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Triestina, Piacenza e Spal: quando il blasone non basta

Triestina, Piacenza e Spal: quando il blasone non basta
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ROMA, 5 GIUGNO – La stagione dei campionati di Lega Pro sta volgendo al termine e quasi tutti i verdetti sono già stati emessi. Tra questi spiccano le retrocessioni dalla Prima alla Seconda Divisione di 3 nobili decadute del calcio italiano come Piacenza, Spal e Triestina, tutte quante retrocesse dopo aver disputato i playout. La discesa nell’ultima serie professionistica delle 3 società è stata provocata da gestioni societarie e tecniche disastrose che hanno causato fallimenti, penalizzazioni e sconfitte sul campo che non solo hanno portato alla perdita di un campionato ma stanno mettendo a rischio il futuro di questi sodalizi a cui appartiene un grande passato ma il cui presente è avvolto da pesanti incognite.

LA RETROCESSIONE DELLA SPAL – Grande delusione a Ferrara dove i biancoazzurri sono retrocessi in Seconda Divisione al termine del playout perso contro il Pavia. Il doppio confronto contro i lombardi ha visto la Spal pareggiare la gara di andata in trasferta per 0 – 0 ma al ritorno, tra le mura amiche del Mazza, i ferraresi sono stati sconfitti per 2 – 0 in maniera netta e meritata. Le responsabilità della retrocessione della compagine emiliana sono da attribuire in modo particolare alla società che durante la stagione ha causato una penalizzazione di 8 punti a causa di interminabili inadempienze finanziarie senza le quali la classifica avrebbe consentito una salvezza tranquilla e senza patemi. Sul banco degli imputati sale quindi il Presidente Cesare Butelli, che è stato pesantemente contestato dal pubblico al termine della sconfitta nella gara di ritorno dei playout. Il patron dei biancoazzurri ha portato la società sull’orlo del fallimento che potrà essere scongiurato solamente se verranno saldate, entro il 15 Giugno, le spettanze a 4 creditori per potersi quindi presentare all’udienza prevista per il 20 Giugno con i conti a posto. Non solo quindi la beffa di una retrocessione ampiamente evitabile ma anche molte nubi sul futuro di una società che negli anni sessanta, con al timone il presidentissimo Paolo Mazza, aveva stupito l’Italia calcistica rimanendo per 13 anni consecutivi nella massima serie acquistando giocatori sconosciuti al grande pubblico per poi rivenderli una volta diventati famosi.

LA RETROCESSIONE DEL PIACENZA – Molto simile a quella della Spal è la retrocessione del Piacenza, maturata dopo lo spareggio con il Prato che i toscani si sono aggiudicati in virtù del miglior piazzamento ottenuto nella fase regolare. Dopo essersi aggiudicati la gara di andata per 1- 0 gli emiliani sono incappati nella sconfitta per 1 – 0 in trasferta ed hanno dovuto subire l’onta della seconda retrocessione consecutiva dal momento che lo scorso anno avevano abbandonato la serie B. Anche in questo caso le colpe principali del declassamento in Seconda Divisione sono da attribuire alla società che non ha potuto evitare una penalizzazione di 9 punti, senza la quale i biancorossi avrebbero concluso il campionato in una tranquilla posizione di centro classifica, al riparo da ogni coinvolgimento nella zona retrocessione. Come se non bastasse a tutto questo si deve aggiungere anche il fallimento a cui i dirigenti hanno condotto la società, attualmente in vendita, con la prima asta già andata deserta. La prossima e ultima possibilità per salvare il titolo sportivo del Piacenza Calcio è sperare che qualche imprenditore presenti un’offerta di almeno 430.000 Euro, che scendono a 100.000 se l’acquirente non intende avvalersi dello stadio, entro le ore 12.30 del 7 Giugno. In caso contrario il Piacenza Football Club 1919 verrà dichiarato fallito e la città emiliana sarebbe rappresentata da una nuova realtà calcistica che ripartirebbe dai campionati minori. Di fronte a questo scenario passa quindi in secondo piano la penalizzazione di 19 punti richiesta dal Procuratore Federale Stefano Palazzi nell’ambito del primo filone di indagine sul calcio scommesse. Le eventuali sanzioni risulterebbero però a carico della vecchia società e di conseguenza non andrebbero a gravare sull’evetuale nuova proprietà disposta a salvare il sodalizio dal fallimento. Un futuro pieno di dubbi e preoccupazioni quindi per una società che solo 9 anni fa era ancora protagonista nella massima serie dove ha disputato 8 campionati nel periodo compreso tra il 1993 e il 2003.

LA RETROCESSIONE DELLA TRIESTINA – Altra squadra con un passato glorioso ad essere retrocessa nell’ultima categoria professionistica è la Triestina. Il declassamento in Seconda Divisione è avvenuto con la sconfitta nel doppio confronto dei playout contro il Latina contro cui gli alabardati hanno perso per 2 – 0 nella gara di andata disputata nel Lazio ed hanno poi impattato per 2 – 2 al Nereo Rocco di Trieste dopo essere stati avanti per 2 – 0. A differenza di Spal e Piacenza i playout non sono arrivati in seguito ad una penalizzazione ma dopo un girone di ritorno disastroso in cui la compagine friulana ha ottenuto meno punti di tutte le altre squadre arrivando a collezionare 4 sconfitte nelle ultime 4 partite. Non è stata sufficiente la presenza di un giocatore di categoria superiore come Riccardo Allegretti per evitare la terza retrocessione sul campo negli ultimi 3 anni che hanno portato la Triestina dalla serie B alla Seconda Divisione. Nell’estate del 2010 la perdita della serie cadetta venne scongiurata grazie ad un ripescaggio per la mancata iscrizione dell’Ancona ma di fatto fu solo rimandata perché avvenne nell’estate dello scorso anno, prima della retrocessione di quest’anno che ha fatto ripiombare i friulani in un tunnel dal quale erano usciti 11 anni fa. Oltre alle pesanti sconfitte sul campo la Triestina deve comunque giocare una partita ancora più importante perché la società è stata dichiarata fallita e il titolo sportivo potrà essere salvato solamente se arriverà un’offerta di acquisto di 75.000 Euro entro il 13 Giugno, termine oltre il quale verrà dichiarato un nuovo fallimento dopo quello, neanche troppo lontano nel tempo, avvenuto nel Giugno del 1994. Tempi duri e futuro incerto quindi anche per questa gloriosa società che fino alla fine degli anni cinquanta era protagonista indiscussa in serie A tanto da poter vantare, come miglior piazzamento, il secondo posto nel campionato 1947/48 alle spalle del Grande Torino, squadra a quei tempi praticamente impossibile da battere.

Tre squadre ricche di storia e di tradizione accomunate dallo stesso destino che le ha viste retrocesse sul campo e in enorme difficoltà sul piano societario. La speranza degli appassionati è che spuntino all’orizzonte degli imprenditori con l’intenzione di rilanciare questi sodalizi che nel passato hanno scritto pagine importanti nella storia del calcio italiano.

a cura di Mauro Leone

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One Response to Triestina, Piacenza e Spal: quando il blasone non basta

  1. paola 6 giugno 2012 at 0:41

    grazie x l'articolo volevo soltanto puntualizzare che la triestina non è una squadra friulana ma giuliana! grazie

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