Enrico Cunego
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Mondiali 2014, Australia: “mission impossible” per gli “Aussies”. La storia e la rosa dei “Socceroos”

Girone durissimo per i "canguri". Nel girone B faranno compagnia ad Olanda, Spagna e Cile. Le chance di passare il turno sono veramente poche.

Mondiali 2014, Australia: “mission impossible” per gli “Aussies”. La storia e la rosa dei “Socceroos”
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Una formazione dei "Socceroos"

Una formazione dei “Socceroos”

Prosegue il nostro viaggio di avvicinamento a Brasile 2014. Dopo aver scoperto Ecuador, Camerun ed Honduras, questa volta voliamo nella splendida Australia, dove per il terzo mondiale consecutivo la nazionale di calcio sarà tra le 32 finaliste iridate. Andiamo a conoscere la nazionale allenata da Ange Postecoglu.

ROAD TO BRAZIL – Il cammino per arrivare in Brasile è stato più arduo del previsto, sia a causa della complessiva crescita del calcio asiatico, sia a causa di un profondo rinnovamento che sta stravolgendo il calcio australiano e dettato dal declino della “Golden Generation“. Ma di questo aspetto ne parleremo più avanti. La prima fase di qualificazione è stata un’autentica passeggiata per gli uomini allora allenati dal tedesco Holger Osieck: 5 vittorie ed un pareggio contro avversarie modeste come Oman, Thailandia ed un’Arabia Saudita in declino. Unica sconfitta contro l’Oman, avversario che si riproporrà agli 2Aussie” nel girone finale, quello comprendente anche Giappone, Giordania ed Iraq. Inizialmente Cahill e compagni partono molto male: solo 2 punti nelle prime 3 gare, frutto di due pareggi con Oman e Giappone e soprattutto di una clamorosa sconfitta per 2-1 rimediata in Giordania. La quarta partita, quella contro l’Iraq giocata in campo neutro a Doha, si rivela subito decisiva per le sorti della nazionale oceanica. Al 72′ Abdul Zahra gela i “Socceroos”, che a questo punto si ritrovano ad un passo dal baratro. Ma tra l’80’ e l’84’ i due vecchi Tim Cahill ed Archie Thompson riescono a trovare i due provvidenziali gol del successo che risvegliano dal sonno gli australiani. Ma la partita dopo, quella di Sydney contro l’Oman, vede Cahill e compagni sfiorare il disastro. Ad inizio ripresa la nazionale araba conduce per 2-0, ma ci pensa ancora il centravanti ex Everton a suonare la carica per i suoi, che arriveranno al pareggio all’82’ con un altro “vecchietto”: Brett Holman. Il 4 giugno la nazionale di Osieck va a far visita ad un Giappone dominatore del girone, che si salva solo al 91′ con un rigore di Honda da un eventuale sconfitta firmata da Tommy Oar. A questo punto gli “Aussie” chiudono i conti qualificazione, travolgendo a Melbourne l’11 giugno la Giordania per 4-0 e sconfiggendo 3 giorni dopo a Sydney un combattivo Iraq grazie al gol di Joshua Kennedy. Qualificazione conquistata, ma il gioco di Osieck non convince affatto la critica ed i tifosi. Ed Osieck, nonostante la qualificazione, verrà licenziato il 12 ottobre, a causa di due tremende sconfitte per 6-0 contro Francia e Brasile. Due figuracce imperdonabili per una nazionale che si appresta a disputare il Campionato del Mondo. Al suo posto viene nominato Ange Postecoglu, tecnico di origine greca che alla guida di South Melbourne e Melbourne Victory ha fatto incetta di titoli nel campionato nazionale. A lui il compito di rigenerare il gioco e l’immagine dei “Socceroos”.

