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Napoli, Benitez Re di Coppa: l’exploit azzurro lontano dalla Serie A

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Rafa Benitez, allenatore del Napoli
Higuain esulta dopo il gol in Coppa Italia contro la Roma

Higuain esulta dopo il gol in Coppa Italia contro la Roma

Prendi un mazzo di carte. Scegline tre. Ora decidi: quante e quali vuoi portarne a casa?“. Non riusciamo ad immaginarlo diversamente il siparietto che ad inizio stagione ha visto  protagonisti  (dietro le quinte)Rafa Benitez ed Aurelio De Laurentiis. Le tre carte, ovviamente, corrispondevano a Scudetto, Champions League e Coppa Italia. C’è da scommettere che sia l’allenatore che il Presidente del Napoli puntassero un pò a tutte e un pò a nessuna. Una campagna acquisti con tanti nomi nuovi, uno schema all’insegna del bel gioco e la ricerca di una mentalità vincente ed europea. Tre indizi che fanno una prova chiara e semplice: il Napoli è partito per provare a vincere tutte e tre le competizioni.

Le stagioni, poi, prendono il proprio corso, a seconda di fattori più o meno controllabili. L’evidenza dell’annata tuttora in corso contrappone, ad esempio, la differenza di rendimento tra il Napoli di Coppa e quello di Campionato, dove per Coppa si intendono sia quelle nazionali che d’oltreconfine. Andiamo con ordine. In Serie A gli azzurri erano partiti alla grandissima, per poi calare leggermente verso la metà della stagione. 47 punti in 23 giornate, tuttavia, rappresentano un bottino di tutto rispetto, quasi una media Scudetto. La sfortuna ha voluto, per cui, che i campionati di Roma e soprattutto Juventus siano assolutamente fuori dall’ordinario. La qualità e l’ampiezza della rosa, nonostante i mugugni dei tifosi, non possono e non devono essere in discussione. Una prova? Ve ne diamo due.

COPPE-VOLEZZA Le prove si chiamano Champions League e Coppa Italia. Il passato più recente ci ha fatto assistere allo sgretolarsi di Garcia e della sua Roma sotto i colpi di Jorginho, Higuain e Callejon. Risultato? Il cammino dei partenopei nella Tim Cup è stato semplicemente perfetto, ed ha portato l’undici di Don Rafè direttamente in finale. La Champions, poi, risulta un paradigma ancor più schiacciante. In un girone di ferro (Borussia Dortmund, Arsenal e Marsiglia) il Napoli ha chiuso a ben 12 punti, cioè sullo stesso livello delle due armate del gruppo. Un’effimera questione di sfortuna e differenza reti è stata letale al Ciuccio, che è uscito con le orecchie abbassate ma con la testa altissima.

PORQUE’ RAFA? La ricerca dei motivi principali di questa differenza abissale tra i tornei a calendario e quelli a scontri diretti è da attribuirsi a due ragioni principali: primo, Benitez è stato, è tuttora, e sarà sempre un tecnico di Coppa. Uno che nelle gare secche, quelle da dentro o fuori, sbaglia difficilmente. I suoi trionfi, o quasi tali, conseguiti con il Liverpool e con l’Inter lo dimostrano ampiamente. Secondo, la continua ricerca di un gioco quanto più “europeo” possibile fa si che il canovaccio tattico di Benitez vada in tremenda difficoltà quando si affrontano squadre “difensiviste”. La nostra Serie A, triste a dirsi, è piena zeppa di allenatori che proclamano il famoso “catenaccio e ripartenza”. Viceversa -e la partita contro la Roma ne è un esempio emblematico- gli azzurri si scatenano nell’affrontare squadre che giocano a viso aperto. Starà a Benitez, ora, trovare le alternative che portino il Napoli a volare anche in Campionato.

Antonio Fioretto

 

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