in Brasile è possibile

La squadra di Prandelli è, legittimamente, tra le favorite del torneo

L’Italia e la legge del camaleonte: vincere in Brasile è possibile
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Solidi, determinati e con l’esperienza giusta: no, non è la descrizione della brutta Italia vista ieri al Calderon di Madrid, ma di quella che si potrà ammirare in Brasile il prossimo giugno. La cronica scarsa attitudine alle amichevoli degli azzurri è nota a tutti: la squadra ieri presa a pallonate dalla Spagna ha ben poco in comune con il gruppo che affronterà i Mondiali. L’Italia ha tutte le carte in regola per ambire ad un ruolo da protagonista nel torneo, e, perché no, per sperare di vincerlo.

Gabriel Paletta, migliore in campo dell'Italia nella sfida con la Spagna

Gabriel Paletta, migliore in campo dell’Italia nella sfida con la Spagna

LA LEGGE DEL CAMALEONTE: DA CONIGLIO A LEONE – È una questione di mentalità: l’Italia snobba le amichevoli, le affronta quasi sempre come se fossero dei semplici allenamenti, ma, quando si trova dentro ad una competizione internazionale, si trasforma. Un camaleonte di difficile lettura per gli avversari. Più è forte la squadra che si trova davanti, più si esalta. Numeri alla mano, il dato è confermato: ha ottenuto un ottimo terzo posto all’ultima Confederations Cup, è stata finalista all’Europeo del 2012 e ha vinto il Mondiale del 2006. A questi risultati si aggiunge l’eliminazione ai quarti nell’Europeo del 2008, arrivata ai quarti ai tiri di rigore al cospetto della Spagna poi vincitrice del torneo. I tonfi rovinosi in Sudafrica (Confederations Cup 2009 e Mondiale 2010), sono le uniche eccezioni in un quadro complessivamente più che positivo. Poche compagini al mondo possono vantare un andamento di questo tipo. Spesso, nel calcio, i precedenti contano relativamente, ma, quando si parla di nazionali, assumono un valore più rilevante.

LA LEGGE DEL CAMALEONTE: L’ADATTABILITÀ– Oltre a questo, l’Italia plasmata negli ultimi anni da Cesare Prandelli ha dalla sua una spiccata adattabilità a moduli molto diversi. Difesa a tre, a quattro, e se serve, anche a cinque, centrocampo a tre o a due, attacco con una, due o tre punte . Cambia l’avversario e l’Italia muta di conseguenza, quasi sempre con ottimi risultati. L’Europeo in Polonia ed Ucraina (2012) è  stato un chiaro esempio in questo senso: tre moduli diversi in sei partite. Risultato? Inghilterra e Germania al tappeto ed una finale in tasca. Mica male. La variabile fondamentale in questo senso è il c.t Prandelli, che non può contare su una rosa di altissimo livello, ma fonda il suo credo tattico (a parte ieri) su un gioco propositivo ed imprevedibile.

LA LEGGE DEL CAMALEONTE: NESSUNA DIPENDENZA, DIVERSE SOLUZIONI – In un Mondiale inoltre è fondamentale non dipendere da un unico giocatore (le partite sono poche e la giornata no può capitare a chiunque) ma avere un gruppo forte che offra più soluzioni. L’Italia non ha un bomber (Balotelli non lo è), ma riesce comunque ad andare in rete con una certa regolarità. Nelle ultime dieci partite ha segnato 16 gol, il pollice è puntato verso l’alto. Attaccanti come Osvaldo, Toni o Destro potrebbero risultare decisivi a gara in corso. Eventuali dipendenze potrebbero risultare fatali, ma l’Italia non ha questo problema. Per la difesa le cose cambiano, ma non di molto: la coppia Barzagli-Chiellini (o Bonucci) sarà quella titolare, ma nella partita di ieri si è distinto tra i migliori in campo l’esordiente Gabriel Paletta, difensore centrale poco elegante e molto efficace. Tornerà utile in Brasile. A centrocampo vale lo stesso discorso per il trio De Rossi-Pirlo-Marchisio, che ha però dietro gli scalpitanti Verratti, Giaccherini e Candreva. La panchina italiana è lunga, i “titolarissimi” saranno pochi. Più sono le frecce a disposizione, più aumentano le possibilità di vincere.

Insomma, gli elementi che portano a pensare che l’Italia possa vincere i prossimi Mondiale non mancano: il gruppo è nutrito, unito ed esaltato da diversi top players, e, soprattutto, Cesare Prandelli è uno degli allenatori più preparati tra quelli che saranno presenti al torneo. Trionfare non sarà facile, ma non è un utopia.

Antonio Casu

@antoniocasu_

 

 

 

 

 

 

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