Matteo Masum
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Pentagono, quando la crisi colpisce anche i grandi

Il segretario Chuck Hagel presenta un piano di riduzione delle spese. Ma non rinuncia agli F-35

Pentagono, quando la crisi colpisce anche i grandi
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Spending Review non solo per l’apparato burocratico italiano, ma anche per il Pentagono. Di questi tempi, evidentemente, non se ne può far a meno anche per il colosso Usa, che vede costretto a ridurre il numero dei suoi militari.

Chuck Hagel

Chuck Hagel

COME PRIMA DELLA GUERRA- Curioso come lo stato più guerrafondaio dell’età moderna abbia deciso di operare questo risparmio proprio nel settore che lo ha portato ai maggiori profitti. Tuttavia, come detto, da qualche parte bisognerà pur tagliare. Ed ecco quindi che il Pentagono ha stabilito la riduzione del suo esercito ai livelli precedenti la Seconda Guerra Mondiale. Attualmente sono 522.000 gli effettivi dell’esercito a stelle e strisce, ma Chuck Hagel, segretario alla Difesa, ha intenzione di portarli a 450.000 entro il 2015. Una revisione che il segretario ritiene necessaria sia per evitare il cosiddetto “sequester”, ossia i tagli automatici alla spesa, sia per adeguare le esigenze dell’esercito agli sviluppi del XXI secolo, e dunque meno uomini ma equipaggiamenti tecnologicamente più avanzati.

DIMINUZIONE DEI CONFLITTI? MACCHE’- Oltre agli effettivi, Hagel ha proposto tutta una serie di riduzioni. Resteranno 11 le portaerei, ma sarà diminuito il numero dei caccia A-10, mentre gli aerei spia U-2 verranno sostituiti dai più economici droni. Finalmente si può sperare in un’inversione di tendenza da parte del Pentagono? Nemmeno per sogno, perchè nella mente del segretario c’è un risparmio che consenta l’acquisto degli F-35. Sì, proprio i famigerati F-35. Ad ogni modo, così facendo il Pentagono dovrebbe rientrare nel budget di spesa previsto per il 2015, che ammonta a 496 miliardi. Non esattamente noccioline. Tutto bello, ma, ovviamente, nulla che lasci pensare ad un ritiro dai conflitti in cui gli USA sono impegnati, praticamente in ogni parte del mondo. Probabilmente, tuttavia, nei piani di Obama e co. c’è l’idea di ridurre il numero delle truppe perlomeno in Afghanistan. In merito, sono stati previsti tutta una serie di piani, che vanno da una semplice riduzione, ad una ottimizzazione delle risorse (che includa l’addestramento delle forze afghane), fino al completo ritiro nel 2015. A quest’ultima ipotesi, conoscendoli, non crede nessuno.

Matteo Masum

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