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Marco Pantani, il duello con Armstrong ed il trionfo sul Mont Ventoux

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Il duello tra Pantani ed Armstrong sul Mont Ventoux

Sono passati dieci anni dalla scomparsa di Marco Pantani. Un lutto mai assorbito dagli amanti del ciclismo, ancora oggi incapaci di credere di aver perso il loro campione. Delle tante fotografie lasciate ai posteri dal Pirata, una delle più intense è quella scattata sul Mont Ventoux nel  Tour de France di quattordici anni fa. Pantani vinse una tappa leggendaria sulla salita più difficile, lasciandosi alle spalle anche l'”alieno” Lance Armstrong, dominatore indiscusso di quella corsa.  Quella che segue è una storia di sport tra le più belle mai scritte: questo è Marco Pantani, questa è la storia di una leggenda. Era il 13 luglio del 2000.

Il duello tra Marco Pantani e Lance Armstrong

Il duello tra Marco Pantani e Lance Armstrong

CONTRO OGNI PRONOSTICO – Il romagnolo si presentò a quel Tour de France con uno stato d’animo molto particolare: era reduce da un Giro d’Italia corso tra alti e bassi in sostegno di Stefano Garzelli, e, soprattutto, era ancora viva dentro di lui la terribile delusione legata all’esclusione dalla corsa rosa dell’anno prima. E con essa, lo spettro della depressione. Pantani però era uno che non si arrendeva mai, e partì quell’estate verso la Francia con la convinzione di poter dimostrare ancora una volta di essere il più forte. Ci riuscì, anche se la classifica finale diede un altro responso.

LA DEBACLE SULL’HAUTACAN – La tappa del Ventoux non vedeva Pantani tra i favoriti: il Pirata era fuori classifica, tagliato fuori dalla corsa verso la maglia gialla dopo aver accusato, pochi giorni prima, diversi minuti di ritardo dai leader della generale sull’Hautacan. Il romagnolo aveva tentato un attacco, ma il ritmo forsennato imposto da Armstrong ed una crisi di fame l’avevano costretto ad alzare bandiera bianca. Una delusione, l’ennesima, ma lui non aveva gettato la spugna. Voleva vincere una tappa, non si ritirò.

LA RABBIA E L’ORGOGLIO – Anche quel giorno Pantani andò in crisi: a 10 km dal traguardo aveva perso contatto dalla testa della corsa, era ormai staccato. Nessuno pensava che ci potesse essere una rimonta. Ed invece ci fu. A 5 km dalla vetta riprese il gruppetto pilotato da Ullrich, secondo dalla generale. Armstrong era in maglia gialla, e restava in gruppo, ad attendere le mosse degli avversari. Gli sguardi tra i rivali e le tattiche furono spezzati all’improvviso: Pantani non ci pensò due volte, si alzò sui pedali e partì all’attacco, come sempre. Tentò cinque allunghi, uno più bello dell’altro, e lanciò il quel momento il suo guanto di sfida. Il sole picchiava forte, l’aria era quasi irrespirabile, il vento soffiava fortissimo sulle rocce spettrali del Ventoux, ma Pantani non aveva paura. L’unico suo obiettivo era vincere, ad ogni costo.

IL DUELLO CON ARMSTRONG – L’ostacolo più duro aveva un nome: Lance Armstrong. Un extraterrestre, più che un uomo, un ciclista che correva lasciando il cuore da un’altra parte. Pantani era molto diverso: riusciva a dare tutto quello che aveva anche quando le gambe non rispondevano come avrebbe voluto. Il texano ed il Pirata si trovarono soli in fuga nel duello finale. Armstrong andava più forte ed ogni momento sembrava essere quello decisivo per una crisi di Pantani. L’italiano però non mollò quasi mai le ruote del rivale, corse con la rabbia di un uomo ferito e l’orgoglio del campione, e riuscì ad arrivare con lui fino in cima. Sul traguardo transitò per primo il Pirata. Armstrong dichiarò con poca eleganza di averlo lasciato vincere, ma in fondo conta poco. Pantani non ebbe neanche la forza di alzare le braccia al cielo e sapeva di aver scritto una bella pagina della sua vita. La sua vittoria prescinde dall’esser arrivato davanti al texano. Se anche così non fosse stato, Pantani avrebbe comunque trionfato, perché aveva dimostrato di essere tornato quello di sempre, e questo non lo potrà mai cancellare niente e nessuno.

Antonio Casu

@antoniocasu_

 

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