LA STORIA – Nata ufficialmente nel 1922, la nazionale di calcio australiana ha dovuto sempre fare i conti con altri sport di maggior seguito nel paese oceanico, come il rugby, il football australiano ed il cricket. Inevitabili quindi, gli scarsi risultati che hanno connotato gran parte della storia di questa nazionale, svantaggiata anche dalla pessima posizione geografica che per anni ha costretto l’Australia a sfiancanti e lunghissime trasferte per conquistare un posto nella Coppa del Mondo. Il primo anno fondamentale del calcio australiano è il 1974: anno della prima Coppa del Mondo disputata dai “Socceroos”, accolti in Germania tra un misto di curiosità e scetticismo. Inserita in un girone con Germania Ovest, Germania Est e Cile, la nazionale giallo-verde riesce a chiudere la rassegna iridata con un punto, frutto del pari a reti bianche con i sudamericani dopo aver perso 2-0 e 3-0 contro le due Germanie. Seguono 32 anni di totale astinenza dalla Coppa del Mondo, soltanto sfiorata nel 1994, nel 1998 e nel 2002 a causa di spareggi sempre persi contro rispettivamente Argentina, Iran ed Uruguay. Proprio l’Uruguay è l’avversario dell’Australia nel 2005, in quello che risulta essere lo spareggio decisivo per il Mondiale di Germania 2006. Sia a Montevideo che a Sydney le gare finiscono 1-0, urgono così i calci di rigore, che vedono finalmente prevalere gli “Aussie”, vincenti 4-2 grazie anche a due parate del portiere Mark Schwarzer, uno dei rappresentanti della “Golden Generation”, formata da giocatori straordinari come Mark Viduka, Harry Kewell, Tim Cahill o John Aloisi, elementi capaci di imporsi in Europa e trascinatori di una nazionale decisamente cresciuta a livello tecnico. Ciò è dimostrato dalla rassegna iridata del 2006, quando sorprendentemente la nazionale allenata dal mitico Guus Hiddink riesce a finire seconda dietro il Brasile nel proprio girone, vincendo la concorrenza di nazionali esperte come Giappone e Croazia. Agli ottavi, solo un rigore di Francesco Totti al 93′ piega la resistenza degli australiani, i quali finiscono per disputare un Mondiale strepitoso. L’ambizione è alta, e così l’Australia abbandona nel 2006 la federazione oceanica per quella asiatica, in modo da poter conquistare più agevolmente un pass per la Coppa del Mondo. L’impatto sulla nuova federazione è ottimo, tanto che nel 2011 la squadra allenata da Pim Veerbeck arriva giocarsi la finale della Coppa d’Asia contro il Giappone, salvo poi perdere nei supplementari a causa di un gol di Tadanari Lee. Agevole la qualificazione che porta a Sudafrica 2010, dove i “socceroos” pescano nel girone Germania, Ghana e Serbia. Il debutto è traumatico: sconfitta 4-0 coi tedeschi, a cui segue un 1-1 col Ghana ed una vittoria per 2-1 contro i serbi. Purtroppo, nonostante l’arrivo a pari punti con gli africani, il pesante passivo della prima gara pregiudica il cammino degli oceanici, che quindi tornano subito a casa. Ora ecco una nuova chance mondiale, la terza di fila, anche se la concorrenza è spietata: Spagna, Olanda e Cile sembrano troppo superiori ad una nazionale inferiore tecnicamente anche a causa di un cambio generazionale in atto. Sapranno i “socceroos” sorprenderci ancora una volta?

Tim Cahill, simbolo australiano

Tim Cahill, simbolo australiano

ROSA – La realtà è dura: c’è da fare i conti con il declino della “Golden Generation“. Giocatori come Viduka, Chipperfield e Kewell si sono ritirati da tempo, altri come Cahill, Bresciano ed Holman devono fare i conti con la carta d’identità. Carta d’identità che sembra aver messo fuori causa il 41enne Mark Schwarzer, che a Novembre ha annunciato l’addio della nazionale, creano un enorme problema in porta, dove ora si contendono il posto il secondo portiere del Borussia Dortund Michel Langerak, quello dell’Adelaide United Galekovic e l’estremo difensore del Club Brugge Matthew Ryan. Ovviamente si cercherà di convincere Schwarzer, ora secondo portiere al Chelsea, a tornare per difendere i pali nella rassegna iridata. Molto datata la difesa, dove giganteggia ancora l’ormai disoccupato Lucas Neill (35 anni), a cui si affiancano anche altri pilastri come Luke Wilkshire (32, gioca nella Dinamo Mosca) e Sasha Ognjenovski (34, Sydney FC). Da segnalare anche Rhys Williams (25, Middlesbrough) e Luke Carney (30, Brisbane Roar). A centrocampo si conta ancora sulle prestazioni di Mark Bresciano (34, emigrato in Qatar all’Al-Gharafa), mentre sono fondamentali Brett Holman (29, Al-Wahda, formazione degli Emirati Arabi), James Holland (24, Austria Vienna), Tommy Oar (22, Utrecht) e Dario Vidosic (26, Sion). In attacco ecco la stella dell’Australia, quel Tim Cahill da 29 gol in nazionale ed ora 34enne al servizio dei New York Red Bulls, a lui sarà affidato quasi interamente il peso offensivo australiano, mentre probabilmente saranno molto utili alla causa i non più giovanissimi Joshua Kennedy (31, Nagoya Grampus in Giappone) ed Archie Thompson (34, Melbourne Victory). Insomma, una nazionale da età media molto elevata, dopo Brasile 2014 è necessario un processo di svecchiamento.

Enrico Cunego

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One Response to Mondiali 2014, Australia: “mission impossible” per gli “Aussies”. La storia e la rosa dei “Socceroos”

  1. i-pod keroro 22 febbraio 2014 at 15:08

    Fa sempre piacere vedere un articolo così ben fatto su una nazionale asiatica.

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