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Tra liberisti e funzionari, parte (male) il Renzi I

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Matteo Renzi, Presidente del Consiglio
Il governo Renzi I

Il governo Renzi I

In pochi mesi Renzi è riuscito a depauperare parte della sua immagine di uomo nuovo, scardinando dalla poltrona Enrico Letta, rimangiandosi molte cose e facendosi “accudire” come  i suoi ultimi due predecessori, dal presidente della Repubblica. Beppe Grillo lo ha definito “giovanevecchio” e forse non ha tutti i torti : giovane segretario  del Partito Popolare – successivamente confluito nel Pd-, giovane presidente della Provincia di Firenze, giovane sindaco di Firenze ed ora giovane premier. A 40anni non ancora compiuti, ha comunque seguito il tradizionale iter del carrierismo politico. Senza esperienze nella società civile, se escludiamo l’azienda di famiglia e… i boyscout.

VITTIMA DI SE STESSO – Lo stillicidio di pressioni e critiche rivolte al governo Letta, tese a sottolineare la diversità del suo nuovo Pd , alla fine lo hanno messo con le spalle al muro. Renzi ha dovuto subire l’ aut-aut di Napolitano, anch’egli non troppo soddisfatto dell’ apatia di Letta. Escluse le elezioni – che come sappiamo anche con il Mattarellum, sono viste come il fumo negli occhi dal Capo dello Stato – Renzi ha dovuto esporsi in prima persona. Aggiungiamo la smisurata ambizione ed un ego che è almeno il doppio di quello di Berlusconi e Scanzi messi insieme ed il gioco è fatto.

ULTRA LIBERISMO – Certamente non si può giudicare l’operato di un esecutivo dalla sua composizione, ma sicuramente si può comprenderne l’idea. Meglio abbandonare ogni residua speranza, di qualche limite al liberismo ad alla austerità. I dicasteri economici parlano ben altra lingua. Giancarlo Padoan, ministro dell’Economia, lo conosciamo tutti. E’ stato vice-segretario dell ‘Ocse ( Organizzazione per lo sviluppo economico )e sopratutto capo economista. Ma non tutti sannno che Padoan ha rappresentato l’ Italia nell’Agenda 2000 per il bilancio UE, l’Agenda di Lisbona. Non solo, direttore esecutivo per l’ Italia del Fondo Monetario Internazionale con responsabilità su Grecia, Portogallo e Albania. Non vi sono dubbi sulla linea che sarà perseguita. Prepariamoci a cercare altri buchi nella nostra  cintura. Nome preteso da Napolitano piuttosto ossessionato dai giudizi dell’Unione europea.

CONFLITTO D’INTERESSE – Il ministro dello sviluppo economico, Federica Guidi è figlia d’arte. Il padre Guidalberto è stato vice-presidente di Confindustria. Manger nell’azienda di famiglia-Ducati Energia– da cui si è prontamente dimessa, dovrà affrontare alcuni conflitti d’interesse: la Ducati Energia detiene il 15%  delle quote di Simest, una società a controllo pubblico che supporta e fornisce assistenza alle aziende, nel processo di globalizzazione, quindi polo strategico che veicola investimenti statali. Inoltre la Polizia di Stato è in trattativa per l’acquisto dei Free Duck, quadricicli elettrici ideali per il presidio del territorio urbano, prodotti indovinate da chi ? Ma proprio dalla Ducati Energia, bravi.

PARI OPPORTUNITA’ MA NON TROPPO – Otto donne ma via il ministero per le Pari opportunità e i dicasteri  senza portafoglio sono stati affidati solo a donne: Riforme a Maria Elena Boschi,  Semplificazione a Marianna Madia, Affari regionali a Maria Carmela Lanzetta che tra l’altro è un esponente dell’area di Civati. Così tanto per ingraziarsi la minoranza interna.  Invece la Pubblica Istruzione è stata assegnata, manuale Cencelli alla mano, a Stefania Giannini. Che oltre ad essere donna è pure segretario di Scelta Civica. Certo è stata rettrice dell’ Università per Stranieri di Perugia e Presidente dell Società italiana di Glottologia, ma sopratutto anch’ essa proveniente da un tavolo interministeriale, presso il ministero degli Esteri. Perchè scegliere qualcun’altro, visto che è già pratica degli uffici?

NO AI FUNZIONARI, ANZI SI –  Nel Pd Renzi non ha mai nascosto la propria avversione al carrierismo politico. Per essere coerente al suo motto “cambia verso”, ha pensato bene di fare incetta di funzionari. Maurizio Martina , ministro delle Politiche agricole, la Madia, Federica Mogherini -che ha scalzato senza troppi complimenti la Bonino agli Affari esteri -ma sopratutto Andrea Orlando, neo ministro della Giustizia-anch’esso frutto della moral suasion di Napolitano- hanno tutti un minimo comune donominatore: aver trascorso la propria vita tra sedi di partito, fondazioni correlate e assessorati.

Giuseppe Folchini -@gifolch

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