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Arte&Cultura

Carlo Saraceni: il tempo sospeso oltre il buio di Caravaggio

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Carlo Saraceni, "Madonna col Bambino e sant'Anna".
Carlo Saraceni, "Madonna col Bambino e sant'Anna".

Carlo Saraceni, “Madonna col Bambino e sant’Anna”.

SARACENI, MERAVIGLIOSO VENEZIANO – Quale umanità non si scorga nelle opere di Carlo Saraceni; quale umiltà non si senta nelle sue Madonne, nelle sue sant’Anne, nei sui Bambini. Quale semplicità e naturalezza della vita non emerga nei lavori di questo meraviglioso pittore veneziano del Seicento. Meraviglioso nella immaginazione dei notturni, meraviglioso nella descrizione delle fughe in Egitto, meraviglioso sempre e comunque. La pittura del Saraceni è una pittura fatta di pacate narrazioni, di amori sacri e profani, di storie di martiri, di santi imprigionati, liberati, tormentati, illuminati. Tantissimo ha dipinto Carlo Saraceni, forse troppo considerando la sua breve vita: nacque a Venezia nel 1579 e morì a quarantun anni, sempre a Venezia, nel 1620.

LA STORIA DEL PITTORE – Entrato giovanissimo, non appena giunto a Roma nel 1598, nella bottega di Camillo Mariani, Saraceni attraversa una fase classicista che non lo allontana, però, dalle proprie radici settentrionali. Ancora vivide devono essere nella sua memoria, durante questa fase giovanile, le fiamme nelle notti di Jacopo Bassano e ancora violenti devono essere, nella sua mente, i bagliori del bresciano Giovan Girolamo Savoldo; maestri entrambi del naturalismo lombardo-veneto. Proprio questo naturalismo – unito a una componente drammatica di chiara ascendenza caravaggesca che andrà a caratterizzare prevalentemente le opere della maturità – sarà la cifra stilistica inequivocabile di tutta la produzione pittorica di Carlo Saraceni. Lo si avverte ovunque lungo il variegato percorso figurativo del maestro: dai quadri di piccole dimensioni – raffiguranti scene bibliche e mitologiche, ambientate in vasti paesaggi, che certo richiamano la poesia delle vedute notturne del tedesco Adam Elsheimer – sino alle grandi e importanti commissioni pubbliche, come quella che rappresenta l’episodio del Transito della Vergine (New York, Collezione Richard L. Feigen) per Santa Maria della Scala in Trastevere, opera che venne preferita alla Morte della Vergine di Caravaggio, ritenuta invece troppo vogare, troppo oscena, troppo blasfema, dal momento che – così pare – Caravaggio dette alla madre di Cristo il volto e le sembianze di una puttana trovata morta nel Tevere. Troppo forte doveva essere il realismo del Merisi, tale da indurlo a scegliere come modello per raffigurare il corpo della sua Vergine quello di una meretrice annegata nel fiume. Di diversa natura, rispetto a quello caravaggesco, è il naturalismo e il realismo di Carlo Saraceni. Se Caravaggio riproduce la realtà nella sua drammatica verità, senza reticenze e senza stomachevoli retoriche; Saraceni vede la realtà e la natura come fonti inesauribili da cui trarre immagini e momenti di intensa meditazione e riflessione.

LE CARATTERISTICHE E IL CARAVAGGISMO – Più assorto è l’animo di Saraceni, più penetrante il suo sguardo, più delicata la sua sensibilità. La differenza sostanziale che possiamo scorgere tra Caravaggio e Saraceni è questa: se nel primo le scene descrivono azioni nel loro pieno compimento; nel secondo le azioni sono lì lì per essere compiute. Nell’uno c’è pathos, nell’altro c’è suspense. In Saraceni infatti non avvertiamo quella ortodossia caravaggesca, che invece caratterizza la pittura di altri seguaci del Merisi, come avviene in Battistello Caracciolo, Simon Vouet, Giovanni Antonio Galli (lo Spadarino), Bernardo Cavallino, Artemisia Gentileschi, Antiveduto Gramatica, Trophime Bigot, Pietro Novelli, Luca Giordano, Massimo Stanzione, Jusepe de Ribera, Mattia Preti, Giovan Francesco Guerrieri, Giovanni Serodine, Astolfo Petrazzi, Rutilio Manetti, Orazio Riminaldi, Lionello Spada, Bartolomeo Manfredi, Valentin de Boulogne, Jacob van Campen, e molti altri ancora. Saraceni al contrario offre un’ interpretazione del tutto personale del caravaggismo; tuttavia è citato come “aderente a Caravaggio” fin dal 1606, epoca della pala dei Camaldoli a Frascati. Aderente sì, ma capace di dare una intonazione leggermente diversa alla poetica del caravaggismo oramai dilagante, interpretazione che avrà le sue estreme conseguenze in George de La Tour.

COLORISMO VENETO – Fondamentale in Saraceni è l’uso del colore, che, rispetto a Caravaggio –  in virtù anche della formazione veneziana del pittore – riveste nelle sue opere un ruolo di grande importanza. È il colorismo veneto infatti a conferire alle opere del Saraceni quel calore, quella umanità, quella pacatezza che invece non avvertiamo in Caravaggio, che predilige tinte più cupe, dalle terre all’ocra, dai bruni ai neri intensi. Il caravaggismo di Saraceni lascia spazio alla riflessione, alla meditazione, al pensiero; non è mai violento, immediato, spiazzante. E questo perché nelle sue opere il tempo scorre lentamente.

L’OPERA – L’azione di Caravaggio è sostituita da Saraceni dalla speculazione; e il dramma dell’esistenza, dal candore umano, fin troppo umano di un san Francesco in estasi o di un Cristo bambino. È il caso, per esempio, di un’opera come Madonna con il Bambino e sant’Anna (Roma, San Simeone profeta). Qui il Bambino non è capace di stare in posa, fa una smorfia con la bocca e si muove freneticamente, tanto da allungare il braccio sinistro e stringere nella mano un lembo della veste della vecchia sant’Anna, la quale a sua volta ha il tempo di fermare con la sua mano destra il braccio del Cristo, mentre la Madonna si fa leggermente avanti col busto e con l’indice destro pare voglia suggerire al Figlio irrequieto di osservare il volatile che Anna stringe nell’altra mano (probabilmente la colomba, simbolo dello Spirito Santo). In questa scena assistiamo a un momento di vita quotidiana, dove le pose, i gesti, gli indumenti, le espressioni dei volti, il carattere dei personaggi non hanno nulla di sacro. E il tutto si svolge in un tempo che è quello dell’uomo. Ma l’umanità di queste figure, la naturalezza dei loro movimenti, il vigore delle loro carni non sono altro che l’immagine e il volto della trascendenza che si fa immanenza. Di Dio che si fa uomo. Chè è Egli stesso uomo. La cruda realtà di Caravaggio, fatta di passione, tormento, sofferenza, decadimento, morte, qui lascia spazio alla fede e alla speranza in una Vita oltre la vita.

LA MOSTRA – Il Museo Nazionale di Palazzo Venezia di Roma ospita fino al 2 marzo 2014 la prima mostra monografica antologica dedicata al veneziano Carlo Saraceni: Carlo Saraceni. Un veneziano tra Roma e l’Europa.

Michele Lasala

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