Orazio Rotunno

Thiago Silva al Barça, Galliani: ” La logica direbbe di venderlo “. E intanto a Ibra la n.10

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Con i soldi della cessione del brasiliano si rimetterebbe in pari il bilancio. I tifosi milanisti ora temono davvero per la sua partenza.

MILANO, 4 GIUGNO – Quella che sembrava la solita voce accompagna dal caldo vento dell’estate, che avvolge le fantasie di tifosi e dirigenti in tempo di calciomercato, rischia di diventare la vera bomba pronta ad esplodere sull’asse Milano-Barcellona-Parigi. Un triangolo pericoloso, in cui gli unici ad essere scontenti potrebbero essere i tifosi rossoneri.

THIAGO E GLI OSTACOLI DEL CUORE – Thiago Silva non è in vendita, come potrebbe esserlo, ma i soldi possono comprare tutto, compreso il difensore più forte al mondo. Potrebbe racchiudersi in questo breve e cinico pensiero la riflessione di Galliani di questi giorni riguardo la situazione attorno al n.33 rossonero, ” Sarà difficile resistere alle tentazioni, ci stanno assediando, ma proveremo a tener duro. Certo con quei soldi pareggeremmo il bilancio“. Gelida come una doccia fredda cade quest’ultima frase sui tifosi del Milan. La dura legge del mercato o il dolce battito del cuore? Cosa avrà la meglio, guardando al recente passato rossonero, sarebbe meglio non dirlo ai tifosi. Prima Schevchenko, poi Kakà. Una gente ancora toccata dalle emozioni forti dell’ultima giornata di campionato che ha chiuso pagine epiche del club di via Turati con gli addi di Inzaghi, Gattuso e Nesta; ora il tormentone Thiago Silva che rischia di rendere amara l’estate milanista. “Non posso garantire che tutti i nostri giocatori resteranno con noi la prossima stagione”, ha proseguito l’a.d. rossonero, a chi si riferisse è difficile intuirlo, ma l’incedibilità di Thiago non è più così scontata. Le voci di un Galliani a Barcellona non hanno trovato fondamento, ma dalla Spagna insistono, sarà un giocatore blaugrana. Esplicita richiesta del neo-allenatore Vilanova, alla ricerca di un difensore capace di impostare e difendere in egual maniera, doti coniugabili difficilmente da un difensore, a meno che si tratti appunto della roccia brasiliana. 40 mln di euro più contropartite, individuabili in uno o più fra Afellay, Thiago Alcantara e Keita. Non un centesimo di meno. Anche Allegri ha parlato della questione, ” Sono convinto che Thiago Silva rimarra’ al Milan, abbiamo come presidente Berlusconi, che ha ambizione, voglia di tenere la squadra ai massimi livelli e visto che e’ un grande esteta, un conoscitore di calcio che ha vinto tanto, sa che perdere Thiago Silva significherebbe perdere un elemento importante del Milan“. Un’esteta, ma anche lui con un portafoglio. E la tentazione di saldare in un solo colpo il passivo accumulato negli ultimi anni sarà forse la tentazione più difficile a cui resistere.

IL 10 A IBRA ED UN PRECEDENTE INQUIETANTE – Los Angeles, Chelsea-Inter, amichevole di lusso estiva, alle porte la stagione 2009/2010, del triplete dell’Inter, degli “zeru tituli” per il Milan. Entrava in campo a metà secondo tempo Zlatan Ibrahimovic, col n.10 sulle spalle appena lasciato dal “desaparecidos” Adriano. Pochi giorni dopo sarebbe diventato un giocatore del Barcellona, Eto’o sbarcava ad Appiano Gentile, e l’Inter vinceva tutto. Se le voci di Ibra al Psg e la promessa del n.10 di Galliani spaventano qualcuno, i più scaramantici troverebbero non poco di cui stare allegri. In termini pratici, le cessioni di grandi campioni rappresentano sempre un importante rinuncia, ma dal loro guadagno, lavorando bene, è possibile ricostruire una squadra nel vero senso del termine, non dipendente da Uno ma da tutti. Con quei soldi l’Inter comprò Lucio, Sneijder, T.Motta e Milito. E tutti ricordiamo come è andata. Ibra rimarrà, molto probabilmente, e le parole del mister Allegri chiariscono gli obiettivi futuri del Milan ” fatti in casa “, quali Pato, Boateng, Cassano e Mexes praticamente avuti a mezzo servizio un’intera stagione. E dietro la promessa di Galliani non sembrerebbe esserci alcun regalo per trattenere lo svedese, “ promisi quella maglia ad Ibra il giorno in cui firmò per noi: quando Seedorf avrebbe lasciato il Milan il 10 sarebbe stato suo “. La maledizione del n.10, o benedizione, dipende dai punti di vista.

Orazio Rotunno

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