Enrico Steidler
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“Via le maglie!” gridano gli ultrà, e i giocatori del Padova obbediscono al “padrone”

Cronache da un Paese in piena emergenza sanitaria

“Via le maglie!” gridano gli ultrà, e i giocatori del Padova obbediscono al “padrone”
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“In Inghilterra il Blackpool retrocede vincendo una partita in tutta la stagione e uscendo tra una standing ovation da brividi…Italia, pseudo tifosi fanno togliere la maglie ai giocatori…per un 3 a 0, manifestazioni contro gli arbitri, contestazioni anni 70 per uno scambio che non s’ha da fa’, mobilitazioni contro la Figc ecc…dimenticando un paese che sta andando a rotoli in tutti i sensi…specchio di un’Italietta sull’orlo del baratro! Il commento di un lettore della Gazzetta dello Sport (Ideleo78) alle notizie provenienti da Latina, dove i giocatori del Padova (sconfitto per 3 a 0 dai nerazzurri padroni di casa nell’anticipo di Serie B di ieri sera) sono stati costretti a togliersi la maglia da una cinquantina di ultrà inferociti, è davvero azzeccato e stringente, ma forse pecca di ottimismo: l’immagine dei giocatori veneti che si avviano verso gli spogliatoi “denudati” e a testa bassa, infatti, restituisce quella di un’Italietta che nel “baratro” ci è già sprofondata, purtroppo, e non da ieri.

I tifosi del Padova

I tifosi del Padova

SOTTO IL SEGNO DEL CANCRO – Può presentarsi in forma lieve (domenica sera i tifosi viola diserteranno la curva per 10 minuti in segno di protesta contro i torti arbitrali, veri o presunti non importa, subiti dall’undici gigliato) o molto più grave (vedi, ad esempio, i tre ultrà del Torino condannati ieri in primo grado a 9 anni di reclusione per il tentato omicidio di un tifoso bianconero nel parcheggio dello Juventus Stadium il primo dicembre 2012) ma la malattia del calcio italiano, va detto con chiarezza, è sempre la stessa, così come lo sono gli agenti patogeni. Cosa distingue, infatti, i teppisti del Padova da quelli del Genoa (che due anni fa sottoposero i loro “beniamini” alla medesima umiliazione)? E che differenza c’è, sotto un profilo strettamente “clinico”, fra i beneventani e i nocerini, gli interisti e tutti gli altri?

UNO STARNUTO CI SEPPELLIRA’ – Quello che manca davvero nel nostro Paese, al di là della cultura sportiva e del senso civico, è proprio la volontà di chiamare le cose con il loro nome e di regolarsi di conseguenza. Abbiamo a che fare con un cancro, questa è la realtà i cui sintomi sono sotto gli occhi di tutti, e tuttavia fingiamo di ignorarne la vera natura e ci ostiniamo a contrastarlo come se fosse un brutto raffreddore (Daspo, multe, chiusure delle curve, ecc. sono cure palliative e producono solo un effetto placebo) e niente più. Eppure non sarebbe così difficile sconfiggerlo, questo male inestirpabile solo in apparenza: basterebbe trattarlo per quello che è, e fare come in Inghilterra ai tempi degli Hooligan. E se anche fosse vero, come sostengono alcuni, che in quella circostanza gli inglesi si limitarono a buttare la polvere sotto il letto, quello che conta, in fondo, è che gli acari non impestino più nessuno.

Gli esempi non mancano, insomma, e neppure gli strumenti terapeutici. Che vogliamo fare? Ci diamo una svegliata, o ci rassegniamo all’idea di vivere in un Paese in cui 40 mila teppisti tengono in ostaggio 60 milioni di persone? E’ casa nostra, l’Italietta, o è “cosa loro”?

Enrico Steidler

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One Response to “Via le maglie!” gridano gli ultrà, e i giocatori del Padova obbediscono al “padrone”

  1. Michela 8 marzo 2014 at 21:46

    Un tempo era la religione “l’oppio dei poveri”…ora lo è il calcio!
    E’ proprio una tristezza…

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