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L’identikit degli ultrà? Una minestra riscaldata

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Ultrà in azione

Come riciclare le statistiche, e gli articoli. Lo studio condotto dalle forze dell’ordine sugli ultrà del Belpaese, reso noto per la prima volta il 28 novembre dello scorso anno e risalente al mese di agosto, è stato ieri al centro del convegno (“Gioco di squadra, un cantiere aperto per un calcio migliore”) organizzato presso la Scuola Superiore di Polizia a Roma, e oggi i media riportano la news come se si trattasse di una primizia. Roba vecchia, in realtà, e pure rispolverata male dai suoi stessi autori. Il titolo del “momento di riflessione” fortemente voluto da Polizia Moderna a sette anni di distanza dall’uccisione a Catania dell’ispettore Filippo Raciti, infatti, rende perfettamente l’idea di come stanno le cose, ma di sicuro non era questa l’intenzione: volevate evocare l’idea di qualcosa che ha avuto inizio – la “guerra” contro gli ultrà – ma che non finirà mai (come tantissime altre nella Terra dei tarallucci)? Bene, con il riferimento al cantiere aperto ci siete riusciti in pieno.

La polizia fronteggia gli ultrà

La polizia fronteggia gli ultrà

BENE, BRAVI, BIS – Riscriviamo, quindi, i dati salienti dell’indagine. “Dall’ultimo censimento effettuato ad agosto scorso risultano attivi 388 gruppi ultras composti da 41.120 supporter” disse il vice questore aggiunto dell’Ucigos Carlo Ambra il 28 novembre. “Di questi 388 sodalizi, quarantacinque sono di estrema destra, quindici di estrema sinistra e nove gruppi sono misti, e al proprio interno comprendono sia elementi di estrema destra sia gruppi di estrema sinistra”. Per quanto riguarda la diffusione sul territorio, la “Lombardia conta ben 56 sodalizi. A seguire la Campania con 50, Liguria e Toscana ne hanno 42, mentre il Piemonte ne assomma 32. Nello scorso campionato” – aggiunse il vice questore – “si sono sciolti 30 gruppi a fronte di 22 che si sono creati ex novo”. All’origine della scissione è spesso (14) “il venir meno degli aderenti. In 7 casi si sono disgregati per conflittualità interna, in 3 casi per protesta al programma della tessera del tifoso. E in altri 3 casi a seguito di attività repressiva”. Infine, concluse Ambra “ci sono 43 gruppi che non accettano dialogo, mentre ce ne sono 138 che hanno un’altra predisposizione”. L’unica novità emersa dal convegno di ieri è quella legata ai “rapporti internazionali” dei gruppi italiani: su 388, ben 80 (uno su cinque) hanno stretto alleanze con le tifoserie straniere.

DALLA CURVA ALLA PIAZZA – “Quest’anno l’inizio del campionato ci sta dando segnali negativi, il trend sembra invertito rispetto agli anni precedenti” ha dichiarato ieri il capo della Polizia Alessandro Pansa snocciolando qualche dato più fresco e significativo (43 partite macchiate da episodi violenza in tutta la scorsa stagione, già 40 quest’anno). “Noi cerchiamo di seguirli dentro e fuori gli stadi per capirne l’evoluzione” – spiega Francesco Iannielli, direttore del Servizio investigazioni generali della Direzione centrale della polizia di prevenzione – “Il rischio è che le curve stimolino nuove radicalizzazioni e la loro politicizzazione prosegue, con il comune denominatore rappresentato dall’odio viscerale contro gli uomini in divisa. I gruppi di ultrà, secondo il dirigente, “possono diventare anche una formidabile massa di manovra abituata al confronto violento con le forze dell’ordine, da utilizzare per fomentare tensioni di piazza. Agiscono come corpi organizzati dediti allo scontro permanente ed al disordine sociale”.

La Curva Nord dell'Inter

La Curva Nord dell’Inter

L’ASPIRINA PER LA BRONCHITE – Le soluzioni? Le solite, o quasi: 1)- emanare linee guida per migliorare l’accoglienza negli stadi; 2)- ottimizzare il ruolo degli steward (con corsi di formazione affidati anche alle forze di polizia); 3)- difendere marchi e merchandising; 4)- semplificare le procedure di vendita dei tagliandi di accesso alle manifestazioni calcistiche; 5)- promuovere le iniziative a carattere educativo. Valutata con grande attenzione, infine, l’ipotesi di segmentare le curve per evitare eccessive penalizzazioni nei confronti del pubblico.

Conoscere l’avversario è fondamentale, così come è necessario – anche se doloroso – monitorarne i continui progressi sul fronte. Dalla scorsa estate, tuttavia, molte (troppe) cose sono cambiate, e le cifre snocciolate ieri al convegno non dicono nulla del gigantesco salto di qualità fatto dal “nemico” negli ultimi mesi. Il caso di Felice Evacuo (“devi lasciare la città entro 24 ore” gli intimarono i tifosi del Benevento), il derby-farsa fra Nocerina e Salernitana e la prova di forza dei tifosi rossoblucerchiati a Genova (capaci di far disputare la stracittadina nell’orario da loro ritenuto più opportuno) sono episodi di assoluta gravità e soprattutto senza precedenti. Se a questi assommiamo i 5 anni di Daspo rifilati al giornalista Peppino Baldassarre, l’impunità dei tifosi beneventani e nocerini e la penosa débacle della giustizia in occasione del derby di Milano, allora ci rendiamo conto che: 1)- l’identikit degli ultrà, pur recente nella forma, è già vecchio come il cucco nella sostanza e dovrebbe quindi essere aggiornato con estrema sollecitudine; 2)- c’è qualcosa, anzi tanto, che non va; 3)- è come per il doping, sempre un po’ più avanti rispetto all’anti-doping.

Gioco di squadra, dicono. Già. Ma chi “fa” il gioco? E che squadra vincerà?

Enrico Steidler

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