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C’è del marcio in Danimarca: lo zoo di Copenaghen uccide la giraffa in eccesso

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La giraffa Marius

Vedi Copenaghen e poi muori. La notizia sta facendo il giro del mondo, e la scia di sangue che la segue grida vendetta: Marius, splendido giraffino di un anno e mezzo di vita e in ottima salute, è stato “scientificamente” soppresso con un colpo di pistola alla testa nello zoo della capitale danese nonostante la massiccia mobilitazione delle associazioni animaliste, le migliaia di firme raccolte per fermare la mano del boia e le numerose offerte di adozione ricevute da altri zoo e parchi europei. Niente da fare: Marius doveva morire, e così è stato.

"Giustizia" è fatta

“Giustizia” è fatta

LA BANALITA’ DEL MALE – Sembra impossibile, ma le “ragioni” del delitto sono ancora più disgustose delle foto che lo illustrano. “Lo zoo danese che ospitava Marius” – scrive l’Independent“è parte di un programma di allevamento europeo per giraffe ed è vincolato da rigide regole sulla consanguineità che vietano la riproduzione tra ‘parenti’ allo scopo di mantenere sane le specie all’interno della struttura”. Capito? Marius è morto perché non poteva riprodursi, perché era di troppo. Un peso morto da vivo, insomma; tanto vale farlo fuori e darlo in pasto ai leoni, così almeno si rende utile e non incide sul budget. A proposito: ci sono pure quelli della ricerca scientifica da sfamare, si sono poi detti fra loro con un cenno d’intesa mandanti e sicari. Il colpo in testa, quindi, che sa tanto di esecuzione di stampo mafioso, non è casuale: solo così, infatti, è stato possibile evitare la contaminazione delle carni. I predatori delle savane (e quelli in camice bianco) vanno trattati con riguardo.

LA BELLA E LE BESTIE – Ok, money is money e Marius era “solo” una giraffa, e tuttavia c’è qualcosa di davvero inspiegabile in questa penosa vicenda, qualcosa che va ben al di là dei conti della serva e dell’eugenetica uncinata. Fateci caso: è forse la terra di Hans Christian Andersen e Søren Kierkegaard lo scenario in cui verrebbe istintivo ambientare tutto ciò? Come è possibile che un Paese civilissimo come la Danimarca possa tollerare – oltre al delitto – un simile oltraggio alla propria cultura? Possibile che si tratti solo di immensa stupidità (il danno inferto all’immagine di un intero popolo è di gran lunga superiore ai soldini risparmiati sbarazzandosi dell’animale) e di momentanea – si spera – eclissi della Ragione? E va bene che gli zoo esistono anche da quelle parti, purtroppo, ma non è certo la Danimarca il luogo in cui ci aspettava di vedere una simile bestialità fuori dalle gabbie…

IN ENPA WE TRUST“Queste strutture di cattività” – commenta il direttore scientifico del’Enpa, Ilaria Ferri – “nelle quali non solo viene privata la libertà agli animali, ma si sbandierano presunti ruoli quali conservazione, ricerca ed educazione, hanno invece ben altri interessi e agiscono certamente contro gli animali. Consideriamo l’accaduto un fatto gravissimo; purtroppo non è da considerarsi raro poiché moltissime strutture eliminano deliberatamente, senza nemmeno provvedere ad eventuali scambi e senza percorrere la strada dell’accoglienza degli esemplari in sovrannumero presso i santuari o meglio ancora al controllo delle nascite. In Italia, in ragione delle norme previste dal codice penale, tutto ciò non sarebbe potuto accadere, ma ben sappiamo che purtroppo nelle strutture italiane molte morti di animali sono state a dir poco sospette. (…) Ci auguriamo – conclude Ferri – che la morte di Marius, tanto violenta quanto incivile, possa servire a convincere tutte le persone che ancora credono nel ruolo degli zoo: ecco la realtà degli zoo che dobbiamo fermare e far chiudere tutti, fino all’ultimo“.

Con tutto quello che succede nel mondo…commenteranno alcuni alzando le spalle. Già. C’è però da ricordare una cosa, al riguardo, un piccolo grande insegnamento di San Francesco d’Assisi. I diritti degli animali, nostri fratelli, e quelli degli uomini sono le diverse facce della stessa medaglia: se una si insanguina, l’altra si infanga.

Enrico Steidler

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