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Sochi, il nuovo video delle Pussy Riot è un grido di libertà

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Mentre l’Occidente liberale partecipa al banchetto organizzato da Vladimir Putin senza particolari turbamenti e riscattando la sua immagine solo qua e là (vedi, ad esempio, Google e la squadra tedesca), e il Cio vieta alle fondiste ucraine Marina Lisogor e Ekaterina Serdyuk di esibire il lutto per le vittime degli scontri di Kiev (provocando così la loro defezione), sono le russe Pussy Riot a tenere alta quella bandiera dei valori democratici che le nostre istituzioni hanno lasciato a casa per evitare problemi alla dogana. Putin ti insegnerà ad amare la patria, ecco il titolo del nuovo videoclip – girato nel centro di Sochi – che le coraggiose attiviste del collettivo punk moscovita presentano oggi ad Adler, città dove sorge il villaggio olimpico. ”Loro ti insegneranno nei campi di prigionia come piangere e come obbedire – cantano le Pussy Riot sfidando il Potere dello Zar – Saluto ai capi e al Duce (in italiano nel testo, ndr)/La costituzione viene linciata, Vitishko (Evgeny Vitishko, l’ecologista russo condannato a tre anni di reclusione per essersi opposto allo scempio ambientale della regione di Krasnodar, ndr) e’ in prigione/ Putin ti insegnerà ad amare la madre patria”.

La carica dei cosacchi...

La carica dei cosacchi…

DALLA SIBERIA AL MAR NERO – Dopo quasi un anno e mezzo di galera – trascorso, in parte, nella colonia penale siberiana di Krasnojarsk – e a meno di due mesi dalla scarcerazione in seguito all’amnistia concessa dalla Duma (“Non credo che sia un atto umanitario, ma una trovata pubblicitaria” disse Maria Alyokhina al momento del rilascio, il 23 dicembre dello scorso anno), le Pussy Riot non hanno ancora imparato a obbedire, e il loro primo lavoro da donne “libere”, che già spopola su YouTube, ne è la prova più eloquente. L’attacco a Putin viene infatti lanciato sul fronte più “sensibile”, e mette letteralmente a soqquadro la vetrina militarizzata dell’Impero. Chissà come sarà piaciuto, allo zar di tutte le Cecenie, vedere le attiviste del collettivo Riot grrrl più famoso del mondo mentre gli gridano in faccia la loro voglia di libertà sullo sfondo dei cerchi olimpici e ballando con l’orso-mascotte dei Giochi…

Nadezhda Tolokonnikova

Nadezhda Tolokonnikova

QUANDO COSACCHI FA RIMA CON VIGLIACCHI – E chissà che salti di gioia avrà fatto l’ex-colonnello del KGB davanti alle immagini del becero pestaggio di ieri, quando la Alyokhina, Nadezhda Tolokonnikova e altri componenti del gruppo (tre donne e un uomo) sono stati aggrediti da numerosi agenti delle forze di sicurezza e presi a frustate da alcuni cosacchi. Il video, infatti, immortala anche questa vergogna, e la Tolokonnikova colpita mentre giace a terra è davvero il simbolo della brutalità del potere e, al tempo stesso, il più poderoso dito nell’occhio del tiranno che si potesse immaginare.

Ci sta bene, in fondo, una piccola considerazione ispirata da Hemingway: “E allora, non chiedere mai per chi suonino le Pussy Riot. Esse suonano per te“.

Enrico Steidler

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