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Luca Toni al Mondiale? Non sarebbe solo un’operazione nostalgia

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Tredici gol, dieci assist e tre rigori procurati: numeri da record, numeri da grande attaccante. Numeri da Luca Toni. Il centravanti dell’Hellas Verona non tramonta mai e si è riscoperto protagonista, un po’ a sorpresa, alla soglia dei 37 anni. L’ha fatto nella stagione giusta: questo è l’anno dei Mondiali, ed un Toni così potrebbe tornare molto utile anche al c.t della Nazionale Prandelli, che, sottovoce, ci pensa seriamente.

Luca Toni, in goal in Sassuolo-Verona

Luca Toni: una stagione da record

CONCORRENZA DIFFICILE – I posti a disposizione sono due: lasciando da parte l’intoccabile Balotelli, è difficile immaginare che l’Italia si presenterà in Brasile con più di tre prime punte (presumibilmente gli attaccanti saranno sei e se Rossi tornerà in forma in tempo, occuperà uno degli altri tre posti). La concorrenza non manca: Immobile sta trascinando il Torino in un’annata da favola, Gilardino gode della fiducia di Prandelli e ha dalla sua un’anagrafe più favorevole (il biellese ha 31 anni), mentre Osvaldo, reduce dal recente passaggio alla Juventus, è, nelle gerarchie del commissario tecnico, il favorito per il terzo posto da centravanti.

ESPERIENZA, CARISMA ED UMILTÀ – Rivedere Toni con la maglia azzurra non sarà quindi semplice, ma ci sono diversi aspetti a suo favore. L’esperienza, innanzitutto. La punta, a differenza di Osvaldo e Immobile, non sarebbe alla prima esperienza in un torneo del genere: ha già giocato e vinto, da protagonista, un Mondiale nel 2006. I suoi trascorsi in Germania e negli Emirati Arabi gli hanno permesso inoltre di confrontarsi con scuole calcistiche molto diverse da quella italiana, facendo di lui un attaccante esperto a livello internazionale. Immobile invece non ha mai giocato in Nazionale, e avrebbe bisogno di tempo per inserirsi al meglio negli schemi di Prandelli. Ci sono poi da tenere in considerazione due componenti caratteriali, tenute in grande considerazione dall’ex allenatore della Fiorentina: il carisma e l’umiltà. Toni è un trascinatore che non soffre le pressioni, capace di esaltarsi nei momenti più difficili e che accetterebbe senza problemi un ruolo da riserva di lusso. Non si potrebbe fare lo stesso discorso per Osvaldo, che ha dimostrato a più riprese di sopportare malvolentieri la panchina.

NON È UN’UTOPIA – Insomma, alla luce di questi dati, il sogno brasiliano di Toni non è un’utopia, ma una possibilità concreta. Convocarlo non significherebbe dare il là ad un’inutile operazione nostalgia, ma avere a disposizione un’arma in più per inseguire la Coppa. Comunque andrà, per Luca Toni sarà un successo.

Antonio Casu

@antoniocasu_

 

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