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Euro 2012, la strada verso Kiev: la nostra Italia tra scandali e sfortune è pronta a rimettersi in gioco

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ROMA, 7 GIUGNO – E’ arrivata la resa dei conti. Nel bel mezzo dello scandalo Scommessopoli che sta flagellando il nostro mondo del pallone e fra un infortunio e l’altro che stanno distruggendo la rosa e mettendo in difficoltà Prandelli, l’Italia inizierà domenica la propria avventura Europea fra mille punti interrogativi e poche certezze. Gli azzurri stanno attraversando uno stato psicologico molto particolare e l’inserimento in un girone tutt’altro che semplice (Irlanda, Croazia e Spagna) potrebbe dare il colpo di grazia. Tuttavia la storia insegna che dopo ogni scossone la nazionale si è sempre rialzata in maniera egregia: il mondiale del 1982 e quello del 2006 ne sono la testimonianza. Domenica ci sarà la Spagna: che sia la prova del nove per l’ennesima rinascita? 

Fabio Cannavaro alza la Coppa del Mondo nel 2006

L’ITALIA A DUE FACCE: DALLE IMPRESE MONDIALI ALLE DELUSIONI IN CAMPO EUROPEO – L’avventura azzurra nelle competizioni internazionali si è finora colorata di tinte chiaroscure: imprese memorabili se si parla di Mondiali ma bei ricordi alquanto sbiaditi non appena ci si sposta sul fronte Europei. Una vittoria sofferta nell’edizione casalinga del 1968, quando la sorte fu molto benevola con noi – la semifinale contro l’Urss, finita in parità, venne decisa dal lancio di una monetina – e poco altro ancora. Spesso assente alle fasi finali del torneo o presto eliminata nelle restanti occasioni, per l’Italia il ricordo più amaro legato a questa competizione è destinato comunque a rimanere – e per molti anni ancora – la finalissima persa all’ultimo respiro contro la Francia di Barthez & co. nell’edizione belga-olandese di inizio millennio. Probabilmente l’invincibile armata di Vittorio Pozzo, capace di vincere in successione ben due Mondiali (1934 e 1938) avrebbe potuto contribuire a rendere di gran lunga più ricca la bacheca europea della nostra nazionale. Ma i primi Europei vennero organizzati solamente a partire dal 1960 e allora questa non può che rimanere una semplice supposizione; in quella occasione gli azzurri non figurarono tra le quattro squadre ammesse alla contesa del titolo, mentre alla sua prima partecipazione alla più importante manifestazione per squadre del nostro continente – correva l’anno 1964 – abbandonò ben presto i giochi facendo le valigie al termine degli ottavi di finale, superata dall’Urss. Ben altra musica quattro anni più tardi: la nuova Italia di Valcareggi, costretta a riscattare la figuraccia rimediata ai Mondiali inglesi di due anni prima – quando subì l’onta di un’imbarazzante sconfitta contro la Corea del Nord nella partita che rese famoso il presunto dentista Pak Doo Ik – riesce a spuntarla in finale ai danni della Jugoslavia, vincendo per 2 a 0 la partita di ripetizione (i rigori non c’erano ancora e la prima disputa si chiuse in parità sul punteggio di 1 a 1 al termine dei tempi supplementari). E’ l’Italia del dualismo Mazzola-Rivera, che a Messico ’70 regala al mondo del calcio la “partita del secolo”, quel famoso Italia-Germania 4-3 già consegnato ai libri di storia. Alla fine il team nostrano si inchinerà solamente al cospetto del Brasile di Pelè. Gli anni settanta si aprono dunque sotto i migliori auspici, ma si rivelano ben presto avari di emozioni: il massimo risultato che la nostra nazionale riesce ad agguantare è il quarto posto di Argentina ’78. Passano due anni e l’Italia torna ad ospitare la fase finale di un Europeo dopo quello conquistato nel 1968: la storia però non si ripete e i nostri finiscono quarti, appena fuori dal podio. Un passeggera delusione spazzata via dal trionfo Mundial di due anni dopo, arrivato in un clima non proprio sereno e avvelenato dall’ombra del calcioscommesse (i famosi corsi e ricorsi storici di Vico): il bomber Paolo Rossi, che aveva appena scontato due anni di squalifica nell’ambito dell’inchiesta annessa, finisce per diventare l’indiscusso eroe della spedizione spagnola. Ma in campo europeo il copione non cambia e l’Italia fallisce clamorosamente la qualificazione a Francia ’84. Nuovo fallimento ai successivi Mondiali e squadra che cambia gestione tecnica: fuori Bearzot, al suo posto Vicini. E arriva la scossa: bel gioco negli Europei organizzati dalla Germania Ovest e cammino che si interrompe in semifinale. E al medesimo punto si interrompe il sogno dell’Italia di trionfare di nuovo in un Mondiale davanti al proprio pubblico, così come avvenne esattamente cinquantasei anni prima. E’ il 1990 e l’Argentina di Maradona butta fuori l’Italia dopo la lotteria dei rigori. Proprio i rigori, croce e delizia della nostra nazionale negli anni a venire: fatali in occasione dei due successivi campionati del mondo, quello americano e quello francese, salvifici nel 2000 quando san Toldo para l’inimmaginabile spedendo gli azzurri al round finale con la Francia (il rocambolesco epilogo è a tutti tristemente noto). Le restanti apparizioni italiane tra Mondiali ed Europei possono essere ben riassunti in quattro momenti-simbolo: l’arbitraggio scandaloso del famigerato arbitro Moreno negli ottavi di Coppa del Mondo contro l’organizzatrice Corea del Sud, le lacrime di Cassano dopo il “biscottone” scandinavo ad Euro 2004, capitan Cannavaro che solleva l’ex coppa Rimet al termine di un Mondiale surreale agitato dalle sentenze su Calciopoli e il mea culpa di Lippi in conferenza stampa dopo l’ultima disastrosa spedizione intercontinentale. Nel mezzo, l’Europeo organizzato da Svizzera e Austria nel 2008, dove un’Italia opaca passa a fatica la prima fase a gironi  – ancora a discapito dei galletti di Francia, già battuti nella finalissima di Berlino del 2006 – e riassapora nuovamente il gusto amaro dei rigori – così dolci solo due anni prima nel match dei quarti contro le furie rosse spagnole. Domenica 10 giugno il cammino europeo dell’Italia riprenderà proprio da lì dove si era interrotto, con di fronte ancora una volta la potente corazzata spagnola. L’augurio è che l’esito possa essere quantomeno diverso.

