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Lotus: il bacio gay, le scuse e la brutta figura

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Stop all'omofobia

Ragion di Sponsor. La Lotus augura “il successo a tutti gli atleti ai Giochi Olimpici Invernali # Sochi2014” con un tweet coraggiosamente provocatorio (il messaggio è accompagnato dalla foto di due uomini che si baciano in bocca) e il giorno dopo lo fa sparire sostituendolo con uno quasi implorante: “Ci scusiamo per un messaggio non autorizzato (!) pubblicato sul nostro account di Twitter e assicuriamo che non si ripeterà più. Da leoni che ruggiscono contro il Paese (la Russia di Vladimir Putin) dove è vietata ogni propaganda-gay a coniglietti bagnati che si sottomettono piegando le orecchie. Cosa è successo nel giro di sole poche ore? Semplice. La Yotaphone, società di telefonia mobile russa sponsor del team inglese, e la connazionale Yota Devices (la holding in procinto, almeno fino a ieri, di far affluire sostanziosi capitali in casa Lotus) sono andate su tutte le furie, e con il sostegno di Genii Capital – la società che controlla il team di Hethel e che ha importanti investimenti nelle terre dello Zar – hanno imposto l’umiliante dietrofront.

Sochi: La squadra tedesca sfila con la divisa-arcobaleno

Sochi: La squadra tedesca sfila con la divisa-arcobaleno

DEUTSCHLAND UBER ALLES – C’è chi ha gli attributi, li mostra e non se ne pente (vedi la squadra tedesca alle Olimpiadi di Sochi, unica fra le 88 partecipanti a sfilare con una divisa arcobaleno: certo, la federazione ha poi smentito il collegamento fra i colori dell’iride e la protesta contro le leggi anti-gay – la diplomazia vuole la sua parte – ma si è ben guardata dal chiedere scusa) e chi li ha ma sono retrattili come le unghie dei gatti, e fanno in & out a seconda delle circostanze. Un po’ uomini e un po’ ominicchi, insomma, capaci di scagliare la pietra come Davide contro Golia ma poi subito pronti, davanti alla furiosa reazione del perfido gigante, a implorare perdono in ginocchio: “Io? Non sono stato io! Passavo di qui per caso, signor Gigante, glielo giuro!”: ecco la vera traduzione del tweet riparatore. Ok, ci sono tanti soldini di mezzo, ma…anche la faccia.

Oh Lotus, My Rabbitheart (Oh Lotus, mio cuor di coniglio), si potrebbe quindi dire del team d’Oltremanica storpiando un po’ il titolo di una splendida canzone di Kate Bush (Oh England, My Lionheart). Davvero un clamoroso autogol, in fondo, per l’orgoglio british, che una casa automobilistica prestigiosa come quella fondata nel ’52 dal mitico Colin Chapman dovrebbe difendere ovunque, non solo sulle piste. Va be’, quel che è fatto è fatto, ed è inutile piangere sul latte versato. Domani, però, è un altro giorno, e se dovesse di nuovo capitare di tirar fuori gli attributi…beh, basta fare come i LionDeutsch.

Enrico Steidler

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