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60 volte Ron Howard

Il compleanno dell'autore e il ricordo di una carriera: da "Happy Days" alle missioni spaziali, dal furto del Natale allo scandalo Watergate.

60 volte Ron Howard
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La notte degli Oscar è ormai alle porte e la giornata di domani si sprecherà in tardivi pronostici. Cosa possiamo dire di questa manifestazione che non sia già stato detto? Nulla, probabilmente. Tranne registrare in questa specifica sede che “Rush” di Ron Howard è stato bellamente ignorato. Neppure una nomination. Neppure una. I misteri dell’Academy sono sempre la parte più divertente.

Ron Howard oggi compie 60 anni. Avrebbe certo apprezzato un simile regalo. Lui che iniziò come attore all’età di 5 anni in un episodio de “Ai confini della realtà”. Gli stessi confini presso i quali gravita la sua lunga e fortunata carriera. Egli prosegue in ambito recitativo, infatti, con varie serie televisive, un’apparizione diretta da Vincent Minnelli, “American Graffiti”(1973) di George Lucas, una parte al fianco dell’ultimo John Wayne e l’indimenticabile Richie Cunningham di “Happy Days”(1974-1980). Già nel 1977 esordisce alla regia da indipendente grazie al leggendario produttore Roger Corman.

Da lì la scalata al successo è lenta ma inesorabile. Chi non si è appassionato alla vicenda senile di “Cocoon”(1985)? Lancia gli ancora sconosciuti Michael Keaton e Tom Hanks, la cui gloria egli stesso ha contribuito a consolidare con “Apollo 13”(1995). Gli anni ’90, appunto, vanno riscoperti: non tanto i primi film, ma in particolare “EdTV” perché salti all’occhio il fatto che sia uscito l’anno dopo “The Truman Show”(1998) di Peter Weir e che in qualche modo ne condivida i principi.

Il nuovo millennio si apre con “Il Grinch”, divertissement non troppo banale e anzi estremamente riuscito nel quale si ripescano i valori di quel cinema indipendente per certo tempo dimenticato. “A Beautiful Mind”(2001) porta finalmente l’Oscar (veramente sono due) e l’amicizia di Russell Crowe, che tornerà in piena forma per “Cinderella Man”(2005). Più recenti sono i thriller con Hanks tratti da Dan Brown, il prezioso “Frost/Nixon”(2008) e un curioso esperimento intitolato “Il Dilemma”(2011), prodotto da Vince Vaughn. Mentre “Rush”, di cui sopra, è prodotto dallo stesso Howard – come lo è “Changeling”(2008) di Clint Eastwood -, a significarne l’importanza all’interno del suo percorso: un vero e proprio traguardo.

Alessandro Amato

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