Il gruppone azzurro nella foto di rito

LEGGERA IN ATTACCO MA CON TANTA QUALITA’ IN TUTTI I REPARTI: I 23 DI CESARE PRANDELLI – La rosa azzurra, pur essendo priva di elementi di spessore, è sicuramente fra le più quotate alla prosecuzione nella competizione. Andando infatti ad analizzare ogni singolo reparto possiamo vedere come non manchino assolutamente i pezzi da novanta. In porta l’affidabilità è garantita: l’Italia è da sempre una delle nazioni con un parco portieri fra i più floridi d’Europa e le convocazioni di Buffon, De Sanctis e Sirigu non fanno altro che confermare questa tesi. Staremo a vedere chi fra l’estremo del Napoli e quello del PSG vestirà i panni del dodicesimo alle spalle dell’intoccabile Gigi. In difesa come già sappiamo Andrea Barzagli starà fuori per tutta la fase a gironi. Il centrale della Juve si è stirato proprio ieri e Prandelli sta vagliando le ipotesi Astori o il reintegro di Mimmo Criscito, anche se non al meglio dal punto di vista psicologico per la sua implicazione nello scandalo scommesse. Le sicurezze sono Chiellini (pienamente recuperato dopo il piccolo infortunio subito nell’ultima gara di campionato) e Leonardo Bonucci, altro giocatore nell’occhio del ciclone. Sulle corsie esterne si alterneranno Abate, Maggio e Balzaretti e, da questo punto di vista, abbiamo parecchie garanzie. A centrocampo la sicurezza del momento si chiama Andrea Pirlo. Il playmaker bianconero rappresenta una vera e propria colonna portante del centrocampo azzurro e, se giocherà come alla Juve, possiamo stare certi di un rendimento al di sopra delle righe. Daniele De Rossi è l’altro pezzo da novanta per qualità e quantità, a meno che, vista l’emergenza in difesa, Prandelli non decida di arretrarlo. Nocerino invece dovrà giocare come nel Milan. Se il CT dovesse lasciargli la stessa libertà di inserimento e di movimento, Antonio potrebbe diventare devastante. La carta in più potrebbe essere Alessandro Diamanti. Il fantasista del Bologna non ha molta esperienza internazionale, ma se collocato perfettamente fra le linee potrebbe creare molto scompiglio fra gli avversari: non va dimenticata, inoltre, la sua abilità sui calci piazzati. Il reparto sarà inoltre puntellato dall’immenso Claudio Marchisio, dalla diligenza tattica di Thiago Motta e dall’effervescenza di Emanuele Giaccherini. In attacco, vista l’assenza forzata di Pepito Rossi tutto ruota intorno a Mario Balotelli, l’unico uomo d’area. Se il ragazzo scuola Inter dovesse mantenere la testa sulle spalle per tutta la durata dell’Europeo e dovesse mettersi a disposizione di Prandelli e della squadra al cento per cento, le sue prestazioni potrebbero essere decisive. Attorno a SuperMario ci saranno Totò Di Natale e Antonio Cassano. Le qualità di questi due giocatori sono indiscutibili ed entrambi dovranno fare della loro imprevedibilità e della loro rapidità (soprattutto Di Natale) due armi vincenti. Senza Matri e Pazzini l’attacco potrebbe risentire di un ariete d’area, ma il reparto è comunque ben assestato vista la presenza anche di Sebastian Giovinco che potrebbe rivelarsi una vera sorpresa. Il potenziale c’è, bisogna crederci. Se tante incognite dovessero trasformarsi in liete sorprese, questa squadra potrebbe andare molto lontano.
PUNTO DEBOLE: La poca esperienza internazionale di alcuni e l’atmosfera che si respira potrebbero essere molto dannose al nostro gruppone.
PUNTO FORTE: La qualità nei vari reparti e la voglia di fare bene e di mettersi in mostra di molti azzurri.

A cura di Nicolò Bonazzi e Giuseppe Mimmo

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