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Arte&Cultura

Tutto cambia, Sanremo no. Meglio il Prefestival

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Teatro Ariston a Sanremo

Ogni anno qualche lieve modifica ma in linea di massima il Festival di Sanremo è sempre lo stesso, sono gli spettatori che invecchiano e i cantanti. Le novità sono poche, visto che le Nuove proposte si contano con il contagocce e in linea di massima, il Festival, rimane una kermesse lunga e un po’ soporifera. Non si sono visti molti giovani, né tra i cantanti, né tra gli ospiti, a calcare il palcoscenico dell’Ariston. Del resto, in Italia, c’è così poco spazio per i giovani che non si vedono nemmeno a Sanremo. Il format sanremese, così come è attualmente concepito, andava bene sicuramente negli anni 50 e 60, la prima edizione risale al 1951, ma ora dovrebbe rinnovarsi un po’. L’impostazione è statica e un po’ ingessata, non bisogna essere così formali nel 2014, e anche la scenografia lascia un po’ desiderare. Si vuole ostentare, scenograficamente, una modernità che all’Italia appartiene poco. Meglio sarebbe stato andare sul classico con un palcoscenico ricco di fiori, gli splendidi fiori di Sanremo, del resto si tratta di una manifestazione tradizionale.

 Bello e sicuramente più interessante è il Prefestival, a cui è dato poco spazio e di cui molti nemmeno sanno l’esistenza, alcuni pensano che a quell’ora ci siano ancora i pacchi di Affari tuoi.  Il Prefestival dura all’incirca dieci minuti ed è condotto da Pif, un volto nuovo. Pif, con la sua ironia e sagacia, ci svela i retroscena del festival. Il metodo è quello informale e intelligente, senza prendersi troppo sul serio, tipico del Testimone, il suo programma di MTV.

 La terza serata, la migliore – Alcune cose si possono però salvare di questo Festival, fino ad ora, la terza serata è stata la migliore. Sì, al monologo della Littizzetto sulla bellezza che non ha niente a che fare con il concetto di normalità, e all’invito a considerare di più anche coloro che sono diversamente abili, ma belli esattamente come tutti gli altri. Perché anche le pubblicità, a volte, ci presentano un mondo che in realtà è finto e ciò che è finto non è bello, nemmeno il silicone. Sì anche a Renzo Arbore e infine anche al gruppo improvvisato dei giovani cantanti del pubblico, un po’ stile Sister Act 2, veramente, a dirla tutta.  In generale un clima più sciolto, le canzoni incominciano a divenire più orecchiabili, e in fin dei conti la coppia Fazio-Littizzetto non è poi tanto male, Fazio non è certo uno showman ma ha la faccia del bravo ragazzo, educato, e la Littizzetto è una in gamba. Certo non rappresentano una novità perché li abbiamo già visti l’anno precedente. Adesso attendiamo il gran finale.

Erika Aleksandra Provenzano

 

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